| Trova nell'articolo | Arte contemporanea | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Arte contemporanea Produzione artistica dall’inizio del XX secolo ai nostri giorni, a opera di numerosi movimenti, correnti stilistiche, scuole e singoli pittori, scultori e architetti, perlopiù accomunati dal rifiuto o comunque dal conscio superamento dei canoni estetici e architettonici affermatisi nell’arte occidentale a partire dal Rinascimento.
La fondamentale messa in discussione dei principi estetici della tradizione, che caratterizzò tutte le arti alla fine del XIX secolo, comportò un’autentica rivoluzione, che esplose all’inizio del XX secolo con le cosiddette “avanguardie artistiche”. Molti dei movimenti che nacquero sull’onda dell’entusiasmo per la nuova libertà espressiva ebbero breve durata: il loro significato storico risiede soprattutto nell’inquietudine della ricerca, nella volontà e nella capacità di sperimentare inedite direzioni stilistiche e figurative. Fra le tendenze che esercitarono maggiore influenza sullo sviluppo dell’arte successiva ricordiamo il fauvismo, l’espressionismo, il cubismo, il futurismo italiano e il futurismo russo, il costruttivismo, il neoplasticismo, il surrealismo, il minimalismo.
| 2. | Le origini |
Le radici dell’arte del Novecento possono essere individuate nelle tendenze pittoriche avanguardistiche affermatesi in Francia nella seconda metà del XIX secolo, in particolare tra il 1860 e il 1870. La ricerca di nuove modalità espressive rispetto al passato si manifestò nell’opera di artisti come Edouard Manet, che rese la figura umana con campiture piene entro precisi contorni, o come gli impressionisti – in particolare Camille Pissarro, Claude Monet, Pierre Auguste Renoir e Alfred Sisley –, che si interessarono alla resa degli effetti luministici più che alla netta definizione lineare delle forme.
Tra i postimpressionisti, Georges Seurat sostituì l’ampia pennellata impressionista con puntini di colori complementari fittamente accostati, inaugurando lo stile detto appunto puntinismo; mentre Paul Gauguin si concentrò sulle dimensioni delle figure e sulle relazioni tra i colori della composizione. La linea convulsa e l’uso espressivo del colore nell’opera di Vincent van Gogh, infine, avrebbero fortemente influenzato l’artista norvegese Edvard Munch e gli espressionisti tedeschi.
Ma fu forse Paul Cézanne il pittore che ebbe maggior peso nello sviluppo dell’arte del Novecento; le sue intense contrapposizioni cromatiche e le sue superfici piane, in cui la prospettiva appare semplificata o assente, erano al servizio di un’arte astratta e insieme rigorosamente formale. I principi strutturali della rappresentazione adottati da Cézanne furono ripresi e rielaborati da Pablo Picasso e Georges Braque, in paesaggi e nature morte protocubiste e cubiste, al principio del XX secolo.
| 3. | Pittura |
Comune denominatore degli artisti della fine del XIX secolo fu la ricerca di un’arte che, non più volta a una rappresentazione esclusivamente realistica, fosse in primo luogo espressione diretta dell’individualità dell’artista e della sua visione del mondo. Agli inizi del nuovo secolo, le opere dei pittori tardottocenteschi, considerate spesso scandalose al loro apparire, cominciarono a raccogliere larghi consensi, influenzando profondamente la nuova giovane generazione di pittori. I francesi Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Georges Braque e l’olandese Kees van Dongen elaborarono uno stile anticonvenzionale, fondato sulla deformazione dello spazio pittorico e sull’uso esasperato di colori forti, dalle tonalità cariche: la loro arte suscitò un turbine di critiche e condanne ed essi vennero definiti fauves, cioè “fiere, animali selvatici”. Nonostante la sua breve vita, il fauvismo ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’arte novecentesca.
| 1. | Espressionismo |
Molto diffuso tra gli artisti francesi e tedeschi di fine Ottocento era l’interesse per l’arte delle popolazioni che vivevano in modo ancora genuino e tradizionale, o addirittura erano rimaste allo stato primitivo (vedi Primitivismo): Gauguin ricercò manifestazioni artistiche spontanee dapprima in Bretagna, in seguito nei mari del Sud; Vlaminck sosteneva di essere stato tra i primi artisti europei ad aver scoperto la scultura africana; in Germania, i giovani artisti riuniti nel gruppo Die Brücke (Il ponte) visitavano regolarmente il Museo etnologico di Dresda, amando, come i fauves francesi, l’immediatezza e il potere evocativo dell’arte primitiva. Fecero parte del movimento Die Brücke Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff ed Emil Nolde, che elaborarono uno stile espressionista, estremamente semplificato, in grado di trasporre sulla tela l’angoscia esistenziale e le paure dell’uomo contemporaneo.
Un secondo gruppo di artisti, noto con il nome di Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), si riunì a Monaco nel 1911 sotto la guida dei pittori Vasilij Kandinskij e Franz Marc. Ispirandosi all’arte primitiva, al fauvismo e all’arte popolare, questi giovani si affermarono come autori di opere espressioniste di matrice astratta e semiastratta.
| 2. | Cubismo |
L’interesse per la scultura primitiva svolse un ruolo significativo anche nella nascita del cubismo. Le opere protocubiste di Pablo Picasso, come Les demoiselles d’Avignon (1907, Museum of Modern Art, New York), evidenziano la ripresa di moduli e stilemi tipici sia dell’arte africana sia dell’antica arte iberica. Picasso e Georges Braque svilupparono le teorie cubiste tra il 1907 e il 1914, dando vita a uno stile pittorico che ebbe grande influenza su tutta l’arte del Novecento. Il cubismo enfatizzava la superficie piatta e bidimensionale del supporto, rifiutando la prospettiva tradizionale, il modellato e il chiaroscuro.
Nella prima fase della storia del movimento, detta del cubismo analitico, obiettivo principale della pittura cubista fu la scomposizione e l’analisi della forma: nei dipinti veniva offerta una visione simultanea dei diversi lati degli oggetti, rappresentati come se fossero costituiti da elementi geometrici squadrati simili a cubi. Per enfatizzare ulteriormente la natura astratta della composizione, i cubisti utilizzavano spesso un solo colore, perlopiù grigio-beige, in sfumature smorzate.
La seconda fase, chiamata generalmente cubismo sintetico, ebbe origine da una serie di esperimenti realizzati con la tecnica del collage; materiali come legno, carta di giornale, fotografie o piume venivano incollati sul dipinto e combinati (facendone una “sintesi”) con le superfici dipinte. Sebbene le figure fossero ancora rappresentate in forme frammentate e piatte, l’uso di colori brillanti diede luogo a composizioni più ricche e accattivanti rispetto alle precedenti.
Altri esponenti della corrente cubista (ciascuno con varianti stilistiche proprie) furono Fernand Léger, Robert Delaunay, Sonia Delaunay, Marcel Duchamp, Juan Gris e František Kupka. Numerosi futuristi italiani, in particolare Gino Severini, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Giacomo Balla, ripresero alcune tecniche e intenti del cubismo, concentrandosi però soprattutto sulla resa del movimento in pittura, attraverso la ripetizione ritmica di linee e immagini.
| 3. | Arte astratta |
Il cubismo fu determinante in generale per lo sviluppo della rappresentazione non figurativa, o arte astratta: se ne riconosce l’influenza ad esempio nelle opere di Vasilij Kandinskij realizzate nel 1910 e negli acquerelli astratti di Paul Klee. Gli artisti russi, che conobbero l’arte cubista attraverso pochi dipinti di collezioni private, svilupparono un’arte astratta dai tratti originali, prevalentemente geometrici. Kazimir Malevič è famoso per il dipinto che rappresenta un quadrato nero su fondo bianco (1913, Museo Russo, San Pietroburgo), opera inaugurale del suprematismo, lo stile che secondo le sue intenzioni doveva esprimere la “supremazia della sensibilità pura nelle arti figurative”. Altri pittori russi influenzati e ispirati dal movimento cubista furono i cosiddetti costruttivisti: Aleksandr Rodčenko, Ljubov Popova, El Lissitskij, Naum Gabo, Anton Pevsner e Vladimir Tatlin.
Esiti fecondi ebbe l’arte astratta anche nei Paesi Bassi, dove giovani artisti d’avanguardia volevano dar vita a uno stile universale, applicabile a ogni manifestazione artistica, dall’edilizia urbana al design di mobili, dalla pittura alla scultura. I principi estetici del movimento olandese chiamato De Stijl (Lo stile) furono formulati e diffusi attraverso la rivista omonima, principalmente da Theo van Doesburg e Piet Mondrian. Mondrian, che aveva conosciuto l’arte cubista fin dal suo primo soggiorno parigino (1911-1914), nel 1920 pubblicò il saggio Il neoplasticismo, in cui affermava che obiettivo fondamentale dell’arte doveva essere l’espressione di pure forme plastiche. Nei suoi dipinti degli anni seguenti ridusse la gamma dei colori, limitandosi a quelli primari, e negò ogni rappresentazione della profondità, tracciando sulla superficie piatta e bidimensionale della tela reticolati geometrici di linee rette.
| 4. | Dada |
Il movimento dadaista nacque quasi contemporaneamente in Europa e in America a metà degli anni Dieci, proponendosi come antitesi al razionalismo di Mondrian e all’arte astratta in generale. Il gruppo di artisti e scrittori che costituì questo movimento si diceva disgustato dai valori borghesi della società contemporanea: la scelta stessa del nome dada (in francese “giocattolo”, “cavalluccio di legno”), privo di significato pertinente, voleva sottolineare la protesta e l’estraneità ai canoni estetici tradizionali.
Il più noto tra i dadaisti fu Marcel Duchamp, del quale ricordiamo il celebre Nu descendant un escalier n.2 (1912, Philadelphia Museum of Art), una sintesi di pittura cubista e futurista, e La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1923, Philadelphia Museum of Art), composizione astratta di vetri e pezzi di metallo su supporto dipinto. Tra gli altri artisti del movimento si distinsero Jean Arp, Francis Picabia, Man Ray, George Grosz e Max Ernst.
| 5. | Surrealismo |
Nel 1922 il movimento dada aveva già perso buona parte della sua carica innovativa; alcuni dei suoi esponenti si rivolsero allora all’emergente surrealismo, tendenza espressiva che, analogamente a dada, vedeva nella casualità e nell’elemento fortuito il fondamento della creazione artistica. In Italia il surrealismo fu anticipato dai dipinti onirici e inquietanti di Giorgio de Chirico, in cui sono rappresentate piazze di città deserte e desolate e statue enigmatiche. Fu tuttavia lo scrittore francese André Breton a battezzare il movimento e a stenderne il manifesto nel 1924, affermando la centralità del subconscio e dei sogni all’interno del processo creativo.
Non esiste in realtà un’unità stilistica tra i vari artisti surrealisti, dato che, coerentemente con i loro principi estetici fondamentali, ciascuno di loro assecondava la propria ispirazione spontanea e irrazionale; coloro che utilizzarono uno stile più figurativo furono Max Ernst, Salvador Dalí, René Magritte, Paul Delvaux e Man Ray; altri elaborarono invece stili più astratti: ad esempio, Jean Arp, André Masson, Yves Tanguy e Joan Miró.
| 6. | Interpretazioni statunitensi di correnti europee |
Fino alla fine degli anni Quaranta la maggior parte degli stili e dei movimenti artistici più innovativi si affermò in Europa, e solo in seguito si diffuse negli Stati Uniti. L’impressionismo americano, ad esempio, si sviluppò circa vent’anni dopo il movimento francese, e salvo poche eccezioni – rappresentate da Childe Hassam e Mary Cassatt (che comunque lavorava principalmente in Francia) – non possedeva la vitalità e la carica rivoluzionaria che si riscontra nei dipinti europei.
Si schierò in aperto contrasto con la scuola paesaggistica impressionista il gruppo di giovani artisti The Eight (“Gli Otto”) capeggiato da Robert Henri; noti anche con il nome di Ashcan School (“scuola del bidone della spazzatura”) per via dei soggetti semplici e domestici, tali artisti si rivolsero alla rappresentazione di paesaggi urbani ordinari, spesso deprimenti e sgradevoli, attraverso stili volutamente convenzionali vicini a quello dell’illustrazione dei periodici. Le sperimentazioni di Cézanne, il fauvismo e il cubismo rimasero relativamente sconosciuti negli Stati Uniti fino all’avvento della famosa Armory Show, mostra d’arte internazionale che si tenne a New York nel 1913. Sempre a New York nacque la famosa 291 Gallery del fotografo Alfred Stieglitz, dove esposero alcuni artisti americani, come Max Weber, Arthur Dove e Marsden Hartley, che erano stati in Europa e avevano dunque avuto modo di assimilare le novità più interessanti di quel mondo artistico.
Il cubismo fu reinterpretato in varianti originali: Morgan Russell e Stanton Macdonald-Wright si fecero promotori di uno stile astratto fondato su effetti ritmici creati attraverso il colore; Charles Demuth, Georgia O’Keeffe e Charles Sheeler elaborarono un realismo estremamente stilizzato, privilegiando paesaggi urbani dominati da grattacieli, autorimesse e complessi industriali. L’arte astratta ebbe tra i suoi interpreti anche Stuart Davis, autore di quadri caratterizzati da combinazioni di lettere e vivaci superfici colorate, e alcuni artisti immigrati dall’Europa, che diffusero i principi del gruppo De Stijl. Nel 1929 fu fondato a New York il Museum of Modern Art, dedicato alle opere dell’avanguardia.
| 7. | Realisti e regionalisti statunitensi |
Durante gli anni Trenta si affermò negli Stati Uniti, accanto a correnti che riprendevano le tendenze pittoriche europee, un movimento di reazione nei confronti degli stili importati, che propugnava lo sviluppo di un’arte genuinamente americana. Pittori realisti urbani come Ben Shahn, Reginald Marsh e William Gropper rappresentarono nelle loro opere la realtà sociale e politica dell’epoca della Grande Depressione; i regionalisti Grant Wood, Thomas Hart Benton e John Steuart Curry si ispirarono alla vita contadina del Midwest. Uno dei più importanti realisti dell’epoca fu Edward Hopper, che esplorò la solitudine e l’isolamento della provincia rurale americana. Dopo la seconda guerra mondiale ebbe successo un altro realista, Andrew Wyeth, dallo stile cupo e piuttosto spoglio.
| 8. | Espressionismo astratto |
Alcuni artisti statunitensi che avevano aderito al movimento realistico degli anni Trenta nei decenni successivi diedero vita al cosiddetto espressionismo astratto, principalmente sotto l’influenza dei surrealisti europei fuggiti negli Stati Uniti nel corso della seconda guerra mondiale. Dai surrealisti, gli artisti americani derivarono l’interesse per il subconscio, per il simbolo e il mito, ed ereditarono la tecnica dell’automatismo: cominciarono quindi a produrre opere in cui il processo pittorico in sé rivestiva un’importanza primaria (action-painting, “pittura d’azione”, o “pittura-atto”), ricorrendo ad esempio al dripping, sgocciolatura casuale di colore sulla tela distesa a terra. Maestro riconosciuto di questa arte “gestuale” fu Jackson Pollock, al quale si affiancarono Willem de Kooning, Franz Kline, Hans Hofmann, Robert Motherwell.
Una corrente interna all’espressionismo astratto fu il Color-field Painting, pittura astratta caratterizzata da grandi campi colorati: ne furono principali esponenti Mark Rothko, Barnett Newman, Clyfford Still, Morris Louis.
| 9. | La Pop Art e altri movimenti d’avanguardia |
Quando l’espressionismo astratto divenne lo stile predominante negli Stati Uniti, alcuni artisti iniziarono a prenderne decisamente le distanze, rigettando tutto ciò che di esso consideravano eccessivamente solenne e teoretico. Tale violenta reazione sfociò nella cosiddetta Pop Art. Gli artisti che vi aderirono attingevano direttamente al repertorio di immagini della pubblicità, dei fumetti, dei film, della cultura popolare, e realizzavano le loro opere con materiali e oggetti di uso quotidiano. Sebbene sia considerata una tendenza artistica tipicamente americana, in realtà la Pop Art nacque formalmente a Londra, in occasione di una mostra di Richard Hamilton e altri artisti, e deriva direttamente dall’opera di Marcel Duchamp (in particolare, dai suoi ready-made). Principali esponenti della Pop Art furono Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, Tom Wesselmann, James Rosenquist.
L’influenza della Pop Art è evidente nella corrente pittorica iperrealista che si affermò alla fine degli anni Sessanta: soggetti privilegiati erano insegne luminose al neon, caffetterie e banali ambienti cittadini e di periferia. Nella meticolosa resa di questi particolari urbani, come pure nei ritratti, gli artisti iperrealisti – tra i quali ricordiamo Richard Estes, Robert Cottingham, Chuck Close e Don Eddy – si avvalevano dell’aiuto della fotografia, mirando a una precisa quanto impersonale verosimiglianza.
La pittura astratta continuò a svilupparsi in diverse declinazioni stilistiche sia negli Stati Uniti sia in Europa. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta prese piede l’Optical Art (abbreviata anche in Op-Art), che mirava a produrre, attraverso contrasti di bianco e nero o giustapposizioni di colori brillanti, forti illusioni ottiche: obiettivo primario era indurre lo spettatore a riflettere sui processi della percezione.
Un’altra corrente di rilievo, influenzata dal Color-field Painting e dalle austere composizioni geometriche di Josef Albers, fu rappresentata dal minimalismo: rientrano in questo alveo le rigorose forme geometriche di Kenneth Noland, i soggetti in serie di Larry Poons, le tele al limite del monocromatismo di Robert Ryman. L’ispirazione analitica del minimalismo fu ulteriormente sviluppata dall’arte concettuale, in cui l’idea o il concetto dell’artista diventa predominante sulla realizzazione concreta, e talvolta addirittura tende a sostituirla.
| 10. | Neoespressionismo e nuovi realisti |
Negli anni Ottanta si diffuse negli ambienti artistici statunitensi un moto di rivolta nei confronti della qualità impersonale e inespressiva del minimalismo e degli stili astratti: da ciò derivò la rinascita dell’arte figurativa e descrittiva nota come neoespressionismo. Visionari e provocatori, i neoespressionisti diedero vita a opere caratterizzate da forme distorte e violenti cromatismi: tra i più noti, ricordiamo i tedeschi Anselm Kiefer, Georg Baselitz e A.R. Penck (pseudonimo di Ralph Winkler); gli italiani Sandro Chia, Francesco Clemente e Enzo Cucchi; e gli americani Julian Schnabel e David Salle.
Prima che il neoespressionismo riportasse l’attenzione del pubblico e della critica internazionale sulla pittura figurativa, una serie di pittori realisti indipendenti aveva già intrapreso originali ricerche incentrate sulla rappresentazione del reale quotidiano e della figura umana. I ritratti deformati e tormentati di Francis Bacon, i paesaggi urbani e gli ambienti domestici di David Hockney e il realismo risoluto di Lucian Freud testimoniano la forza della tradizione figurativa nell’arte britannica. Negli Stati Uniti, gli studi di nudo di Philip Pearlstein, essenziali e rigorosi, costituirono un modello per molti giovani pittori realisti.
| 4. | Scultura |
Analogamente a quanto avveniva nella pittura, anche nel campo della scultura all’inizio del Novecento fu molto importante l’influenza dell’arte primitiva e antica, come dimostrano le opere di Constantin Brancusi, Amedeo Modigliani e Henry Moore. Brancusi promosse una decisa semplificazione della forma: nel Neonato del 1920 (Museum of Modern Art, New York), una forma ovoidale evoca contemporaneamente un uovo e una testa di bambino. Suo grande merito fu inoltre il porre l’accento sull’intrinseca bellezza dei materiali utilizzati (legno, pietra o metallo).
La scultura di Modigliani, al pari della sua pittura, si presenta come una personalissima rielaborazione di influssi, oltre che di Brancusi e dell’arte africana, anche del cubismo, di Cézanne, della linea Art Nouveau, nonché dell’arte greca antica. Le sue teste scolpite nella pietra conobbero una fortuna soprattutto postuma.
La cura nella scelta dei materiali caratterizza anche l’opera di Moore, nella quale il gioco dei pieni e dei vuoti concorre a creare forme eleganti ispirate al mondo organico. In tutta la sua carriera, segnata dal continuo riferimento alla scultura precolombiana, l’artista predilesse il tema della figura femminile, rivisitato in numerose varianti.
| 1. | Tecniche, soggetti e materiali nuovi |
Numerosi scultori dei primi decenni del XX secolo, tra i quali Aleksandr Archipenko, Raymond Duchamp-Villon e Jacques Lipchitz, furono influenzati dal cubismo e dalle altre avanguardie pittoriche. Centrale fu sempre la rappresentazione della figura umana: all’enfasi geometrizzante tanto in voga fece tuttavia riscontro nelle ultime opere di Lipchitz una tendenza più espressionistica, quasi barocca, adatta ai temi biblici e mitologici trattati. In Russia, i costruttivisti scelsero di operare sullo spazio attorno e dentro la scultura, piuttosto che sulla massa e sui volumi. Personalità preminenti furono Vladimir Tatlin, autore del Monumento per la Terza Internazionale (1919-20, modello, Museo statale russo, San Pietroburgo), Aleksandr Rodčenko e El Lissitskij: quest’ultimo in particolare diede un contributo fondamentale alla diffusione del costruttivismo nell’Europa occidentale. Infine, le opere dei fratelli Naum Gabo e Anton Pevsner e quelle dell’ungherese László Moholy-Nagy ebbero una notevole influenza sull’arte astratta statunitense.
Duchamp realizzò la prima scultura “mobile” nel 1913, montando una ruota di bicicletta su uno sgabello; fu lui che, in seguito, avrebbe definito mobiles le opere di Alexander Calder. Allontanandosi dai metodi della scultura tradizionale, Duchamp ideò, nella seconda decade del XX secolo, il ready-made, composizione di oggetti prodotti in serie e normalmente commercializzati, esposta nelle mostre come opera d’arte: tra i più famosi esempi, ricordiamo l’orinatoio esibito a New York nel 1917 con il titolo Fontaine.
All’incirca nello stesso periodo anche altri artisti, come Picasso, Max Ernst e Man Ray, iniziarono a utilizzare oggetti d’uso quotidiano, facendo assumere loro un aspetto spesso misterioso, surreale: si veda ad esempio l’opera di Man Ray Il dono (1921, Museum of Modern Art, New York), un ferro da stiro con chiodi saldati sulla parte inferiore. Tuttavia, non tutti gli scultori surrealisti realizzarono ready-made: Arp creò sculture dalle forme sinuose, che suggerivano l’idea della vita organica e della crescita; lo svizzero Alberto Giacometti divenne famoso per le sue scarne figure allungate dall’aspetto non finito, che esprimono la solitudine esistenziale dell’uomo moderno. I principi del neoplasticismo vennero ripresi anche da Calder, le cui prime costruzioni astratte devono molto a Mondrian: si tratta di mobiles e stabiles realizzati con filo metallico e pezzi dipinti con colori primari puri. Altri autori di opere astratte e assemblate furono gli americani Seymour Lipton, Isamu Noguchi, David Smith e Mark di Suvero, e lo scultore inglese Anthony Caro.
| 2. | La scultura degli ultimi decenni |
Tra gli scultori degli anni più recenti, molti hanno continuato ad avvalersi delle tecniche avanguardistiche messe a punto nei primi decenni del Novecento (ad esempio, assemblaggio di oggetti rinvenuti casualmente), mentre altri hanno esplorato nuove direzioni di ricerca. La definizione di scultura si è ampliata fino a includere una vasta gamma di possibilità espressive, che prevedono il ricorso a nuovi materiali e tecniche inedite. Ricordiamo i minimalisti, autori di opere caratterizzate da semplicità, precisione e simmetria: tra essi, Robert Morris, Sol LeWitt, Donald Judd. Richard Serra creò vaste e appariscenti opere in metallo da inserirsi in contesti naturali. Tra gli esponenti della Land Art si distinsero Robert Morris e Robert Smithson, mentre tra gli interpreti dell’arte cinetica vanno citati George Rickey e Len Lye. Chryssa e Dan Flavin lavoravano con la luce; l’irlandese Les Levine e il coreano Nam June Paik fecero invece uso dei video, dando vita alla videoarte.
Le sculture di Claes Oldenburg sono state ricondotte alla Pop Art, come pure le figure in gesso bianco di George Segal. Duane Hanson e John De Andrea sono noti per le loro sculture straordinariamente realistiche in resina epossidica colorata, mentre il tedesco Joseph Beuys, esponente dell’arte concettuale, si dedicò soprattutto ad assemblaggi. Alla metà degli anni Ottanta tornarono a essere centrali nella scultura la figura umana e le forme organiche (si consideri ad esempio l’opera di Joel Shapiro), soprattutto all’interno del movimento che prese il nome di postminimalismo o postmodernismo.
Altri importanti filoni di ricerca, tuttora praticati, sono la Body Art, incentrata sull’uso e la trasformazione espressiva del corpo, non senza, spesso, elementi di autolesionismo; l’happening e la performance, generi dai confini incerti, sovente sovrapposti.
| 5. | Architettura del Novecento |
Così come nelle arti figurative le nuove tendenze stilistiche si svilupparono a partire dal rifiuto dei canoni del passato, anche nell’architettura si affermarono forti spinte rivoluzionarie, che elaborarono nette alternative agli stili e alle tecniche invalse. Rifiutando la tradizione di matrice postrinascimentale, l’architettura del Novecento si caratterizzò attraverso la predilezione per forme geometriche elementari; inoltre, laddove furono ancora proposti riferimenti al vocabolario base dell’architettura greca e romana, quali archi e volte, si trattò di riprese del tutto rimeditate, caricate di sottintesi ironici o stranianti. Le nuove correnti progettuali furono fortemente debitrici delle possibilità tecniche offerte dall’impiego di materiali già esistenti ma radicalmente modificati in nuove formulazioni, come calcestruzzo, ferro, acciaio e vetro, che consentirono di superare i limiti strutturali tipici degli edifici costruiti in pietra, legno e muratura.
Anticipata dall’opera di alcuni architetti della seconda metà del XIX secolo, l’architettura novecentesca fu inaugurata sostanzialmente da Frank Lloyd Wright, negli Stati Uniti, e si definì in Europa negli anni che precedettero e seguirono immediatamente la prima guerra mondiale. Il Movimento Moderno, di cui Wright fu pioniere, ebbe pieno riconoscimento con la Mostra internazionale di architettura moderna tenutasi al Museum of Modern Art di New York nel 1932. L’austero purismo stilistico di questa corrente conobbe lunga fortuna, e solo negli anni Ottanta si poté dire ormai decisamente superato dalle molteplici interpretazioni e varianti originali.
| 1. | Le premesse |
Con la rivoluzione industriale i fondamenti tradizionali della progettazione architettonica e del design subirono radicali cambiamenti, dovuti sia alle nuove possibilità tecniche e tecnologiche, sia ai mutamenti sociali in atto.
| 1.1. | Arts and Crafts |
Ultimo tentativo di opporsi al nuovo corso degli eventi fu in Inghilterra il movimento Arts and Crafts: il suo fondatore William Morris e lo scrittore John Ruskin espressero il loro rifiuto della produzione industriale, sostenendo che gli oggetti prodotti dalle macchine erano privi di significato culturale. Ispirandosi al passato medievale, affermarono quindi l’importanza dell’abilità manuale e propugnarono la progettazione di manufatti di uso quotidiano, di arredi e di ambienti domestici da realizzarsi artigianalmente.
| 1.2. | Ferro, vetro, acciaio |
Segnò un momento significativo nello sviluppo dell’architettura novecentesca la costruzione del Crystal Palace di Joseph Paxton, vasto spazio espositivo all’interno dell’Esposizione Universale di Londra del 1851. Composto interamente di unità prefabbricate di ferro e vetro, il palazzo non mirava a colpire per la sua bellezza quanto per la sua funzionalità, in linea con una delle idee guida dell’architettura del XX secolo, secondo la quale la bellezza degli edifici risiede nella loro stessa struttura, nei materiali impiegati e nel loro assemblaggio, che deve essere quanto più possibile visibile.
Ferro, vetro e acciaio, nelle nuove formulazioni tecnicamente perfezionate, consentivano la realizzazione di edifici prima inimmaginabili. Due strutture erette per l’Esposizione Universale di Parigi del 1889 lo dimostrarono in modo evidente: la Galerie des Machines, opera dell’architetto Charles-Louis-Ferdinand Dutert e degli ingegneri Contamin, Pierron e Charton, lunga ben 117 m; e la Torre Eiffel, progettata e innalzata fino a 305 m dal suolo da Gustave-Alexandre Eiffel.
| 1.3. | Il grattacielo |
La tecnologia influenzò in breve tempo la progettazione di edifici di tutti i tipi e per tutte le destinazioni: intelaiature d’acciaio su cui poggiare pavimenti e pareti resero possibile la costruzione di grattacieli, accessibili senza difficoltà grazie ai moderni ascensori. La tipologia del grattacielo per uffici si era già affermata a Chicago nell’ultimo decennio dell’Ottocento; tra gli architetti che maggiormente si dedicarono a questa specifica branca dell’edilizia vi furono Louis Sullivan e gli altri esponenti della scuola di Chicago.
| 1.4. | Art Nouveau |
Lo stile noto come Art Nouveau (il nome deriva dalla Maison de l’Art Nouveau, un negozio parigino) si sviluppò intorno al 1890 in numerosi paesi a partire dall’area britannica e franco-belga, assumendo caratteristiche proprie in Germania (dove si chiamò Jugendstil) e in Austria (dove fu detto Sezessionstil). Negli Stati Uniti, l’esponente più famoso del movimento fu Louis Comfort Tiffany, noto soprattutto per la ricchezza ornamentale dei suoi oggetti in vetro e in metallo. Lo stile Art Nouveau è caratterizzato dalla cura nella scelta dei materiali e dalla raffinatezza della decorazione, generalmente ispirata alle sinuose forme vegetali. Noti esempi di Art Nouveau sono gli ingressi delle stazioni della metropolitana parigina, disegnati da Hector Guimard intorno al 1900.
Grandiosi monumenti in questo stile furono realizzati da Antoni Gaudí e Charles Rennie Mackintosh. Il primo, attivo soprattutto a Barcellona, progettò fantasiosi edifici in cui l’angolo retto è pressoché assente; la sua opera più ambiziosa è la chiesa della Sagrada Familia (iniziata nel 1883), tuttora in costruzione. Lo scozzese Mackintosh firmò il progetto della Glasgow School of Art (1897-1899; l’ala della biblioteca risale agli anni tra il 1907 e il 1909), caratterizzata all’opposto da una modularità cubica e da una notevole enfasi posta sugli elementi verticali; insieme alla moglie, Margaret MacDonald Mackintosh, disegnò inoltre per i suoi edifici gli interni e i mobili.
| 2. | De Stijl |
Il movimento interdisciplinare De Stijl (Lo stile) si sviluppò nei Paesi Bassi alla fine degli anni Dieci. Principali esponenti ne furono l’architetto Jacobus Johannes Oud, l’architetto e pittore Theo van Doesburg e l’architetto e designer Gerrit Rietveld, autore quest’ultimo del progetto della casa Schröder (1924) a Utrecht, che riassume gli obiettivi del movimento: creare sorprendenti effetti volumetrici intervenendo sugli angoli e sulle superfici, dipinte di bianco o con colori primari; eliminare i dettagli superflui ed evitare simmetria e ripetizione. Il rigore geometrico dello stile di questa corrente olandese divenne un ingrediente fondamentale del Movimento Moderno.
| 3. | Sullivan e Wright |
Nell’ambito delle sperimentazioni di inizio secolo, assunsero un ruolo di rilievo due architetti americani: Louis Sullivan e Frank Lloyd Wright. Louis Sullivan contribuì in modo significativo allo sviluppo della progettazione di grattacieli ed elaborò un tipo particolare di decorazione a motivi vegetali e floreali in terracotta, che lo ricollega all’Art Nouveau. Il grande magazzino Carson, Pirie & Scott, eretto su suo progetto a Chicago dal 1899 al 1904, esibisce la campata strutturale rettangolare che avrebbe dominato tutta l’architettura novecentesca. Ai piani inferiori di questo edificio è possibile ammirare alcuni dei pannelli decorativi più famosi realizzati da Sullivan.
Frank Lloyd Wright si formò nello studio di Sullivan, al quale riconobbe sempre di essere debitore; già dal 1900 cominciò tuttavia a progettare in proprio. Tra le sue prime opere, la Robie House (1906-1910), a Chicago, è senza dubbio una delle più celebri. Questa tipologia abitativa, alla quale fu dato il nome di Prairie Style (in inglese, stile della prateria), non conobbe subito grande successo negli Stati Uniti, ma venne molto apprezzata nei Paesi Bassi, dove ebbe un’innegabile influenza sul movimento De Stijl. Wright dotò la Robie House di massicci portici in muratura e di un grande comignolo centrale; concepì lo spazio tutt’intorno come un continuum, in cui le varie zone sono collegate da tetti che si allungano a sbalzo.
Riconosciuto come una delle maggiori personalità creative americane, Wright ebbe una lunga attività professionale. Intorno a lui si raccolse un folto gruppo di studenti e assistenti, tra i quali si distinsero le due comunità di Taliesin East, vicino a Madison, nel Wisconsin, e di Taliesin West, presso Phoenix, in Arizona. Tra le realizzazioni più famose di Wright, ricordiamo la Fallingwater House (1936-37), a Bear Run, in Pennsylvania, e il Solomon R. Guggenheim Museum, a New York (1946-1959).
| 4. | Bauhaus |
In Germania e in Austria ebbero larga eco le innovazioni di Otto Wagner, che enfatizzò la priorità della funzione dell’edificio sull’aspetto estetico, e valorizzò i materiali e le strutture a vista; e l’opera di Adolf Loos, che propose forme geometriche non appesantite da elementi decorativi. Questi e altri sforzi per trovare un nuovo linguaggio consono all’era industriale confluirono in un’unica direzione, dopo che l’architetto tedesco Walter Gropius venne nominato direttore della Scuola d’arte di Weimar, negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Insieme ad Adolph Meyer, suo primo collaboratore, Gropius si era già distinto nella progettazione di moduli di edifici industriali.
La Scuola di Weimar, conosciuta con il nome di Bauhaus, si trasferì nel 1925 a Dessau; i nuovi edifici destinati alla scuola divennero il modello di uno stile architettonico ben identificabile, che si consolidò l’anno successivo all’Esposizione di Stoccarda, con la costruzione del quartiere sperimentale di edilizia abitativa Weissenhof, coordinata da Ludwig Mies van der Rohe.
Nelle sue prime espressioni l’architettura del Bauhaus fu improntata a un programma di tipo sociale, che risentiva dei traumi e delle miserie lasciate dalla prima guerra mondiale. Nell’arco del breve periodo della Repubblica di Weimar (1919-1933), in molte città tedesche e austriache i regimi socialisti affrontarono il problema della realizzazione di alloggi popolari. Gli architetti progressisti si legarono a questi indirizzi politici – come testimoniano i Siedlungen (unità abitative) di Vienna, Berlino e Francoforte – convinti che la loro competenza professionale dovesse essere al servizio di tutti gli strati della popolazione urbana e non semplicemente delle classi alte.
Questi architetti si avvalsero quindi delle tecniche e delle tipologie industriali proponendo, ad esempio, le finestre usate nelle fabbriche e rifiutando materiali costosi. Le strutture in acciaio consentirono la realizzazione di pareti molto sottili e relativamente leggere, che potevano non coincidere con le colonne e le travi portanti. Ogni riferimento agli elementi dell’architettura tradizionale fu eliminato: i tetti divennero piatti (perché si considerava che le linee diagonali dei tetti spioventi corrompessero la purezza geometrica della costruzione), e la simmetria motivata solo dal gusto estetico venne dichiarata superflua.
Architetti, pittori, designer e artigiani del Bauhaus elaborarono un importante corpus teorico sulle arti nella società industriale. Una voce discordante dalle altre fu quella di Mies van der Rohe, che nelle proprie opere fece chiare concessioni a ideali formali staccati da motivazioni sociali e puramente funzionali: ricordiamo il Padiglione della Germania allestito per l’Esposizione internazionale di Barcellona del 1929 e casa Tugendhat (1930) a Brno, nella Repubblica Ceca.
Nel 1933 il regime nazista dichiarò illegale la scuola del Bauhaus, che venne chiusa e formalmente sciolta: Gropius e Mies emigrarono negli Stati Uniti. Gropius insegnò architettura all’Università di Harvard dal 1937 al 1952, diffondendo negli Stati Uniti le tecniche e il design della Bauhaus. Il suo allievo più dotato, Marcel Breuer, progettò edifici che ottennero successo: pur essenziali e funzionali, risultavano infatti anche molto gradevoli dal punto di vista estetico (Whitney Museum of Modern Art, 1966, New York).
Mies van der Rohe fu direttore del dipartimento di architettura dell’Istituto di tecnologia dell’Illinois, a Chicago, dove si dedicò a ricerche sulla tipologia del grattacielo. Le sue proposte circa la struttura d’acciaio e il suo rivestimento si concretizzarono a Chicago nel palazzo all’860 di Lake Shore Drive (1951) e a New York nel Seagram Building (1958), eseguito in collaborazione con Philip Johnson.
| 5. | Le Corbusier |
Le prime realizzazioni del Movimento Moderno erano passate più o meno inosservate in Francia, in Inghilterra e anche negli Stati Uniti, dove negli anni Venti e Trenta dominava l’Art Déco: ne erano espressione molti edifici pubblici e numerosi grattacieli, come il Chrysler Building (1930) e l’Empire State Building (1931) a New York. Un’eccezione in questo panorama era costituita dall’opera dell’architetto svizzero Charles-Edouard Jeanneret, detto Le Corbusier, attivo a Parigi.
I primi edifici realizzati da Le Corbusier, come Ville Savoye (1929-1931) a Poissy-sur-Seine, in Francia, mostrano chiaramente la tipologia che egli preferì in questa prima fase della sua produzione: l’edificio era innalzato su esili pilotis (pilastri), lo spazio interno era liberamente suddiviso senza alcun riferimento alle ripartizioni tradizionali, i rivestimenti esterni erano inediti, le finestre erano perlopiù a nastro, capaci di inondare di luce i soffitti e le pareti, il tetto ospitava un giardino pensile. Le Corbusier concepì inoltre progetti urbanistici radicalmente innovativi: i quartieri poveri avrebbero dovuto essere sostituiti da grandi grattacieli immersi nel verde, raggiunti da strade veloci. Una simile immagine affascina tuttora molti ammiratori di Le Corbusier, nonostante le invalicabili difficoltà che pone la sua realizzazione.
Dopo la seconda guerra mondiale, lo stile maturo di Le Corbusier trovò espressione nell’Unité d’habitation di Marsiglia (1946-1952), una serie di alloggi con servizi condivisi. Facendo sapiente uso del cemento armato, Le Corbusier propose una concezione unitaria dell’edificio, che non doveva più essere composto di una struttura portante invisibile e di elementi di raccordo leggeri, bensì doveva apparire come un grande oggetto scolpito.
| 6. | Il cemento armato |
Nonostante le previsioni dei designer, la diffusione del cemento armato fu piuttosto lenta a causa dei complessi procedimenti di preparazione. Tra gli architetti che propugnarono un suo largo impiego ricordiamo il francese Tony Garnier, che nel 1904 presentò il progetto (poi pubblicato nel volume Una città industriale, 1917) di un’intera città che avrebbe dovuto prendere il posto di Lione. Nel 1902 Auguste Perret progettò una serie di edifici in calcestruzzo a vista da realizzarsi a Parigi, e nel 1922-23 disegnò la chiesa di Notre-Dame du Raincy; dopo la seconda guerra mondiale, Perret partecipò alla ricostruzione di Le Havre.
In linea con le idee di Le Corbusier circa l’espressività semplice ed efficace del calcestruzzo, alcuni architetti si fecero promotori, specialmente in Inghilterra, di uno stile chiamato brutalismo, dal francese béton brut (calcestruzzo a vista). Nel corso degli anni Cinquanta, Le Corbusier e alcuni suoi collaboratori progettarono i tre grandi edifici governativi di Chandigarh, la nuova capitale del Punjab: innalzate su una vasta piazza, queste costruzioni sono tra le più rappresentative del XX secolo. Due edifici religiosi coronano la straordinaria carriera di Le Corbusier: la cappella di Notre-Dame du Haut (1950-1955), a Ronchamp, nella Haute Saône, e il monastero domenicano di La Tourette (1957-1960), a Eveux.
| 7. | Architettura scandinava |
Lo sviluppo dell’architettura moderna in Scandinavia fu guidato da alcune personalità di fama mondiale, quali lo svedese Erik Gunnar Asplund e il danese Arne Jacobsen. Eliel Saarinen, finlandese, si trasferì negli Stati Uniti nel 1922, dove fondò una scuola d’arte in linea con la tradizione europea, la Cranbrook Academy, presso Detroit, in Michigan: in questo ambiente maturò la personalità del figlio Eero, riconosciuto come valente architetto negli anni Quaranta e Cinquanta.
Fu tuttavia l’architetto finlandese Alvar Aalto ad assumere un ruolo di assoluta preminenza. Sebbene nelle prime opere della maturità (sanatorio di Paimio, 1929-1933) avesse abbracciato il vocabolario della purezza rettilinea, in breve tempo rinnegò questo stile come sterile e inconsistente. Aalto valorizzò le qualità tattili e visive dei materiali da costruzione tipicamente finlandesi – granito, laterizio, legname, piastrelle di ceramica e rame – per dare vita a un tipo di architettura più vicino alle tradizioni e allo spirito del suo popolo. Progettò edifici dalla forma libera e articolata: i numerosi lucernari, ad esempio, servono per strutturare lo spazio nello stesso tempo in cui regolano l’intensità della luce. Sono famosi in tutto il mondo il suo municipio (1950-1952) per il villaggio dell’isola di Säynätsalo, in Finlandia, e la chiesa (1956-1958) di Vuoksenniska, sempre in Finlandia.
| 8. | L’architettura dopo la seconda guerra mondiale |
Nei decenni che seguirono la seconda guerra mondiale si moltiplicarono le commesse per la costruzione di sedi di strutture amministrative e di governo, enti pubblici e nuove istituzioni. Lo Stile Internazionale di Mies van der Rohe, adatto alla produzione in serie e all’assemblaggio di elementi prefabbricati, fu largamente praticato nel campo dell’architettura civile.
| 8.1. | Nervi, Pei e Saarinen |
Il cemento armato conobbe continui miglioramenti tecnici grazie agli sforzi di numerosi ingegneri, tra i quali Pier Luigi Nervi. I nuovi procedimenti per realizzare prefabbricati di calcestruzzo, i metodi di compressione e l’impiego di forme in metallo e plastica resero obsoleto il béton brut: utilizzando imponenti gru per la messa in opera, fu possibile costruire grattacieli di altezza vertiginosa. L’architetto sinoamericano Ieoh Ming Pei fu autore di progetti che esemplificano al meglio le possibilità del calcestruzzo, sebbene gli edifici che fece aggiungere alla National Gallery di Washington, opera tra le più conosciute (1978), siano rivestiti in marmo.
Tra le soluzioni originali messe a punto da Eero Saarinen spiccano quelle per le pareti divisorie, realizzate con metallo e vetro (si veda il centro tecnico della General Motors di Warren, vicino a Detroit, 1951-1957); l’architetto di origine finlandese fu inoltre all’avanguardia nell’adozione di tecniche ingegneristiche che sfruttano complicati sistemi di sospensione. Il suo lavoro più importante fu l’aeroporto internazionale Dulles, nei pressi di Washington, completato nel 1963, dopo la sua morte.
| 8.2. | Louis Kahn |
Anche Louis Kahn diede un contributo importante allo sviluppo dell’architettura del XX secolo. Conciliando la predilezione per alcuni motivi ornamentali dell’architettura romana (ad esempio, quelli presenti nelle Terme di Caracalla) con i principi del modernismo, diede vita a opere di straordinario interesse quali il Richards Medical Research Building (1958-1961) all’Università di Pennsylvania, Philadelphia, e il Salk Institute (1965) a La Jolla, in California. Nell’ultima fase della sua carriera firmò alcuni famosi progetti per paesi in via di sviluppo: tra gli altri, l’Indian Institute of Management (1975) di Ahmadabad, in India, e alcuni edifici per Dacca, la capitale del Bangladesh.
| 8.3. | Postmodernismo |
Negli anni Sessanta l’iniziale purismo dell’architettura del Movimento Moderno sembrò a molti degenerato in una serie di formule sterili e monotone. L’architettura che si sviluppò allora in contrapposizione all’ortodossia modernista venne definita postmodernista. Il postmodernismo non fu tuttavia una scuola fondata su rigidi principi teoretici, né elaborò uno stile unanimemente riconosciuto dai suoi esponenti: esso auspicava nel design architettonico una maggiore iniziativa individuale, il coraggio della complessità e dell’eccentricità, e una certa continuità con i precedenti storici. In più occasioni propose apertamente una reinterpretazione dei simboli e degli schemi ornamentali tradizionali.
Negli anni Ottanta il postmodernismo divenne la tendenza architettonica prevalente, soprattutto negli Stati Uniti. I principali esponenti adottarono stili anche molto diversi tra loro, che spaziano dall’austera complessità strutturale di Richard Meier all’uso di colori contrastanti e alle allusioni storiche nelle decorazioni di Michael Graves, fino alle eleganti e vistose forme architettoniche di Helmut Jahn. La ricerca sul grattacielo per uffici sfociò in opere originali, come la sede dell’AT&T (1978-1984),ora Sony Building, a New York, firmata da Philip Johnson. Altri architetti postmodernisti di rilievo furono Robert Charles Venturi, Charles Gwathmey e Robert A.M. Stern.
Di pari passo all’interesse per la creatività individuale e alla ripresa di tipologie del passato, prese piede la nuova tendenza al riutilizzo e all’adattamento di edifici di vecchia costruzione: ne è un esempio la conversione, a opera dell’architetto italiano Gae Aulenti, della Gare d’Orsay di Parigi (una stazione ferroviaria della fine dell’Ottocento) in museo dedicato all’arte del XIX secolo, battezzato Musée d’Orsay (1982-1985).
| 8.4. | Gli architetti giapponesi |
Grande rilievo sulla scena internazionale hanno avuto nella seconda metà del Novecento i lavori di alcuni architetti giapponesi, che seppero coniugare le innovazioni tecniche e stilistiche affermatesi negli Stati Uniti e in Europa con la propria tradizione edilizia nazionale. Particolare considerazione è stata riservata all’integrazione tra struttura architettonica e ambiente, nonché alla cura dei materiali, dai più tecnologici ai più tradizionali. Tra le figure di maggiore spicco vanno ricordati Tange Kenzo, Isozaki Arata, Ando Tadao, Kurokawa Kisho, Yoshida Isoya, Yoshimura Junzo.
| 8.5. | L’architettura italiana degli anni recenti |
Diversi architetti italiani attivi negli ultimi decenni hanno raggiunto un successo mondiale. Renzo Piano è noto soprattutto per i progetti per il Centre Pompidou a Parigi (insieme a Richard Rogers e Peter Rice, 1971-1977), per la ristrutturazione del Lingotto a Torino (convertito da fabbrica automobilistica a centro commerciale ed espositivo, 1985-1993), per l’aeroporto di Osaka (1988-1994), per la sistemazione della Potsdamer Platz a Berlino (dal 1992). Molto famoso è anche l’operato di Vittorio Gregotti, dal 1974 a capo dello studio Gregotti e Associati, importante centro di incontro e fucina di innovazioni nel panorama dell’architettura italiana. Interessato soprattutto a interventi in larga scala, che tengano in particolare conto il contesto urbanistico, Gregotti è autore, tra l’altro, dei progetti per il quartiere Zen a Palermo (1970), per gli stadi di Barcellona e Nîmes (1984 e 1985), per il Centro culturale Belém a Lisbona (1993).
Altri architetti che si sono distinti a livello internazionale, oltre alla già citata Gae Aulenti, sono Marco Zanuso (Nuovo Piccolo Teatro, Milano, dal 1979), Aldo Rossi, Ignazio Gardella, Paolo Portoghesi, Massimiliano Fuksas.