| Filosofia cinese | Articolo | ||||
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| 2. | L’età classica |
L’età classica della filosofia cinese coincide con il periodo della dinastia Zhou (1027-256 a.C.). L’indebolimento del potere imperiale, provocato dalle guerre scatenate dai signori feudali, spinse il paese nell’anarchia (IV e III secolo) e ruppe i tradizionali legami della società agricola, aprendo però la Cina agli scambi commerciali; venne favorita inoltre l’affermazione di una nuova classe di funzionari eruditi (shi), che conoscevano i testi e i rituali dell’epoca feudale e che aspiravano a restituire prestigio all’insegnamento e al sapere, al fine di riunificare l’impero e restaurare l’ordine sociale.
| 1. | Confucio e i suoi discepoli |
Confucio, funzionario imperiale appartenente alla piccola nobiltà dello stato di Lu, nell’attuale provincia dello Shandong, visse tra il 551 a.C. e il 479 ca. a.C., e fu maestro e consigliere dei signori di diversi stati. Per restaurare l’ordine sociale e ricondurre la Cina alla prosperità, egli sosteneva la necessità di ridare prestigio al governo imperiale, all’organizzazione sociale e familiare, alle norme per la tutela della proprietà prescritte dalla letteratura cinese classica e dalla musica cinese rituale. Secondo la dottrina confuciana, ogni essere umano deve coltivare i valori del passato e della tradizione, e praticare modelli etici suggeriti dai classici della letteratura antica e dai libri scritti dai saggi: in tal modo si ottiene armonia all’interno della struttura rigidamente gerarchica della famiglia, della società e dello Stato.
Confucio non lasciò scritti relativi alle sue idee sulla natura dell’uomo, sui diritti del popolo contro la tirannia e sull’influenza del sovrannaturale nei confronti delle vicende umane; tramandarono il suo pensiero, nel IV e III secolo a.C., Mencio e Xun Zi (Hsün-tzu), i più noti tra i suoi discepoli. Secondo Mencio la natura umana è fondamentalmente buona ed è perfettibile non solo grazie allo studio, come insegnava Confucio, ma anche mediante un processo di autodisciplina. Come Confucio, Mencio accettava l’idea di una società feudale di tipo gerarchico, ma richiamava i sovrani al dovere di assicurare il benessere ai sudditi. Gli imperatori Zhou giustificavano il proprio potere assoluto attraverso la dottrina del “mandato del Cielo”; Tian (Cielo) era l’ente metafisico che reggeva l’universo. Tuttavia, secondo Mencio, solo il consenso del popolo dava valore a tale mandato e il popolo aveva il diritto di ribellarsi in nome del Cielo contro la tirannia. Secondo Xun Zi, invece, poiché la natura umana è malvagia, soltanto grazie all’educazione e alla cultura, rappresentata dallo studio dei classici e dalla scrupolosa conformità ai cerimoniali e ai riti tradizionali, l’uomo può diventare membro a tutti gli effetti della società, inserendosi in una gerarchia sociale rigidamente organizzata sul fondamento del rispetto dei riti e dell’origine divina del potere del sovrano, Figlio del Cielo.
| 2. | Il taoismo |
Movimento filosofico connesso a una religione organizzata, il taoismo ha come esponente principale Lao Zi, secondo la tradizione uno dei maestri di Confucio, vissuto nel VI secolo a.C. La sua dottrina è raccolta in un libro diffuso nel 250 a.C., forse opera di un discepolo.
Mentre il confucianesimo predicava il pieno sviluppo dell’uomo mediante l’educazione morale e la creazione di una società gerarchicamente strutturata, il taoismo cercava di preservare la vita umana mediante il Tao, o Dao (“la via”) della natura, e propugnava il ritorno a una società agraria di tipo arcaico, amministrata da un governo che non interferisse nella vita quotidiana dei sudditi. Lao Zi, infatti, pensava al taoismo anche come dottrina politica, proponendo che il sovrano governasse nel modo migliore “senza azione” (wuwei), disinteressandosi della vita dei sudditi e lasciando immutati la natura e il corso delle cose.
Zhuang Zi, un altro importante filosofo taoista vissuto nel IV secolo a.C., si interessò alla vita morale dell’individuo, consigliando l’astensione dalla politica, la conformità ai ritmi della vita dell’universo e la rinuncia alle deformazioni artificiose imposte dalla ragione. Le dottrine di Lao Zi e Zhuang Zi si riallacciano all’antica tradizione cinese di meditazione legata allo yoga, con l’obiettivo di raggiungere la perfezione di anima e corpo. La tendenza del taoismo al misticismo, fondendosi con il panteismo tradizionale nella straordinaria sintesi propria della religione cinese, gettò le fondamenta per la successiva diffusione del buddhismo Zen.
| 3. | Altre scuole |
La scuola fondata da Mo Zi nel V secolo a.C. predicò una sorta di amore universale fra tutti gli individui, al di là di qualunque distinzione di classe sociale; fu anche la prima a formulare un’accurata critica delle idee fondamentalmente conservatrici di Confucio, valutandone benefici e conseguenze nocive. Mo Zi sosteneva che bisognava avere timore degli dèi e degli spiriti e che il Cielo avrebbe punito le azioni malvagie. I suoi seguaci, riuniti in comunità semimonastiche, divennero maestri nelle arti marziali e svolsero un’abile opera di convincimento nei confronti dei governanti, esortandoli a mantenere la pace.
Nel IV secolo a.C., il naturalismo offrì un’interpretazione cosmologica dell’universo fondata su alcuni principi comuni all’I Ching e ad altre forme contemporanee di divinazione. Il più noto è il sistema Yin e Yang del Tai Ji, che rappresenta il cosmo come un’entità dinamica, il cui sviluppo è regolato dalla costante interazione tra gli opposti, ad esempio, uomo e donna, buio e luce, estate e inverno.
| 4. | Il legalismo |
La scuola delle Leggi si affermò come filosofia dominante nel periodo compreso tra il IV e il III secolo a.C. Due discepoli di Xun Zi, Han Fei Zi e Li Si, riprendendo le affermazioni del maestro secondo cui la natura umana è malvagia ed è necessario correggerla attraverso l’educazione e la cultura, svilupparono una filosofia politica che propugnava leggi rigide e severe punizioni per tenere a freno l’intero corpo sociale. Di conseguenza, la libertà individuale era subordinata all’obiettivo di creare uno stato forte retto da un sovrano dotato di poteri assoluti.
Queste idee rappresentarono un sostegno concreto alla nascita di uno stato totalitario a partire dal 221 a.C., anno in cui ebbe origine la dinastia Ch’in, fautrice di un potere centrale fortemente burocratizzato e accompagnato da leggi restrittive, punizioni severe, rigida censura culturale (nel 213 a.C. furono bruciati i libri sospetti), stretto controllo governativo sull’economia, oltre a importanti progetti di opere pubbliche come la Grande Muraglia.
Il popolo cinese si ribellò all’oppressione della dinastia Ch’in nel 206 a.C., quando il principe Gao Zu, un ex soldato di ventura di origine plebea assurto a nobiltà per nomina imperiale, prese il potere dando origine alla dinastia Han. L’amministrazione centralizzata dell’impero rimase in funzione fino al 1912, ma il controllo imperiale sull’economia e sulla libertà di pensiero si attenuò.
| 5. | Il confucianesimo in epoca Han |
Basando il proprio pensiero sulla concezione di Xun Zi della triade cosmica di cielo, terra e umanità, i filosofi confuciani del periodo Han elaborarono un sistema che incorporava la cosmologia yin-yang dei naturalisti, l’idea taoista dell’armonia dell’uomo con l’ordine naturale, l’insegnamento confuciano sul buon governo, retto da sovrani virtuosi, e il rispetto per il sapere e i principi della scuola delle Leggi. Tale approccio avrebbe aiutato i sovrani a comprendere i principi che regolano il cielo e la terra e a scandire i tempi dell’attività dell’uomo, per completare la triade e realizzare una perfetta armonia dell’universo. Questi principi confuciani furono accettati dal governo Han a partire dal 136 a.C., e divennero la dottrina richiesta ai funzionari pubblici, ma la diffusione di varie forme di superstizione fece nascere, nei primi secoli dopo Cristo, alcuni movimenti d’opposizione, e la scuola si divise sui problemi dell’autenticità dei testi classici.