| Australia | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 7. | Storia |
Gli aborigeni, originari dell’Asia, giunsero in Australia tra 40.000 e 60.000 anni fa; la capacità di adattamento alle differenti condizioni ambientali permise la crescita della popolazione che all’epoca del primo insediamento europeo contava tra i 300.000 e il milione di abitanti. È probabile che mercanti provenienti dall’Indonesia abbiano raggiunto la Terra di Arnhem ben prima del XVII secolo e che navigatori provenienti dall’Oriente siano sbarcati in Australia settentrionale dopo il XV secolo; sembrano inoltre provati contatti con le popolazioni della Nuova Guinea. L’Australia Occidentale, tuttavia, rimase una terra inesplorata da parte degli europei fino al XVII secolo.
| 1. | Le prime esplorazioni europee |
Nonostante l’Australia fosse sconosciuta all’Occidente, tuttavia esisteva nel pensiero e nella mitologia del tardo Medioevo europeo: si riteneva infatti che dovesse necessariamente esistere una grande terra meridionale, o Terra australis, che bilanciasse il “peso” dell’Europa e dell’Asia; sulle antiche carte europee la Terra australis appariva come una grande massa sferica, situata piuttosto correttamente rispetto alla sua posizione reale. La scoperta vera e propria fu tuttavia molto tarda, e il completamento dell’esplorazione richiese ben tre secoli; fu così che il continente più vecchio dal punto di vista geologico fu l’ultimo a essere scoperto e colonizzato dagli europei.
| 2. | Navigatori portoghesi e spagnoli |
Nel corso del XV secolo la spinta espansionistica del Portogallo lungo la costa occidentale dell’Africa, motivata dalla ricerca di una via di commercio verso l’India, riaccese l’interesse europeo per la Terra australis. Per diverse ragioni, tuttavia, la scoperta europea dell’Australia venne ulteriormente ritardata.
Successivamente anche la Spagna, che aveva stabilito il suo impero in America centrale e meridionale, iniziò una serie di spedizioni dal Perù nel Pacifico meridionale, incoraggiate dalla scoperta di Alvaro de Mendaña delle isole Salomone, a nord-est dell’Australia, nel 1567. In seguito all’insuccesso dei viaggi del 1595 e del 1605, che non procurarono né minerali preziosi né nuove terre, la Spagna abbandonò il progetto di nuove spedizioni.
| 3. | L’interesse olandese |
Nel corso del XVII secolo i Paesi Bassi, potenza europea emergente, approfittarono dell’impegno portoghese in India per stabilire una fascia di scali commerciali dal Capo di Buona Speranza alle Indie orientali olandesi (Indonesia). La scoperta dell’Australia fu resa possibile proprio dagli olandesi che, muovendo dai loro insediamenti nei porti indonesiani di Bantam e Batavia (Giacarta), affrontarono il Pacifico meridionale. All’inizio del 1606 Willem Janszoon raggiunse l’attuale stretto di Torres e avvistò parte della costa australiana, precisamente capo Keer-Weer, sul versante occidentale della penisola di Capo York.
Nell’ottobre del 1616 l’Eendracht, guidata dal comandante Dirk Hartóg, fu la prima nave a portare degli europei in terra australiana. Tra il 1626 e il 1627, Peter Nuyts esplorò circa 1600 km della costa meridionale dell’Australia. Il maggior contributo alla scoperta del continente, tuttavia, si deve ad Abel Tasman, che nel 1642 navigò nelle acque dell’Australia meridionale, avvistando la costa occidentale dell’isola oggi conosciuta come Tasmania, e che nel 1644, dopo aver esplorato la Nuova Zelanda, intraprese una seconda spedizione verso la costa settentrionale australiana. Gli olandesi non procedettero a un’occupazione formale del continente che avevano scoperto (cui diedero il nome di Nuova Olanda), ritenendolo di scarso valore per il commercio europeo e lasciando così libero spazio all’arrivo degli inglesi.
| 4. | Spedizioni e rivendicazioni britanniche |
Nel 1688 il bucaniere inglese William Dampier sbarcò nel nord-ovest dell’Australia e al suo ritorno in Inghilterra convinse le autorità navali a finanziare una seconda spedizione, che fu intrapresa nel 1699-1700; tuttavia il resoconto che ne riportò fu tale da far abbandonare agli inglesi ogni nuova impresa per quasi settant’anni. Solo successivamente in Inghilterra, potenza navale e commerciale, rinacque l’interesse per le nuove terre lontane: nel 1768 il capitano James Cook partì per un viaggio di esplorazione nel Pacifico e nel 1770 sbarcò a Botany Bay, sulla costa orientale, dichiarando la regione proprietà britannica col nome di Nuovo Galles del Sud. Furono Cook e il suo equipaggio, tra cui Joseph Banks, a incoraggiare la successiva colonizzazione dell’Australia.
L’esplorazione delle coste australiane non fu completata che nel XIX secolo; Matthew Flinders fu il primo a circumnavigare il continente tra il 1801 e il 1803, rilevandone le coste e dimostrando che l’Australia costituiva una terra unita e a sé stante. Nel 1798 era stato Flinders a compiere la prima circumnavigazione della Tasmania, con l’ufficiale medico George Bass, dimostrando che si trattava di un’isola; sempre a Flinders si deve il nome di “Australia”, che sostituì ufficialmente quello di “Nuova Olanda” dopo il 1817. Il territorio interno dell’Australia rimase inesplorato fino agli anni Settanta dell’Ottocento.
| 5. | Colonie penali |
L’Australia rivestiva per la Gran Bretagna un interesse di tipo strategico e, dopo la perdita delle colonie americane (1783), anche socioeconomico; il controllo del continente, infatti, avrebbe garantito una base per i crescenti commerci con il Pacifico e l’Asia orientale, oltre a una soluzione al sovraffollamento delle carceri nazionali, essendo ormai precluso alla Gran Bretagna l’invio di detenuti in terra americana. Nel 1786 il governo inglese annunciò la sua intenzione di istituire una colonia penale a Botany Bay, sulla costa sudorientale del Nuovo Galles del Sud, che sarebbe diventata una colonia economicamente indipendente grazie ai lavori forzati dei detenuti. Il capitano della marina inglese Arthur Phillip fu incaricato di prendere possesso dell’intera Australia, comprese la Tasmania e le isole a est del 135° meridiano, e gli fu conferito un potere assoluto in qualità di governatore del territorio.
| 6. | La fondazione di Sydney |
Il 13 maggio 1787 Arthur Phillip partì da Portsmouth, in Inghilterra, a capo delle undici navi che componevano la prima flotta, portando con sé oltre mille persone tra equipaggio e prigionieri. Phillip arrivò a Botany Bay il 9 gennaio 1788, proseguendo a nord verso l’ancora inesplorato Port Jackson: qui, il 26 gennaio (oggi celebrato come Australia Day), inaugurò la prima colonia di popolamento inglese in Australia, che fu chiamata Sydney dal nome del responsabile dei piani di colonizzazione inglesi. La mancanza di tecnici e di mano d’opera specializzata per far fronte alle necessità della nuova colonia e l’ostilità dell’ambiente naturale e della popolazione indigena rischiarono di far naufragare l’impresa, fino all’arrivo di una seconda flotta, nel 1790. Fino alla sua partenza dall’isola nel 1792, Phillip impose alla colonia penale una struttura autoritaria fortemente centralizzata, che rimase inalterata per tutto il primo periodo della colonizzazione. La nuova colonia si trovò di fronte a tre principali problemi: l’approvvigionamento alimentare, lo sviluppo di un sistema economico interno e la creazione di una produzione locale destinata all’esportazione, con cui pagare i beni importati dalla Gran Bretagna. La creazione di fattorie sulle fertili rive del fiume Hawkesbury, poche miglia a nord-ovest di Sydney, non fece che alimentare le tensioni con gli aborigeni, obbligando la colonia a dipendere per l’approvvigionamento alimentare dall’isola di Norfolk, distante circa 1600 km.
| 7. | I reparti del Nuovo Galles del Sud |
Nel 1792 i reparti del Nuovo Galles del Sud sostituirono la Marina reale nella colonia; reclutati in Gran Bretagna in cambio dell’assegnazione di terre, i membri di questi reparti cominciarono a rappresentare una minaccia per l’autorità del governatore, a causa del loro controllo nell’economia locale.
Né il capitano John Hunter, arrivato nel 1795, né il suo successore, il capitano Philip G. King, in carica tra il 1800 e il 1806, riuscirono a sottrarre loro il controllo dell’importante mercato del rum e, anzi, King fu costretto a impiegare i reparti per sedare una ribellione nel 1804; alcuni anni dopo il capitano William Bligh fu addirittura deposto in seguito alla cosiddetta “rivolta del rum” del 26 gennaio 1808. I reparti furono infine richiamati in patria; John Macarthur, uno dei loro capi, aveva inviato nel 1802 campioni di lana australiana a industriali inglesi, dando inizio a un’attività di esportazione che, dopo il 1810, con l’allevamento di greggi merino, divenne di grande importanza economica.
| 8. | Il governo di Macquarie |
Lachlan Macquarie fu, tra il 1809 e il 1821, il più potente governatore della storia australiana. Sostenuto da una stabile situazione economica, Macquarie poté realizzare a Sydney un ambizioso programma di opere pubbliche, commissionate all’architetto Francis Howard Greenway, un ex forzato. La popolazione della colonia crebbe notevolmente con l’arrivo di nuovi coloni dopo la definitiva sconfitta di Napoleone.
Nel Nuovo Galles del Sud crescenti tensioni per il possesso della terra opposero i forzati tornati in libertà, che rivendicavano pari diritti, ai coloni liberi, che osteggiavano questa rivendicazione. Macquarie sostenne la causa degli ex forzati, attraverso la concessione di terre e l’assegnazione di cariche secondarie.
| 9. | La riforma costituzionale |
Il sostegno dato dal governatore alle rivendicazioni degli ex forzati e l’enorme carico di spesa causato dalla sua politica, promotrice di opere pubbliche, suscitarono grande preoccupazione in madrepatria. Nel 1819 il giudice John Thomas Bigge condusse un’ispezione sull’attività amministrativa di Macquarie per conto del ministero delle colonie britannico. Nel suo rapporto conclusivo, questi riaffermò l’importanza del Nuovo Galles del Sud per la Gran Bretagna, come colonia penale e di popolamento. Gli esiti dell’inchiesta portarono il governo inglese a incoraggiare l’immigrazione bianca nella colonia attraverso la concessione di maggiori diritti territoriali e ad adottare un’importante riforma costituzionale; un decreto del Parlamento del 1823 istituì la nomina di un consiglio legislativo, con cui veniva ridotto il potere esercitato dal governatore.
Nel 1825 un ordine esecutivo del governo britannico formalizzò l’esistenza della colonia della Terra di Van Diemen (l’attuale Tasmania), dove dal 1803 esisteva una colonia penale, e spostò a ovest del 129° meridiano il confine dei possedimenti rivendicati in terra australiana. Dopo la creazione di una colonia di popolamento ad Albany, nell’Australia Occidentale, nel 1827 la Gran Bretagna rivendicò il controllo dell’intero continente.
| 10. | L’espansione della colonia |
Nel corso del XIX secolo l’Australia conobbe una serie di rapide trasformazioni, che furono alla base della sua società moderna. Si trattò soprattutto dell’istituzione, tra il 1829 e il 1859, di quattro delle sei colonie che sarebbero divenute i futuri stati australiani, dell’espansione dell’allevamento e della pastorizia verso l’interno, e infine della scoperta dell’oro.
| 11. | Esplorazioni dell’interno |
I primi esploratori europei dell’interno del continente ebbero un ruolo molto importante per la storia economica dell’Australia e per la formazione del carattere nazionale.
George William Evans si spinse oltre le Blue Mountains, aprendo una via verso Bathurst (fondata nel 1815). Negli anni Venti, John Oxley ampliò la conoscenza delle pianure e del corso dei fiumi Lachlan e Macquarie; nel 1827 Alan Cunningham iniziò l’esplorazione dell’interno del futuro Queensland. Il più famoso tra questi esploratori fu forse il capitano Charles Sturt che, nel 1828-1830, tracciò il bacino del Murray-Darling, oggi il cuore agricolo dell’Australia; Thomas Livingstone Mitchell completò la sua opera e nel 1836 aprì la via che dal Nuovo Galles del Sud conduceva al ricco territorio della zona occidentale dello stato di Victoria.
La mappa del retroterra costiero dell’Australia Occidentale fu tracciata da George Grey e da Edward John Eyre, che non riuscirono tuttavia a raggiungere il centro del continente da Adelaide; riuscì nell’impresa John McDouall Stuart nel 1860, che proseguì nel 1862 per raggiungere Darwin via terra. Il più famoso tra gli esploratori delle regioni centrali e nordorientali fu Ludwig Leichhardt, che nel 1846-47 guidò due fortunate spedizioni, prima di scomparire nel nulla in circostanze misteriose; ancor più famosa fu la tragica morte di Robert O’Hara Burke e William John Wills, al ritorno dalla loro spedizione da Melbourne verso il golfo di Carpentaria nel 1860-61.
| 12. | Nuovi insediamenti |
Nel 1827 il capitano James Frazier Stirling esplorò il fiume Swan sulla costa occidentale; due anni più tardi, con un gruppo di investitori inglesi, vi faceva ritorno come governatore della colonia dell’Australia Occidentale. Nel 1850 la colonia richiese l’invio di forzati per aumentare la mano d’opera e ne ricevette circa 10.000 prima del 1868, quando il trasporto dei forzati ebbe fine.
L’Australia Meridionale, con capitale Adelaide, fu fondata nel luglio del 1837, su proposta del riformatore sociale Edward Gibbon Wakefield, appoggiato da intellettuali liberali e gruppi religiosi. Wakefield riteneva che le nuove terre dovessero essere vendute ai coloni, e non più trasferite gratuitamente, per incoraggiare la produttività agricola. La nuova colonia divenne una società di piccoli agricoltori basata su un insieme di valori quali la famiglia, l’uguaglianza religiosa e la libertà del mercato della terra e del lavoro.
Le peculiari condizioni del terreno e del clima in Australia erano più adatte all’allevamento di ovini su larga scala che all’agricoltura; fu proprio quando, negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo, grandi allevatori cominciarono a controllare estesi pascoli che si produsse la più importante trasformazione del continente. L’espansione dei pascoli portò alla colonizzazione della zona intorno a Port Phillip nel Nuovo Galles del Sud; Melbourne fu fondata nel 1835. La separazione dal Nuovo Galles del Sud fu accordata nel 1851, quando il distretto di Port Phillip divenne la colonia del Victoria, con capitale Melbourne. Il Queensland, sesta colonia australiana, con capitale Brisbane, venne separata dal Nuovo Galles del Sud nel 1859.
| 13. | Lo sviluppo delle istituzioni politiche |
L’adozione del libero scambio da parte della Gran Bretagna intorno alla metà del XIX secolo diminuì la ragione economica del legame coloniale e nel 1850 alle colonie australiane orientali furono concesse costituzioni che prevedevano un governo indipendente. Victoria, l’Australia Meridionale e la Terra di Van Diemen (che prese il nome di Tasmania nel 1854) furono dotate di consigli legislativi, per due terzi elettivi, come era già stato per il Nuovo Galles del Sud nel 1842.
Le colonie orientali riorganizzarono ben presto l’ordinamento dei loro stati e ottennero il controllo della politica territoriale; già nel 1831 la vendita della terra aveva preso il posto del vecchio sistema di concessioni. I nuovi ordinamenti conferivano il potere a un consiglio di ministri responsabile di fronte alla Camera bassa dell’organo legislativo bicamerale. La Camera bassa era eletta a suffragio diretto; prima del 1860 tutti gli stati orientali adottarono il suffragio maschile quasi universale, caratterizzandosi come stati molto democratici per l’epoca. Le nuove Costituzioni riflettevano gli interessi delle popolazioni urbane in rapida crescita, che intendevano ridurre il potere politico detenuto dai grandi allevatori, i quali riuscirono, tuttavia, a garantire le loro proprietà.
| 14. | La scoperta dell’oro e le sue conseguenze |
La scoperta di cospicui giacimenti d’oro alla metà del XIX secolo accelerò lo sviluppo dei nuovi stati. Nell’aprile del 1851 Edward Hargraves scoprì i primi giacimenti a Summer Hill Creek, nel Nuovo Galles del Sud, suscitando una vera e propria febbre, che interessò lo stato di Victoria, il Nuovo Galles del Sud e il Queensland. Nei dieci anni che seguirono, l’Australia esportò oro per un valore superiore ai 124 milioni di sterline e nel 1861 la popolazione residente contava quasi 1,2 milioni di abitanti, essendosi triplicata rispetto al 1850.
La restrizione della possibilità di ingresso nel paese, applicata nel 1856 dallo stato di Victoria nei confronti dei lavoratori cinesi, fu il primo passo verso l’adozione da parte delle colonie di una politica detta dell’“Australia bianca”, che permetteva l’immigrazione ai soli lavoratori europei bianchi; questa politica fu ripresa ed elaborata a livello nazionale dal nuovo governo federale dopo il 1901.
| 15. | La questione aborigena |
Sin dallo sbarco di Arthur Phillip, nel 1788, i rapporti con gli aborigeni furono caratterizzati da tensioni e violenti scontri. In Tasmania le comunità aborigene vennero sistematicamente sterminate; sul continente furono violentemente spinte verso il più arido interno per far posto agli allevamenti.
Ufficialmente, per tutto il XIX secolo, la politica coloniale nei confronti degli aborigeni fu quella di garantire l’uguaglianza con i coloni. In pratica le cose andarono diversamente e lo scontro tra le due culture si fece particolarmente drammatico con l’espansione dei pascoli verso l’interno e l’adozione di misure sempre più severe nei confronti degli aborigeni. L’indifferenza per la cultura aborigena si accompagnò spesso a pratiche segregazioniste, in base alle quali la popolazione indigena fu chiusa in squallide riserve e la sua consistenza andò via via diminuendo. Solo negli anni Cinquanta del Novecento il governo australiano avrebbe iniziato a rivedere la sua politica nei confronti della popolazione aborigena.
| 16. | Verso la Federazione |
Tra il 1830 e il 1860 il numero dei coloni bianchi crebbe considerevolmente. In seguito, anche a causa del declino dell’attività mineraria e in particolare dell’estrazione dell’oro, crebbe l’insediamento lungo le coste, dove si svillupparono importanti nuclei urbani. Alla fine del XIX secolo, sebbene il territorio australiano fosse ancora in gran parte deserto, Sydney e Melbourne figuravano tra le maggiori città del mondo.
Per molto tempo, la forte rivalità tra le varie colonie impedì lo sviluppo di istituzioni comuni. A determinare il primo passo verso l’unificazione fu, negli anni Ottanta dell’Ottocento, il timore dello sviluppo dell’insediamento di europei non britannici e di asiatici nel nord del continente; quando, nel 1883, il Queensland fu costretto a richiedere l’appoggio britannico contro eventuali rivendicazioni coloniali tedesche, la necessità di una politica comune si fece più evidente. Le colonie australiane crearono un Consiglio federale nel 1885, che rimase tuttavia privo di un reale potere esecutivo a causa della mancata adesione del Nuovo Galles del Sud. Alla spinta verso l’unificazione contribuirono lo sviluppo di sindacati centralizzati e il forte consenso ottenuto, dopo la crisi economica del 1892, dal movimento laburista.
Nel 1889 il primo ministro del Nuovo Galles del Sud, Henry Parkes, si fece promotore di una nuova forma di federalismo che avrebbe dovuto sostituire il Consiglio federale. In un congresso tenuto a Sydney nel 1891 furono gettate le basi per la convocazione di un’assemblea costituzionale, che si sarebbe tuttavia riunita solo nel 1897-98. Il progetto di federazione fu infine approvato con un referendum in ciascuna delle sei colonie; il Commonwealth of Australia fu approvato dal Parlamento britannico nel 1900 e venne inaugurato il 1° gennaio del 1901.
La Costituzione federale rifletteva l’influenza sia dell’ordinamento britannico sia di quello americano; fu infatti istituito un governo di tipo parlamentare, con un consiglio dei ministri responsabile di fronte a un’assemblea legislativa bicamerale, ma al governo federale vennero attribuiti soltanto alcuni poteri specificamente delegati. La nuova Camera dei rappresentanti, come la Camera dei comuni britannica, si fondava sulla rappresentazione popolare, ma il nuovo senato, come negli Stati Uniti, garantiva la rappresentanza delle colonie, ora divenute stati. Nel 1911 venne appositamente creato il Territorio della Capitale, ove fissare la capitale federale, Canberra, riproducendo l’esempio statunitense di Washington.
| 17. | La prima guerra mondiale |
Fu l’esperienza della prima guerra mondiale, più che il processo federativo in sé, a trasformare l’Australia in uno stato unito e consapevole della propria identità. Schieratasi al fianco degli Alleati, l’Australia pagò un alto tributo di sangue: dei 330.000 volontari partiti, 60.000 morirono in battaglia e 165.000 rimasero feriti. Rilevanti furono le perdite che le forze australiane subirono a Gallipoli, nel tentativo alleato di aprire un fronte in Turchia.
Nel 1915 divenne primo ministro il laburista William Morris Hughes. Nel 1919 egli rappresentò l’Australia alla conferenza di pace di Parigi, ottenendo in mandato l’ex colonia tedesca della Nuova Guinea; nello stesso anno l’Australia entrò nella Società delle Nazioni. Da un punto di vista economico, l’Australia fu avvantaggiata dalla prima guerra mondiale, in particolare nel settore tessile, siderurgico e automobilistico, e la Gran Bretagna diventò un florido mercato per i prodotti australiani quali lana, frumento, carne di manzo e montone.
| 18. | Tra le due guerre |
La crescita dei partiti conservatori costrinse Hughes prima, nel 1919, ad allearsi con il Partito agrario, poi, nel 1922, a lasciare la guida del governo; forti contrasti affievolirono tuttavia l’azione del governo laburista-agrario che gli succedette. Nel 1929 il Partito laburista tornò da solo al potere con James H. Scullin, che si dimise nel 1931 una volta falliti i suoi tentativi di arginare la crisi innescata dal crollo della borsa di Wall Street.
A prendere le redini del potere fu il Partito australiano unito, formato da esponenti del Partito nazionale e del Partito laburista e guidato da Joseph A. Lyons.
L’Australia, nel tentativo di uscire dalla depressione economica, incrementò il volume dei commerci con la Gran Bretagna; la crisi colpì duramente il paese e la disoccupazione coinvolse più di un terzo della sua forza lavoro.
| 19. | La seconda guerra mondiale |
Allo scoppio della guerra in Europa, l’Australia intervenne a fianco della Gran Bretagna. Quando, nel conflitto nel Pacifico tra Giappone e Stati Uniti del 1941, la Gran Bretagna sembrò incapace di garantire la difesa dell’Australia, il nuovo governo laburista di John Joseph Curtin si alleò con gli Stati Uniti; l’Australia fu la base delle operazioni belliche condotte dal generale statunitense Douglas MacArthur fino alla liberazione delle Filippine. Anche in questa occasione la guerra ebbe un’influenza determinante sull’economia australiana; fu soprattutto potenziato il settore industriale, in particolare l’industria pesante, e questo riorientamento segnò tutto lo sviluppo futuro dell’economia del paese.
Curtin morì nel 1945; il nuovo governo laburista, guidato da Joseph Benedict Chifley, rafforzò le relazioni dell’Australia con gli Stati Uniti stringendo, insieme alla Nuova Zelanda, il patto di ANZUS. Come membro fondatore delle Nazioni Unite, l’Australia diede il suo assenso alla decolonizzazione delle isole del Pacifico, favorendo il processo per l’acquisizione dell’indipendenza della Papua Nuova Guinea (1975).
| 20. | L’epoca Menzies |
Durante la guerra, il Partito australiano unito si sciolse e al suo posto nacque il Partito liberale, che aggregò gli oppositori dei laburisti. Robert Menzies, leader del nuovo partito, diventò primo ministro nel 1949, inaugurando un lungo periodo di stabilità politica. Menzies – il cui governo sarebbe durato fino al 1966 – rafforzò il legame con la Corona britannica, ma si interessò più attivamente dei predecessori agli interessi australiani nel Pacifico e nell’Asia meridionale. In base al Piano di Colombo studenti asiatici furono ammessi negli istituti australiani. Prima del 1966 la politica di immigrazione selettiva fu abbandonata e fu formalmente abolita nel 1973.
L’Australia continuò a rafforzare la sua alleanza con gli Stati Uniti, partecipando alla guerra di Corea, aderendo all’Organizzazione del trattato del Sud-Est asiatico (SEATO), e inviando truppe a fianco degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Nel 1972, dopo un ulteriore periodo di egemonia liberale, il Partito laburista tornò al potere sotto la guida di Gough Whitlam. La durata del governo laburista fu tuttavia assai breve; nel 1975 i liberali ripresero la guida del paese con Malcolm Fraser.
| 21. | Il dominio laburista |
La coalizione guidata da Fraser tra liberali e Partito agrario fu confermata alle elezioni del 1980, ma subì una forte sconfitta nel 1983. Il nuovo premier laburista Bob Hawke, con una politica interna orientata alla crescita economica e allo sviluppo della cooperazione nelle relazioni industriali, e con una politica estera apertamente favorevole agli Stati Uniti, garantì la vittoria dei laburisti alle elezioni del marzo 1984, luglio 1987 e marzo 1990. Nel 1991 le divisioni all’interno dei laburisti portarono alle dimissioni di Hawke e alla nomina a primo ministro del suo ministro delle Finanze, Paul Keating. Sebbene indeboliti dalle polemiche e dai contrasti, nelle elezioni del 1993 i laburisti riuscirono a conservare la maggioranza e Keating la poltrona di premier.
| 22. | Ritorno dei conservatori |
Nel 1996 una coalizione tra il Partito liberale e il Partito nazionale interruppe il dominio laburista, durato tredici anni, e portò John Winston Howard alla guida del paese. Non discostandosi dai precedenti governi per la politica estera, Howard intensificò la strategia economica già introdotta da Keating, lanciando un programma dagli accentuati tratti neoliberisti, basato su una radicale riforma fiscale e su un ampio piano di privatizzazioni. Sotto l’influsso del Partito nazionale, il governò modificò anche il suo atteggiamento nei confronti degli aborigeni, i cui diritti sui territori subirono forti limitazioni, e degli immigrati asiatici, per i quali diventò più difficile ottenere ricongiungimenti e asilo.
La politica del governo Howard si scontrò con l’opposizione laburista nel Parlamento, ma anche con una diffusa ostilità verso le privatizzazioni dei servizi pubblici, che favorì il Partito laburista nelle elezioni per il rinnovo dei parlamenti locali. Le elezioni anticipate del 1998 videro la conferma della coalizione conservatrice, ma anche l’affermazione del partito razzista e segregazionista One Nation (“Una nazione”), che ottenne circa il 9% dei voti e un seggio al Senato.
Nel novembre 1999, dopo un lungo dibattito sulla riforma costituzionale e sul passaggio dello stato alla forma repubblicana, il progetto elaborato venne respinto da un referendum con il 55% dei voti. Nella stessa occasione venne respinta la proposta di introdurre un preambolo formale alla Costituzione che indicava la popolazione aborigena come la prima ad avere abitato il paese. Il preambolo faceva parte di un più ampio progetto di riconciliazione, che comprendeva il riconoscimento alla comunità aborigena di diritti giuridici su una parte di quello che è tradizionalmente considerato il suo “territorio ancestrale”.
Nel 2000 l’Australia ospitò a Sydney la ventisettesima edizione dei Giochi olimpici. Arrivando quarto nel medagliere, il paese ottenne uno straordinario successo sportivo, in cui spiccò la medaglia d’oro conquistata nei 400 m dall’aborigena Cathy Freeman. Lontani dalle aspettative risultarono invece i risultati economici del paese, a causa della diminuzione delle esportazioni verso i mercati asiatici e dell’aumento del costo dei beni importati, tra cui il petrolio. L’accelerazione impressa alla riforma economica neoliberista dal governo Howard causò peraltro un aumento della disoccupazione e del conflitto sociale.
Nel tentativo di contrastare il recupero laburista, Howard cavalcò l’onda nazionalista sollevata dal partito xenofobo One Nation, ponendo al centro della sua campagna elettorale la controversa questione dell’immigrazione clandestina. Tra la primavera e l’estate del 2001 il governo inasprì ulteriormente le misure nei confronti dei profughi. La vicenda del cargo norvegese Tampa, respinto dalle autorità australiane dopo aver tratto in salvo 400 profughi afghani, sollevò le proteste delle associazioni per i diritti umani e dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Ignorando le proteste, in settembre il governo varò una serie di norme che resero pressoché impossibile ottenere asilo politico nel paese. Nelle elezioni di novembre 2001 i laburisti ottennero il miglior risultato, ma la coalizione conservatrice, erodendo i voti del partito One Nation, conservò il controllo sul governo federale.
I laburisti ottennero una vasta affermazione nelle elezioni locali della primavera del 2002, conquistando i governi di tutti gli stati della federazione, compreso quello del Territorio del Nord, tradizionale bastione conservatore. Nello stesso anno, il paese fu colpito da una eccezionale siccità e da un grande numero di incendi, con gravi conseguenze per l’agricoltura e l’allevamento.
| 23. | La “fortezza Australia” |
La questione degli immigrati continuò ad agitare la vita politica australiana, riesplodendo agli inizi del 2002 con una violenta rivolta dei profughi segregati in precarie condizioni in vari campi di raccolta. Il pugno di ferro adottato dal governo Howard nei confronti dei profughi pose la “fortezza Australia” al centro di un’aspra polemica internazionale; in seguito alle critiche di molte organizzazioni umanitarie e dello stesso UNHCR, Howard accettò infine di riprendere l’esame delle richieste d’asilo, sospeso del tutto dopo la caduta del regime dei taliban in Afghanistan. Questo tema si intrecciò con quello del terrorismo internazionale, che vide il governo di Howard, dopo l’attacco subito dagli Stati Uniti l’11 settembre del 2001, schierarsi risolutamente al fianco dell’amministrazione di Washington. Dopo l’attentato di Bali dell’ottobre 2002, in cui trovarono la morte circa 200 persone tra cui 88 turisti australiani, Howard confermò la sua posizione, dichiarando che per contrastare la minaccia terroristica l’Australia era pronta a lanciare offensive militari “preventive” nella regione. Nella primavera del 2003, nonostante un diffuso dissenso, Howard prese parte all’offensiva contro l’Iraq schierando 2000 soldati al fianco della coalizione anglo-statunitense.
Sfruttando i temi dell’immigrazione clandestina e del terrorismo internazionale, Howard si aggiudicò anche le elezioni dell’ottobre 2004. Tuttavia continuò a perdere popolarità, sia tra le classi urbane che tra quelle rurali, soprattutto dopo la revisione della legislazione sul lavoro e sui salari, che suscitò proteste in tutto il paese.
| 24. | Sviluppi recenti |
Nella primavera del 2006 l’Australia interviene con proprie truppe per fermare le rivolte scoppiate nelle isole Salomone e a Timor Orientale.
Dopo undici anni di incontrastato dominio conservatore, i laburisti di Kevin Rudd si aggiudicano le elezioni del novembre 2007. A pochi giorni dal suo insediamento alla guida del governo australiano, Rudd ratifica il protocollo di Kyoto, invertendo la politica seguita dal governo conservatore in materia ambientale.