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Tunisia
1. Introduzione

Tunisia (nome ufficiale Al-Jumhūrīya at Tūnusīya, Repubblica di Tunisia), stato dell’Africa settentrionale; a nord e a est è bagnato dal mar Mediterraneo, a sud-est confina con la Libia e a ovest con l’Algeria. La superficie totale del paese è di 164.418 km² e l’estensione costiera è di 1.148 km; la capitale è Tunisi. La Tunisia è uno dei paesi del Maghreb, riuniti dal 1989 all’interno dell’Unione del Maghreb arabo.

2. Territorio

La Tunisia può essere suddivisa in quattro principali regioni fisiche: la catena dell’Atlante, la valle della Medjerda, la regione degli chotts e il sahara tunisino.

Un terzo del territorio tunisino è occupato dai contrafforti orientali dei monti dell’Atlante, che si snodano nel nord del paese e costituiscono la prosecuzione dell’Atlante Telliano e dell’Atlante Sahariano algerini. Le vette delle due catene, che digradano a est su una fascia costiera pianeggiante, hanno altezze modeste (tra i 600 m e i 1.600 m) e culminano nel Jebel Chambi (1.544 m). La Medjerda, maggiore fiume del paese, sfocia nel golfo di Tunisi dopo aver attraversato una fertile vallata incuneata tra i monti. Nella sezione centrale del territorio tunisino i rilievi lasciano il posto a un vasto altopiano che, raggiungendo in media i 600 m di altezza, discende gradualmente verso gli chotts, bacini lacustri salmastri situati sotto il livello del mare. Il maggiore di questi è lo Chott Djerid. Scendendo verso sud, gli chotts si congiungono al deserto del Sahara, punteggiato da oasi, che copre circa il 40% della superficie complessiva della Tunisia; la sezione occidentale del Sahara tunisino è occupata dal deserto sabbioso del Grande Erg Orientale.

La costa, rocciosa a nord e sabbiosa a sud-est, è inframmezzata da numerose insenature e golfi, tra cui il golfo di Gabès, che racchiude le isole di Djerba e di Kerkenna, e il golfo di Hamammet. La penisola di Capo Bon, estrema punta orientale della Tunisia protesa nel canale di Sicilia, dista circa 150 km dalle coste della Sicilia.

1. Idrografia

Il paese possiede una rete idrografica scarsamente sviluppata. Il fiume Medjerda, lungo 365 km, nasce in Algeria ma si snoda per ¾ del suo percorso in territorio tunisino prima di sfociare a nord di Tunisi. Nella fertile vallata della Medjerda si concentrano le attività agricole del paese. Unico bacino lacustre di rilievo è il lago di Biserta.

2. Clima

Nel nord del paese prevale un clima temperato di tipo mediterraneo, con temperature che vanno dai 10 °C, durante l’inverno ai 26 °C in estate. In queste regioni, la stagione delle piogge dura da ottobre a maggio, con precipitazioni medie annuali di circa 600 mm. Regione steppica e semiarida, la parte centrale del paese registra precipitazioni medie di 200 mm annui. Scendendo verso sud il clima diventa progressivamente più caldo e più secco, fino a diventare desertico nella zona del Sahara, dove le precipitazioni annue si riducono a 100-150 mm. Lo scirocco, vento caldo e asciutto, spira dal deserto del Sahara verso nord raggiungendo anche l’Europa.

3. Flora e fauna

La flora, in particolare sulle coste settentrionali, è di tipo mediterraneo. Le regioni montuose del nord, fertili e ben irrigate, sono caratterizzate, infatti, da ricchi vigneti e da fitte foreste di lecci, querce, pini e ginepri. Più a sud, il clima secco determina la presenza della steppa, in cui predominano le erbe selvatiche e un’ampia varietà di arbusti. Nelle aride regioni dell’estremo sud, le palme da dattero crescono solo nelle oasi. Tra gli animali selvatici si trovano la iena, il cinghiale selvatico, lo sciacallo e la gazzella. Sono presenti, nelle zone desertiche, anche molti serpenti velenosi come il cobra e la vipera cornuta.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

La crescita della popolazione tunisina (0,99% nel 2008) comporta una sempre maggiore domanda di terreno agricolo. L’eccessivo sfruttamento dei terreni e il diffuso sovrasfruttamento delle zone a pascolo hanno causato una progressiva erosione del suolo. Una piccola parte (6,5%) della superficie totale del paese è coperta da vegetazione arborea; il governo sta mettendo in opera attività di rimboschimento, così da contrastare il tasso annuo di deforestazione che, nel periodo 1990–2005, ha visto un’inversione di tendenza (-4,28%).

Siccità e carenza di acqua sono fenomeni ricorrenti in Tunisia. Di rilievo è anche il problema della depurazione delle acque e dello smaltimento delle sostanze tossiche prodotte dai processi industriali. Nelle aree rurali, solo il 65% (2004) della popolazione dispone di servizi igienici adeguati.

Solamente lo 1,3% (2007) della superficie del paese è soggetto a tutela ambientale. Tra i maggiori parchi nazionali tunisini si ricordano il Jebel Chambi e il Jebel Bou-Hedma. Il Parco nazionale Ichkeul, nella Tunisia settentrionale, è un’area di sosta per centinaia di migliaia di uccelli migratori, tra cui anatre, oche selvatiche e fenicotteri rosa. Il parco è stato dichiarato World Heritage Site nel 1980.

Il governo della Tunisia ha ratificato accordi internazionali per la salvaguardia delle specie in via di estinzione, della biodiversità, delle zone umide, dello strato di ozono, e accordi inerenti lo smaltimento di rifiuti nocivi, la desertificazione e l’abolizione dei test nucleari.

3. Popolazione

La popolazione tunisina ammonta a 10.378.140 abitanti (2008), con una densità media di 67 abitanti per km². Circa il 70% della popolazione è concentrato lungo le coste, mentre il restante 30% vive nelle aride regioni centrali e settentrionali. La popolazione urbana ammonta al 64% e quella rurale al 36% (2005).

Nel corso dei secoli la Tunisia è stata terra di invasione o di colonizzazione di diversi popoli, tra cui i romani, i vandali, gli arabi e i turchi. I francesi, presenti dal 1881 fino al momento dell’indipendenza del paese, rappresentano ormai solo lo 0,2% della popolazione. Gli arabi sono il principale gruppo etnico (98%), cui seguono i berberi (1,7%), antichi abitatori della regione ora presenti prevalentemente nel sud del paese. Sul territorio è infine presente anche un’esigua minoranza di tuareg. Di rilievo negli ultimi decenni sono stati i flussi migratori della popolazione tunisina verso l’Europa, in particolare verso la Francia e l’Italia.

1. Lingua e religione

La lingua ufficiale è l’arabo; il francese, retaggio della colonizzazione, resta la lingua d’insegnamento scolastico e del commercio. L’idioma berbero sopravvive unicamente all’interno della minoranza stanziata nelle aree desertiche meridionali.

L’Islam è la religione di stato, professata da oltre il 98% della popolazione; i musulmani tunisini sono principalmente di dottrina sunnita. Sono presenti sul territorio minoranze di cristiani (1%) ed ebrei (1%).

2. Istruzione e cultura

L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 16 anni. L’istruzione secondaria si articola in un sistema di college e di università, dove l’insegnamento viene impartito sia in arabo sia in francese. La principale università del paese è quella di Tunisi, fondata nel 1960. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è pari al 76,2% (2005), uno dei più alti del Maghreb.

Biblioteche e istituti culturali sono in massima parte concentrati a Tunisi, dove si trovano anche i principali istituti museali del paese. Tra questi, il Museo nazionale del Bardo, fondato nel 1888, che espone collezioni di arte punica, greca, romana e islamica, e il Centro culturale internazionale di Hammamet. A Cartagine, sulle rovine dell’antica città, si svolge invece il Festival di Cartagine, un importante meeting artistico internazionale.

Per approfondimenti sulla cultura tunisina, vedi Arte islamica; Letteratura maghrebina; Letteratura araba; Musica islamica; Cinema africano.

4. Divisioni amministrative e città principali

La Tunisia è divisa in ventiquattro governatorati: Al Kaf, Al Mahdiyah, Al Munastir, Al Qasrayn, Aryanah, Bajah, Bin’ Arus, Biserta, Jundubah, Kairouan, Gabès, Gafsa, Madanin, Manubah, Nabul, Qibili, Sfax, Sidi Bu Zayd, Silyanah, Susa, Tatauin, Tawzar, Tunisi, Zaghwan.

La capitale Tunisi, maggiore agglomerato urbano nonché polo culturale del paese, è anche un importante centro portuale. Altre città di rilievo sono Biserta, Sfax, Susa, Kairouan e Hammamet.

5. Economia

L’economia tunisima, basata tradizionalmente sull’agricoltura, si è notevolmente trasformata negli ultimi vent’anni; oggi il settore primario fornisce l’11,3% (2006) del prodotto interno lordo. In costante crescita è invece il settore terziario, che oggi contribuisce per il 60,3% (2006) alla formazione del PIL. Nel 2006 il PIL ammontava a 30.298 milioni di dollari USA, corrispondente a un PIL pro capite di 2.991,50 dollari. Un posto di rilievo nell’economia hanno le rimesse dei lavoratori emigrati. Nel 1999 il tasso di disoccupazione del paese, alquanto elevato, ammontava al 16,5%.

Il 22% della popolazione attiva è occupato nel settore dell’agricoltura, il 34% in quello dell’industria e il restante 43% nel terziario. Il turismo, che dai primi anni Novanta ha conosciuto un vivace impulso, costituisce un’importante fonte di valuta estera. La bellezza delle spiagge e la ricchezza di luoghi storici e archeologici, come Cartagine, richiamano un sempre crescente flusso di visitatori che fanno della Tunisia uno dei paesi più frequentati dell’Africa settentrionale, con 6.549.000 arrivi nel 2006. Nel 1995 la Tunisia ha firmato un accordo di associazione con l’Unione Europea, rivolto a creare un’area di libero scambio entro il 2008.

1. Agricoltura e allevamento

A causa dei frequenti periodi di siccità e della mancanza di risorse idriche, soprattutto nel sud del paese, la media annuale dei raccolti è fluttuante. Cereali e frutta sono le produzioni di base del settore primario tunisino. Le principali colture delle fertili pianure del nord forniscono frumento, orzo, pomodori, verdure, meloni e uva. Sulla penisola di Cap Bon è particolarmente diffusa la coltivazione degli aranci. Voci di rilievo nel settore agricolo sono le olive (nel 2000 il paese era il sesto produttore mondiale di olio d’oliva), coltivate soprattutto nelle regioni centrali semidesertiche, e i datteri, presenti nelle oasi del Sahara. Frumento, olio e datteri sono in gran parte destinati all’esportazione. Nelle regioni settentrionali la presenza di pascoli favorisce l’allevamento di bestiame, essenzialmente costituito da ovini, cui seguono bovini, cammelli e cavalli.

2. Risorse forestali e pesca

Sulla costa e intorno ai più importanti centri portuali, quali Tunisi e Biserta, si è sviluppata una fiorente industria ittica. Il pescato consta soprattutto di tonni e sardine, in gran parte destinate al consumo interno. Viene anche praticata la pesca delle spugne.

3. Risorse energetiche e minerarie

Le principali risorse del sottosuolo sono il petrolio e i fosfati. Consistenti anche le estrazioni di gas naturale, ferro, piombo e zinco. I giacimenti petroliferi sono situati sia offshore sia sulla terraferma, in particolar modo nel sud del paese, dove nuovi giacimenti sono stati scoperti all’inizio degli anni Ottanta. Seppur non elevata, la produzione di greggio copre quasi totalmente i bisogni del paese. Il fabbisogno energetico è soddisfatto da centrali di origine termica.

4. Industria

Dopo l’indipendenza, il governo tunisino ha cercato di promuovere uno sviluppo industriale essenzialmente orientato verso l’esportazione, incoraggiando così i settori tessile, agroalimentare e petrolchimico. Lo zuccherificio di Bajah, la raffineria di petrolio di Biserta e l’acciaieria a Menzel Burghiba costituiscono i più importanti complessi industriali del paese; il settore tessile resta comunque quello con maggior numero di occupati. Si registrano, inoltre, stabilimenti di lavorazione di fosfati, fabbriche di apparecchi radiotelevisivi e manifatture ittiche.

5. Commercio e finanza

Il deficit della bilancia commerciale è strutturale a causa dell’enorme volume di importazioni che domina gli scambi. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 7.354 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 10.147 milioni di $ USA. Vengono esportati essenzialmente petrolio, fosfati, ferro, acciaio, piombo, prodotti tessili, foraggio secco, olio d’oliva, vino e agrumi, mentre vengono importati attrezzature meccaniche ed elettriche, prodotti derivati dal petrolio e prodotti alimentari. I maggiori partner commerciali sono Francia, Italia, Germania, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Stati Uniti. La moneta della Tunisia è il dinar tunisino, emesso dalla Banca centrale di Tunisia, fondata nel 1958.

6. Trasporti e vie di comunicazione

La Tunisia dispone di una rete stradale di 19.232 km (2004), di cui il 66% asfaltato, e di un sistema ferroviario che si estende per 1.909 km (2005). I più importanti porti commerciali sono Tunisi, Biserta, Susa, Sfax, Zarzis e Gabès. Il paese dispone, inoltre, di sei aeroporti internazionali, due dei quali sono situati a Tunisi.

6. Ordinamento dello stato

Protettorato francese dal 1881, la Tunisia ottenne l’indipendenza dalla Francia il 20 marzo 1956. L’anno successivo, il 25 luglio, fu proclamata la repubblica. La Costituzione del 1959 è stata più volte emendata; l’ultima riforma costituzionale approvata tramite referendum nel 2002 ha abolito ogni restrizione alla rieleggibilità del presidente, spostando in avanti (da 70 a 75 anni) l’età massima per concorrere alla presidenza.

1. Potere esecutivo

Il potere esecutivo è affidato al capo dello stato, assistito da un governo diretto da un primo ministro. Il presidente viene eletto a suffragio universale per un termine di cinque anni ed è rieleggibile; egli è dotato di ampi poteri ed è comandante in capo delle forze armate.

2. Potere legislativo

Il potere legislativo è basato su un Parlamento unicamerale, la Camera dei deputati (Majlis al-Nuwaab/Chambre des Députés), composta da 189 membri eletti a suffragio universale per cinque anni (34 seggi sono riservati alle opposizioni). Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 20 anni di età.

3. Potere giudiziario

L’ordinamento giudiziario del paese, che si basa in parte sul diritto francese e in parte sulla legge islamica, prevede una Corte di cassazione (Cour de Cassation), con sede a Tunisi. È in vigore la pena di morte, ma dagli inizi degli anni Novanta non vengono eseguite sentenze capitali.

4. Istituzioni periferiche

La Tunisia comprende 24 governatorati, ognuno dei quali fa capo a un governatore, designato dal presidente.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contano 35.300 effettivi (2004).

6. Forze politiche

Sebbene formalmente ripristinate alla fine degli anni Ottanta, in Tunisia le libertà politiche e civili sono fortemente limitate. Il principale schieramento politico del paese è quello raccolto intorno al presidente Zine el-Abidine Ben Alì, il Raggruppamento costituzionale democratico (Rassemblement constitutionelle et démocratique, RCD), erede del Partito socialista destouriano o Neo-Destour. Tra i partiti presenti in Parlamento con una modesta rappresentanza si segnalano il Movimento socialdemocratico (Mouvement des démocrates socialistes, MDS); l’Unione democratico-unionista (Union démocratique unioniste, UDU; panarabisti); e il Partito dell’unità popolare (Parti de l’unité populaire, PUP; socialisti). Nel timore che il fondamentalismo islamico possa assumere vaste proporzioni, nel paese vige il divieto di costituzione di partiti su base religiosa.

7. Storia

Abitata fin dai tempi più antichi da popolazioni berbere, la regione conobbe, dopo la conquista fenicia, lo sviluppo della potenza marittima di Cartagine. La città-stato, fondata intorno all’800 a.C., nel corso dei secoli seguenti sviluppò un impero che comprendeva gran parte dell’Africa settentrionale e consistenti porzioni di territorio in Spagna, Sicilia e Sardegna.

1. Dalla dominazione cartaginese a quella romana

Il tentativo di consolidare le proprie conquiste territoriali e di estenderle al resto della penisola italica, rese inevitabile lo scontro tra Cartagine e la nascente potenza di Roma. La serie delle guerre puniche, iniziata nel 264 a.C. e conclusa nel 146 a.C., determinò la definitiva sconfitta di Cartagine. A partire quindi dal II secolo a.C. fino al V secolo d.C. la Tunisia costituì, con la Libia, la provincia romana dell’Africa proconsolare. Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, nel V secolo la regione fu invasa dai vandali, che ne conservarono il controllo fino al 533, anno della conquista attuata dal generale bizantino Belisario. Né Cartagine, né i romani e i vandali provarono a estendere il loro controllo sui territori interni, che rimasero saldamente in mano alle tribù berbere.

2. La conquista musulmana

La conquista araba – iniziata nei primi decenni del VII secolo e ostacolata solo dalle frequenti rivolte berbere – determinò una rapida diffusione dell’islam, che in parte assorbì la precedente cultura romano-cristiana.

Dopo la fondazione, nel 671, di Kairouan, la città divenne il centro da cui partivano le spedizioni di conquista del nord e dell’ovest del Maghreb. Dall’800 al 900 la regione (nota con il nome di Ifriqiya) fu governata da una dinastia indipendente, gli Aghlabiti, alleata dei califfi abbasidi. Il centro del potere si spostò verso l’Egitto quando gli Aghlabiti vennero rovesciati dai Fatimidi, che lasciarono ai berberi ziriti loro alleati il governo della regione.

Durante la prima metà del XII secolo – mentre i normanni di Sicilia occupavano per brevi periodi centri sulla costa tunisina – la regione passò agli Almohadi, che tramite i luogotenenti Hafsidi vi regnarono fino al 1574.

3. Il dominio ottomano

Nel 1534 il sultano hafsida venne rovesciato dai pirati ottomani di Khayr ad-Din, detto Barbarossa. Nel 1535 Barbarossa fu sconfitto dalle truppe spagnole di Carlo V, che ripristinò il sultanato ponendolo sotto la tutela della Spagna. Il dominio spagnolo durò tuttavia pochi decenni; nel 1573 fu infatti l’impero ottomano a imporre la propria egemonia sulla regione.

Sotto i turchi ottomani, dal 1574 al 1881, il paese godette di un periodo di relativa stabilità. L’esercizio del potere fu affidato ad amministratori locali, i cosiddetti bey (governatori). Il bey di Tunisi al-Husayn ibn Alì (che regnò dal 1705 al 1740) ottenne il diritto alla successione ereditaria, fondando così la dinastia degli Husaynidi (1710). Pur continuando a far parte dell’impero ottomano, la Tunisia si conquistò una notevole autonomia e visse un periodo di prosperità, in parte derivante dalla florida attività di pirateria nel Mediterraneo, in parte dai tributi che molti paesi versavano al governo tunisino proprio per scongiurare le aggressioni dei pirati.

4. Il protettorato francese

Nei primi decenni del XIX secolo le marine europee e quella americana sferrarono un’offensiva contro gli stati barbareschi, costringendoli ad abolire la pirateria. La drastica diminuzione delle entrate che ne conseguì, il lusso sfrenato dei bey e le costose campagne militari contro le tribù ribelli provocarono una grave crisi economica e un progressivo indebitamento dello stato tunisino con gli stati europei, tra cui la Francia, l’Italia e la Gran Bretagna, che non nascondevano le loro mire egemoniche sulla regione. Nel 1830 la Francia conquistò e annetté l’Algeria. Nel 1869 lo stato tunisino, sull’orlo della bancarotta economica, cadde di fatto sotto la tutela occidentale.

Al congresso di Berlino del 1878 la Francia accettò di abbandonare ogni pretesa su Cipro in cambio dell’impegno della Gran Bretagna a non ostacolare i suoi disegni sulla Tunisia. Agli inizi del 1881, prendendo a pretesto un ribellione berbera, l’esercito francese di stanza in Algeria penetrò in territorio tunisino, costringendo il bey a firmare il trattato di Kasser Said, noto anche come trattato del Bardo, che istituiva il protettorato francese. Il trattato fu perfezionato nel 1883 con la firma di una convenzione.

Il dominio francese fu all’origine di profondi cambiamenti politici e sociali. A partire dal 1884 il controllo politico del paese fu affidato a un governatore francese, mentre il ruolo del bey diventava pressoché formale. Numerosi coloni francesi si insediarono nei centri costieri tunisini, prendendo in mano l’amministrazione pubblica e l’economia del paese. La diffusione, agli inizi del XX secolo, di ideali nazionalisti, condusse alla nascita di un movimento indipendentista, quello dei cosiddetti Giovani Tunisini, che si ispirava al movimento nazionalista e modernista dei Giovani Turchi.

La severa repressione francese riuscì, tuttavia, a tener testa ai movimenti patriottici fino al 1920, data della fondazione del partito Destour (“Costituzione”), che proponeva un vasto programma di riforme costituzionali. Il Destour, bandito nel 1925, continuò tuttavia a operare, e nel 1934, da una sua scissione, nacque una nuova formazione chiamata Neo-Destour. Guidata da Habib Burghiba, si caratterizzava per posizioni indipendentiste più radicali, oltre che per una linea politica mirante a imporre la propria egemonia su tutto il movimento nazionalista tunisino. Nel 1938, in seguito allo scoppio di moti a Tunisi, venne messo al bando anche il Neo-Destour e molti suoi membri, tra cui Burghiba, vennero più volte incarcerati.

5. La lotta di liberazione

Durante la seconda guerra mondiale le autorità francesi in Tunisia collaborarono con il governo di Vichy. Dopo lo sbarco degli Alleati in Algeria e in Marocco nel novembre del 1942, la Tunisia venne occupata dalle forze tedesche, che tuttavia furono costrette prima a ritirarsi e poi a capitolare, sotto l’offensiva alleata, il 12 maggio 1943. La Tunisia fu così posta sotto il controllo di France libre, le forze francesi guidate dal generale De Gaulle. I francesi ne approfittarono per sferrare un nuovo colpo contro i nazionalisti, nonostante questi non si fossero schierati con la Germania e avessero favorito l’avanzata alleata; la deposizione di Moncef Bey e la brutale repressione contro gli indipendentisti suscitò un così profondo risentimento nell’opinione pubblica tunisina, che andò a gonfiare le file neo-destouriane.

Al termine del conflitto, la Francia non riuscì a contenere le spinte indipendentiste, che ebbero nuovo impulso dal rientro in patria di Burghiba nel 1949 e dalla scesa in campo dell’organizzazione sindacale Union générale des travailleurs tunisiens (UGTT, Unione generale dei lavoratori tunisini) di Ferath Hached. Nel 1952, dopo lo scioglimento del governo guidato da Mohammed Chenik e l’ennesimo arresto di Burghiba e di molti altri esponenti nazionalisti, il contrasto tra tunisini e coloni francesi si acuì e, mentre tra i primi si fece strada la posizione più radicale del ricorso alla lotta armata, tra i secondi si sviluppò un’organizzazione terroristica, la “Mano rossa”, una delle cui prime vittime fu il sindacalista Hached.

Nel 1954 il paese giunse sull’orlo di un sanguinoso conflitto; la Francia, già impegnata nella guerra d’Indocina, fu costretta ad avviare dei negoziati con la resistenza tunisina. In un discorso tenuto a Cartagine, il 31 luglio il primo ministro francese Pierre Mendès-France riconobbe al protettorato piena autonomia interna.

6. L’indipendenza

I successivi negoziati pervennero nel giugno del 1955 all’attribuzione di un’amplissima autonomia, fatto salvo il controllo sulla politica estera e sulla difesa, che restò in mano francese. In settembre si insediò a Tunisi il primo governo tunisino dopo 74 anni. Il 20 marzo 1956 fu siglato un nuovo protocollo che abrogava il trattato del Bardo del 1881, riconoscendo così la Tunisia come una monarchia costituzionale sovrana governata dal bey di Tunisi. Pochi giorni dopo, il 25 marzo, le prime elezioni legislative nazionali sancirono la vittoria del Neo-Destour.

L’8 aprile Habib Burghiba fu eletto presidente della prima Assemblea nazionale tunisina, e l’11 aprile fu nominato premier. L’assemblea adottò una Costituzione che trasferiva al popolo tunisino il potere legislativo, fino ad allora esercitato dai bey. Il Neo-Destour confermò la propria influenza il 5 maggio 1957, quando conquistò circa il 90% dei consensi nelle elezioni amministrative, alle quali, per la prima volta, vennero ammesse anche le donne.

7. La prima Repubblica

Il 25 luglio 1957 l’Assemblea nazionale abolì la monarchia, destituendo il bey e proclamando la Repubblica di Tunisia, di cui Burghiba fu eletto presidente. Il 5 agosto le nuove autorità repubblicane confiscarono tutte le proprietà del bey. Nei mesi successivi, gran parte del personale statale francese fu rimosso e allontanato, determinando così la partenza di circa un terzo dei residenti francesi. Le relazioni con la Francia si deteriorarono ulteriormente verso la fine dell’anno, quando truppe francesi e tunisine si scontrarono al confine con l’Algeria. Durante i primi mesi del 1958 la crisi tra i due paesi si acuì e, l’8 febbraio, alcuni aerei francesi bombardarono il villaggio tunisino di Sakiet-Sidi Youssef, provocando numerose vittime civili. Nell’ottobre dello stesso anno la Tunisia entrò a far parte della Lega araba, ma ne uscì presto a causa della rivalità tra Burghiba e il presidente egiziano Nasser.

Tunisia e Francia riallacciarono le relazioni diplomatiche agli inizi del 1959; un accordo assicurò anche la continuazione dell’assistenza tecnica francese all’ex colonia. In giugno fu promulgata una nuova Costituzione e a novembre Burghiba fu rieletto alla presidenza; il Neo-Destour, non avendo di fatto rivali, conquistò tutti i seggi all’Assemblea nazionale. Nel 1960, la Tunisia concordò con Parigi un parziale risarcimento per le terre confiscate ai cittadini francesi.

8. Nuove tensioni con la Francia

Nel 1961, il rifiuto francese alla richiesta tunisina di evacuare la base navale di Biserta generò nuove tensioni. I francesi reagirono con la forza al blocco militare della base, ponendo sotto assedio la città e causando la morte di 1.300 persone. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU intervenne il 22 luglio, con una risoluzione che imponeva il cessate il fuoco e che obbligava la Francia a liberare la città dall’assedio. La risoluzione dell’ONU rimase inapplicata fino al 1963 quando, dopo lunghe trattative, la Francia si ritirò completamente dal paese.

Tra il 1963 e il 1964 la Tunisia cercò di avviare una maggiore cooperazione politica ed economica con gli altri paesi del Maghreb, risolvendo una disputa di confine con l’Algeria e approfondendo le relazioni con il Marocco. Agli stessi anni risale inoltre il tentativo di stabilire più proficui rapporti con gli altri paesi arabi e in particolare con l’Egitto.

La nuova strategia politico-diplomatica comportò anche notevoli cambiamenti interni, che ebbero tuttavia esiti negativi; infatti, la nazionalizzazione delle ultime terre ancora in mano straniera decisa nel maggio 1964 portò a nuove tensioni con la Francia e alla sospensione dell’assistenza finanziaria, mentre un tentativo di collettivizzazione dell’agricoltura fallì ben presto, lasciando il paese in una grave crisi economica.

9. “Socialismo tunisino” e ruolo internazionale

In occasione delle elezioni del novembre 1964 Burghiba annunciò infatti una svolta socialista e il Neo-Destour cambiò il suo nome in Partito socialista destouriano. Da quest’esperienza – che da un punto di vista economico ebbe tuttavia vita breve e si concluse alla fine degli anni Sessanta – il regime uscì irrigidito e lo stile di governo di Burghiba diventò sempre più autoritario e personalistico. Negli stessi anni si offuscò anche il ruolo della Tunisia all’interno del mondo arabo, nel quale il panarabismo di Burghiba era giudicato troppo moderato. Infatti, se da un lato Burghiba conseguì un importante risultato nel 1966 con la costituzione di un Comitato permanente consultivo del Maghreb (dal quale sarebbe nata nel 1989 l’Unione del Maghreb arabo), la sua proposta di negoziare una pace con Israele avanzata nel 1965 ottenne non solo il rifiuto del governo israeliano, ma anche quello degli stati arabi e in particolare dell’Egitto, che ruppe i rapporti con Tunisi. Nel 1967, la Tunisia sostenne tuttavia le forze arabe nella guerra dei Sei giorni.

Burghiba fu rieletto per la terza volta nel novembre del 1969. Dagli inizi degli anni Settanta, la Tunisia conobbe un discreto sviluppo economico, grazie soprattutto allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Nel marzo 1975 Burghiba venne nominato presidente a vita “in riconoscimento dei servizi resi al paese”.

La posizione della Tunisia nell’ambito del mondo arabo si rafforzò nel 1979, quando, in seguito alla firma di un accordo separato di pace tra Egitto e Israele, la sede della Lega araba venne trasferita dal Cairo a Tunisi. Nel 1982 Burghiba diede asilo al leader della Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), Yasser Arafat, e alle centinaia di suoi seguaci che erano stati espulsi dal Libano.

Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta il paese sprofondò in una grave crisi economica e sociale, e vide un peggioramento delle relazioni con gli stati vicini e l’emergere di un movimento islamista radicale, l’En-Nahda. Nel 1984, all’annuncio di un aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, in tutto il paese scoppiarono rivolte che costrinsero Burghiba a fare marcia indietro. Nel 1985 l’espulsione di circa 30.000 lavoratori tunisini dalla Libia provocò forti tensioni con il regime di Gheddafi. Nel corso dello stesso anno, la sede dell’OLP a Tunisi fu attaccata e distrutta da un raid aereo israeliano. Nel 1986, l’adozione da parte del regime di misure di austerità raccomandate dal Fondo monetario internazionale provocò forti proteste tra la popolazione e un rafforzamento del movimento islamico.

10. Breve “primavera” e inasprimento del regime

Nel novembre 1987 Burghiba venne deposto per “incapacità psico-fisica” dal generale Zine el-Abidine Ben Alì. Il colpo di stato “costituzionale” fu ben accolto sia tra la popolazione tunisina sia dagli altri paesi. Ben Alì avviò una politica moderatamente aperturista, legalizzò i partiti di opposizione e alleggerì la censura che gravava sulla stampa, facendo parlare di una “primavera tunisina”. Ben Alì cercò allo stesso tempo di scongiurare la crescita del fondamentalismo islamico, favorendo la diffusione dell’arabo nelle scuole e concedendo ampi spazi agli islamici moderati. Ma la stagione di apertura politica durò poco. Dopo le elezioni legislative del 1989 – che videro il Rassemblement constitutionnel democratique (RCD), l’erede del Partito socialista destouriano, conquistare tutti i seggi – Ben Alì operò una nuova stretta repressiva, che colpì indifferentemente, oltre agli islamisti (nel 1991 l’En-Nahda fu posta di nuovo fuorilegge e molti suoi esponenti furono arrestati), tutte le opposizioni, la stampa e il nascente movimento dei diritti umani.

Negli anni Novanta, alla drastica restrizione delle libertà politiche e civili corrispose un’inedita apertura economica, attraverso la quale la Tunisia conseguì notevoli risultati. Alle elezioni legislative del marzo 1994, che videro un nuovo trionfo incontrastato del partito di Ben Alì, seguirono ulteriori restrizioni degli spazi politici. Di fronte ai risultati economici e diplomatici del governo tunisino – che nel 1995 firmò un accordo di associazione con l’Unione Europea, rivolto a istituire uno spazio di libero scambio entro il 2008 – le attitudini repressive di Ben Alì passarono tuttavia in secondo piano.

Nell’ottobre del 1995 venne arrestato Mohammed Moadda, il leader del Movimento dei democratici socialisti (MDS), il principale partito dell’opposizione, legalmente riconosciuto e presente nel Parlamento tunisino con alcuni deputati. Nel 1996 Mohammed Moadda e un altro deputato dell’MDS, Khemais Chamari, furono condannati rispettivamente a undici e cinque anni di reclusione. Alla fine del 1997, di fronte alle prime proteste internazionali, il regime tunisino diede tuttavia qualche segnale di apertura, promettendo la libertà ai due uomini politici e liberando un vecchio oppositore del regime, l’avvocato Najib Hosni.

11. Un paese al bivio

Alla fine degli anni Novanta l’economia tunisina iniziò a perdere colpi. Il crescente malcontento della popolazione favorì così la ricomparsa delle opposizioni sulla scena politica tunisina. Nel 1998 un folto gruppo di intellettuali e di attivisti per i diritti umani costituì il Consiglio nazionale delle libertà, che si conquistò in breve tempo una forte popolarità.

Nelle elezioni presidenziali dell’ottobre 1999 Ben Alì fu eletto per la terza volta consecutiva alla presidenza del paese con il 99,4% dei voti, mentre nelle contestuali legislative il suo partito conquistò la stragrande maggioranza seggi del Parlamento. Ma la schiacciante affermazione elettorale, ottenuta peraltro ricorrendo a forti pressioni sugli elettori, non fermò la crisi del regime tunisino, sul quale iniziò ad appuntarsi l’attenzione delle associazioni internazionali per i diritti umani.

Agli inizi del 2000 lo sciopero della fame del giornalista Taoufik Ben Brik ebbe infatti una vasta eco in Europa e soprattutto in Francia, tradizionalmente più attenta all’evolversi della situazione politica tunisina; corrispondente da Tunisi per diversi giornali europei, Ben Brik fu più volte malmenato e arrestato dalla polizia tunisina a causa dei suoi articoli. A maggio un altro giornalista, Riad Ben Fadhel, capo redattore dell’edizione araba del “Monde Diplomatique”, subì un grave attentato che lo ridusse in fin di vita. Gli stessi funerali di Burghiba, morto in aprile, diventarono un’occasione di protesta in tutto il paese.

Tra il 2000 e il 2001 la situazione tunisina si fece più critica, sia per la crescente opposizione, sia per i modesti risultati economici raggiunti dal paese. L’offensiva terroristica che colpì gli Stati Uniti l’11 settembre 2001 contribuì a complicare ulteriormente il quadro politico ed economico tunisino. Pochi mesi dopo, ricomparve inoltre il fantasma del fondamentalismo islamico; l’11 aprile 2002 un commando terrorista compì un attentato contro la sinagoga di Djerba, nel quale trovarono la morte una ventina di persone tra cui 17 turisti.

Convinto che la politica di apertura sollecitata da alcuni suoi ministri avrebbe comportato maggiori rischi per la stabilità del paese, Ben Alì accolse le richieste dell’oligarchia politica e militare, inasprendo ulteriormente il regime. Nel maggio 2002 impose una modifica costituzionale (definita dall’opposizione “colpo di stato istituzionale”) che abolì ogni limite di durata alla carica presidenziale; ciò gli consentì di rafforzare la sua posizione e di essere rieletto, nell’ottobre 2004, alla presidenza del paese.

Messe a tacere le opposizioni e la stampa, nel 2006 Ben Alì pose sotto il controllo del regime anche gli avvocati, respingendo la richiesta dell’istituzione di un istituto di formazione autonomo dal governo. Nello stesso anno lanciò una campagna contro l’uso dell’hijab, il velo islamico, diventato negli ultimi anni simbolo della protesta contro il regime oltre che di appartenenza religiosa.

12. Sviluppi recenti

Nel gennaio 2007 muoiono dodici persone in un violento scontro alle porte di Tunisi tra l’esercito tunisino e un gruppo di fondamentalisti islamici che le autorità ritengono legato ad Al Qaeda.