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Fobia Paura intensa e persistente per particolari oggetti o situazioni, che può comportare una notevole riduzione delle proprie attività; l’ansia che deriva dallo stimolo fobico è spropositata e l’individuo che la prova è pienamente consapevole dell’irrazionalità del fenomeno.
L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Alcune persone imparano col tempo a controllare gli stimoli fobici, ma spesso, per evitare situazioni temute, si accetta una graduale limitazione della propria libertà.
In psichiatria si distinguono tre tipi di fobia. La fobia semplice, riferita a animali o situazioni specifiche (insetti, serpenti, paura degli spazi chiusi o dell’altezza), compare di solito durante l’infanzia e a volte persiste nell’età adulta. L’agorafobia, paura di spazi aperti come strade e negozi affollati da cui risulti difficile la fuga, è la forma che comporta il maggior grado di riduzione della vita sociale (spesso il paziente agorafobico smette di uscire di casa o può farlo solo se accompagnato) e in genere insorge nella tarda adolescenza. La fobia sociale è la paura di apparire incapaci e di vergognarsi in pubblico; tende anch’essa a insorgere durante l’adolescenza.
La fobia semplice è la forma più diffusa di fobia, ma è l’agorafobia a richiedere più spesso un trattamento, che può essere psicologico, con l’adozione di tecniche di modifica del comportamento o con la desensibilizzazione sistematica, oppure farmacologico, con l’assunzione di ansiolitici e antidepressivi.