Morbo di Parkinson
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Morbo di Parkinson
2. Sintomi

Il morbo di Parkinson, le cui cause sono ancora ignote, è caratterizzato dalla degenerazione di neuroni di alcuni gangli (locus coeruleus e substantia nigra) presenti alla base del cervello. In questa regione si ha la diminuzione della concentrazione del neurotrasmettitore chiamato dopamina; in tal modo, la trasmissione degli impulsi nervosi viene alterata. I tre sintomi caratteristici sono il tremore, la rigidità e la bradicinesia, cioè la lentezza dei movimenti; generalmente, interessano un lato del corpo. Il tremore compare come prima manifestazione della malattia nel 70% dei casi. Si verifica tipicamente in condizioni di riposo e in una mano; solo in tempi lunghi, mesi o anni, può colpire entrambe le mani e, più raramente, uno o entrambi i piedi; si localizza poi alla mandibola e alle labbra e talvolta a collo e testa. Il tremore scompare quando il paziente compie un movimento finalizzato, come afferrare un oggetto, per ripresentarsi nella successiva fase di riposo; in alcuni casi, comunque, esiste anche un “tremore di azione”, che risulta disturbante per lo svolgimento delle attività quotidiane; può verificarsi anche un “tremore interno” che, pur se non avvertito dall’esterno, rappresenta per il malato una sensazione assai fastidiosa.

La rigidità è causata dall’aumento del tono muscolare, e riduce l’escursione dei movimenti, particolarmente degli arti e del tronco; i parkinsoniani procedono a passi brevi e veloci, mantenendo il capo flesso per compensare la sensazione di caduta in avanti. La bradicinesia riguarda i movimenti che richiedono una manualità fine e che, a causa della malattia, divengono sempre più lenti e impacciati. La lentezza colpisce anche l’articolazione del linguaggio, che si fa difficoltosa e monotona (bradilalia), la capacità di scrivere, per cui la calligrafia diviene incerta e minuta (micrografia), la mimica facciale, che diventa più limitata.

Disturbi secondari, connessi ai sintomi principali o anche ai farmaci assunti per contrastare il Parkinson, possono comprendere scialorrea (eccesso di saliva dovuto a scarsa deglutizione), diminuzione di peso, disturbi della funzione urinaria (come l’eccessiva frequenza delle minzioni), crampi muscolari agli arti (distonie), alterazione della sudorazione, disturbi dell’umore (depressione nella metà dei pazienti) e del sonno. Circa il 40% dei malati lamenta, a uno stadio di Parkinson avanzato, anche stati confusionali e forme di demenza che non raggiungono mai la gravità degli analoghi sintomi nel morbo di Alzheimer.

Tremori e comportamenti analoghi a quelli dei malati parkinsoniani possono riscontrarsi anche in soggetti non affetti dalla sindrome, a seguito dell’assunzione di particolari sostanze psicoattive, come l’ecstasy.