| Basilicata | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 2. | Territorio |
Il territorio della Basilicata è prevalentemente montuoso (per il 46,8%) o collinare (per il 45,1%). È distinto in due zone fondamentali: a ovest una fascia formata dai rilievi dell’Appennino lucano, in termini amministrativi grosso modo coincidente con la provincia di Potenza, a est un’area di colline che essenzialmente forma la provincia di Matera e che man mano digrada verso lo Ionio, lungo il quale si stende l’unica vera pianura della regione.
L’Appennino lucano inizia in Campania, alla Sella di Conza (700 m), e termina in Calabria, al passo dello Scalone (740 m). È formato da vari massicci isolati, tra cui quelli del Cilento, interamente in Campania, che sottolineano in modo ulteriore la scarsa unitarietà su cui poggia la regione dal punto di vista del territorio. L’Appennino lucano s’innalza di quota col procedere verso sud; tuttavia le elevazioni medie si mantengono sempre tra i 1.200 e i 2.000 metri. Alle forme arrotondate dalle colate laviche del monte Vulture (1.327 m), un antico vulcano spento situato al confine settentrionale con la Campania, l’Appennino contrappone altrove aspetti aspri e dirupati, in particolare nel gruppo del Sirino (monte del Papa, 2.005 m), con creste e guglie che richiamano i paesaggi alpini; all’estremo sud culmina con il massiccio del Pollino, massimo complesso montuoso dell’Appennino meridionale, diviso con la Calabria (in territorio lucano è l’omonimo monte Pollino, di 2.248 m; la vetta più alta però, la Serra Dolcedorme, di 2.267 m, è in area calabra).
Ma più dell’altitudine media, piuttosto elevata per una regione appenninica, l’aspetto veramente problematico della montagna lucana deriva dalla scarsa coerenza dei suoi terreni, in gran parte formati da un substrato di rocce calcaree, su cui si sono sovrapposte coperture in prevalenza di argille e sabbie. Si tratta ovunque di terreni facilmente soggetti all’erosione e al dilavamento, nei quali un selvaggio diboscamento ha determinato dissesti gravissimi. La Basilicata è la regione d’Italia con il non gradito primato di maggiori superfici soggette a frane: si calcolano oltre 25 frane ogni 100 km². Anche il grado di instabilità dovuto ai terremoti è elevato.
La fascia di colline sabbiose e argillose, che interessa quasi tutta la sezione orientale della regione, si presenta ancora più brulla, intensamente incisa dall’azione delle acque. La minore altitudine di quest’area non la rende più adatta all’insediamento: e infatti la popolazione, scarsa in tutta la Basilicata, qui si dirada ulteriormente. Il territorio alterna rilievi isolati nella sezione più interna, da cui si dipartono lunghe dorsali, intercalate dai solchi dei fiumi diretti verso la costa ionica. Nella sezione orientale appare la formazione calcarea tipica delle contigue Murge pugliesi: un tavolato a terrazzi digradanti, con le ripide pareti pressoché verticali, dette “gravine”, la più marcata delle quali è la gravina di Matera.
La breve costa (15 km) lungo il mar Tirreno è alta e rocciosa; i circa 35 km di litorale sul mar Ionio sono invece pianeggianti, con un’orlatura di cordoni sabbiosi. Alle loro spalle si estende, come si è detto, l’unica pianura lucana, larga in media appena 30 km; essa è solcata dai corsi d’acqua della regione, che scendono a ventaglio dall’Appennino e che anzi l’hanno costruita, depositando i loro detriti trascinati a valle durante le piene. Le dune litoranee tendono tuttavia a ostacolare gli sbocchi fluviali e quindi a generare impaludamenti. Ma la pianura ionica, la piana di Metaponto (dal nome di una fiorente colonia fondata dai greci nel VII secolo a.C.), un tempo paludosa e malarica, è stata bonificata e intensamente coltivata, proponendosi come la parte più ricca e produttiva della regione.
A differenza delle altre regioni dell’Italia meridionale, l’idrografia della Basilicata è abbastanza sviluppata, specie se la si confronta con quella della vicina Puglia. Parte delle acque raccolte dal territorio attorno al vulcano Vulture tributa all’Ofanto (134 km), che corre però al confine della regione, entrando poi in Puglia, dove sfocia nel mare Adriatico; ma tutti i più rilevanti corsi d’acqua scendono, come si è detto, al mar Ionio. I più importanti sono il Bradano (116 km) e il Basento (149 km), che raggiungono entrambi il mare nei pressi dell’antica città di Metaponto; gli altri sono l’Agri (136 km) e il Sinni (101 km). I vantaggi offerti dalla relativa lunghezza dei fiumi lucani sono sminuiti dagli effetti negativi delle portate fortemente variabili, che passano dalle piene fortissime (durante le quali provocano alluvioni e sovraccaricano di detriti i loro greti, ampi e ghiaiosi) alle prolungate e assolute magre estive. Anche per l’accentuata pendenza con cui scendono dai nudi versanti appenninici, la loro azione erosiva è devastante. A scopi irrigui, ma nello stesso tempo per meglio regolamentare il regime idrico, su alcuni fiumi sono stati creati dei bacini artificiali, come quello di Pertusillo sull’Agri e di San Giuliano sul Bradano.
| 1. | Clima e ambiente |
A causa della limitata influenza del mare e della determinante presenza del rilievo, anche per quanto riguarda le condizioni climatiche la Basilicata ha caratteristiche che la distinguono alquanto dal resto del Mezzogiorno. Pur con differenze non di rado rilevanti da zona a zona, si può parlare in generale di clima mediterraneo con caratteri di continentalità, che via via si accentuano procedendo verso l’interno. Le estati sono ovunque calde, con massimi sui 40 °C e più, ma gli inverni possono essere anche molto rigidi; senza considerare i maggiori rilievi appenninici, nella stessa Potenza, posta a 819 m d’altitudine, si sono registrati minimi di -13 °C e persino di -15 °C.
Le precipitazioni sono molto irregolari ma, nel complesso, non scarse; si accrescono in generale procedendo da sud verso nord e da est verso ovest, dove gli elevati massicci esercitano una più rilevante azione di cattura dei venti. Dalla media di 600 mm annui della fascia collinare al confine con la Puglia e della pianura ionica si giunge abbastanza rapidamente ai 900 mm della Basilicata centrale e agli oltre 1.000 mm di quella occidentale; non infrequenti sono le precipitazioni nevose nell’area appenninica più elevata. Tenuto conto dei valori di piovosità, la regione potrebbe alimentare fiumi di buona portata; ma il regime delle piogge, il denudamento e la franosità dei versanti danno ai fiumi lucani un carattere torrentizio, difficile da domare.
La condizione di degrado dell’ambiente naturale rappresenta il dato di fondo del paesaggio lucano. Ciò si deve alla costituzionale fragilità degli equilibri morfologici e al depauperamento operato dall’uomo nell’ammanto vegetale. Territorio naturale protetto, che conserva gli aspetti originari, è il Parco nazionale del Pollino, condiviso con la Calabria; si ricorda poi il Parco naturale delle Piccole Dolomiti Lucane, un complesso molto pittoresco di rilievi, costituiti in gran parte da rocce dolomitiche, situato nell’alta valle del Basento.
| 2. | Flora e fauna |
La vegetazione naturale si presenta ovunque degradata; i boschi coprono il 19% della superficie regionale. La macchia mediterranea e i pascoli sono impoveriti e intaccati dalle erosioni. Impianti di pini fissano oggi in parte le dune litoranee dello Ionio. Di particolare interesse è tuttavia la zona del Pollino, in cui, man mano che aumenta l’altitudine, si può ammirare un succedersi molto vario e ben preciso di associazioni vegetali. Così ai cerri, agli aceri, ai carpini del piano submontano seguono, a cominciare dai 1.300 metri di quota, i faggi, sia con faggete pure, sia mescolati ad abeti bianchi; la fascia dei faggi raggiunge in pratica la sommità del massiccio, dove si insedia il maestoso pino laricio, caratteristica specie locale. Molto depauperata è la fauna; si hanno ancora, ma in pochi esemplari, il lupo, il cinghiale, la lepre e la volpe e, tra gli uccelli, alcuni rapaci (sparviere, falco).