Trova nell'articolo Fobia

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Fobia

Fobia Paura intensa e persistente per particolari oggetti o situazioni, che può comportare una notevole riduzione delle proprie attività; l’ansia che deriva dallo stimolo fobico è spropositata e l’individuo che la prova è pienamente consapevole dell’irrazionalità del fenomeno.

L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Alcune persone imparano col tempo a controllare gli stimoli fobici, ma spesso, per evitare situazioni temute, si accetta una graduale limitazione della propria libertà.

In psichiatria si distinguono tre tipi di fobia. La fobia semplice, riferita a animali o situazioni specifiche (insetti, serpenti, paura degli spazi chiusi o dell’altezza), compare di solito durante l’infanzia e a volte persiste nell’età adulta. L’agorafobia, paura di spazi aperti come strade e negozi affollati da cui risulti difficile la fuga, è la forma che comporta il maggior grado di riduzione della vita sociale (spesso il paziente agorafobico smette di uscire di casa o può farlo solo se accompagnato) e in genere insorge nella tarda adolescenza. La fobia sociale è la paura di apparire incapaci e di vergognarsi in pubblico; tende anch’essa a insorgere durante l’adolescenza.

La fobia semplice è la forma più diffusa di fobia, ma è l’agorafobia a richiedere più spesso un trattamento, che può essere psicologico, con l’adozione di tecniche di modifica del comportamento o con la desensibilizzazione sistematica, oppure farmacologico, con l’assunzione di ansiolitici e antidepressivi.