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Bibliofilia
1. Introduzione

Bibliofilia Ricerca, acquisizione e catalogazione di libri rari e pregiati. La rarità e preziosità di un libro sono determinate in base a criteri che spesso non contemplano il valore, letterario o scientifico, dell’opera presa in esame. Un libro può essere oggetto d’interesse per i bibliofili in quanto esemplare stampato in poche copie, oppure perché stampato con sistemi manuali o su carta fatta a mano, o perché frutto di raffinati processi di riproduzione o rilegato da maestri artigiani che spesso sono veri artisti.

2. Incunaboli, cinquecentine, manoscritti miniati e autografi

Tra gli esemplari più ricercati vi sono quelli di prima edizione, generalmente rari, o perché divenuti tali nel tempo o perché stampati, all’origine, in tiratura limitata. Gli incunaboli e i testi pubblicati agli inizi della storia della stampa, ossia tra la metà del XV secolo (le cosiddette “cinquecentine”) e la fine del XVII, furono prodotti in edizioni relativamente ridotte e nel corso dei secoli subirono perdite e danni: il che giustifica il valore talvolta assai elevato raggiunto dalle copie sopravvissute.

L’interesse dei bibliofili investe anche due tipi di testi: i manoscritti miniati, risalenti a un periodo antecedente all’invenzione della stampa, ricchi di illustrazioni e abbellimenti grafici, e i manoscritti originali, ovvero autografi dell’autore o da lui direttamente ispirati. La prima categoria ha un’intrinseca importanza artistica e storica; la seconda è principalmente oggetto d’interesse filologico per gli studiosi e i critici, i quali osservano le modifiche e le correzioni apportate al testo dall’autore durante il processo creativo e di revisione.

3. Collezionismo di genere

Spesso i bibliofili aggiungono alla passione per gli esemplari rari anche una forma di collezionismo specializzato, ossia diretto all’acquisizione di testi riguardanti limitati campi d’interesse personale. C’è chi raccoglie esclusivamente libri di viaggio, chi libri illustrati da particolari artisti, chi tutte le edizioni delle opere di un solo scrittore. Da sempre la posterità trae grande vantaggio dai collezionisti di libri i quali, nel corso della vita, accumulano e quindi conservano e tramandano opere fondamentali.

Grandi biblioteche sono nate sulla base di collezioni private: ad esempio, la Biblioteca Marciana di Venezia nasce dalla preziosa donazione fatta nel 1468 dal cardinale Bessarione. Presso l’Università di Pavia esiste un fondo nel quale sono raccolti i manoscritti dei maggiori autori italiani del Novecento.

4. Cenni storici

Le prime raccolte di libri risalgono a tempi lontanissimi, basti pensare alla biblioteca di Ninive fatta costruire dal re Assurbanipal, oppure alla biblioteca privata di Aristotele, che sembra fosse talmente ricca da costituire un modello per la grande biblioteca di Alessandria. Eumene II contribuì alla creazione di un’importante collezione di libri a Pergamo, in Asia Minore.

Nel Medioevo vennero fondate numerose biblioteche da parte degli ordini religiosi, e il sorgere delle università vide i collegi arricchirsi di grandi collezioni di volumi. Una grande biblioteca privata medievale, degna di essere ricordata per la sua straordinaria ricchezza, fu quella di Riccardo di Bury (1287-1345), vescovo di Durham, la prima a essere provvista di un moderno sistema di consultazione e prestito dei volumi; alla morte del possessore, la biblioteca passò all’Università di Oxford.

Nel corso dei secoli XVII e XVIII in tutta Europa, e soprattutto in Francia, sorse e si sviluppò un’autentica passione per la bibliofilia: notevoli furono le raccolte di libri di Richelieu, Mazzarino e Colbert. Alcune importanti biblioteche di corte vennero successivamente trasformate in biblioteche nazionali. L’attività dei bibliofili inglesi portò, nel 1753, alla fondazione del British Museum.

Purtroppo si verificò anche il fenomeno inverso: alcune importanti collezioni private furono oggetto di saccheggio durante guerre e rivoluzioni; ad esempio, il re svedese Gustavo II Adolfo nel corso delle sue conquiste fece incetta di libri che inviò nel suo regno, mentre durante la Rivoluzione francese andarono saccheggiate e distrutte molte biblioteche appartenenti alle famiglie dell’aristocrazia.

A partire dalla fine del secolo XIX la bibliofilia si diffuse notevolmente anche negli Stati Uniti; tra i più noti collezionisti americani si ricordano John Pierpont Morgan, Henry Edwards Huntington e James Lenox, la cui raccolta divenne parte della New York Public Library.

I libri rari sono oggetto di vendite private o all’asta. Memorabile fu quella svoltasi a Londra, nel 1812, nella quale fu battuta una copia della prima edizione a stampa del Decameron di Giovanni Boccaccio (1527, presso gli stampatori fiorentini Giunti), venduta alla più alta cifra mai spesa per un libro dal XVII secolo, da quando cioè furono indette le prime aste di libri.

Nel XIX secolo il più importante mercato internazionale di libri rari fu Londra, ruolo che divide oggi con Parigi e New York; anche Amsterdam è considerata una buona piazza, soprattutto per i libri di argomento scientifico. Negli ultimi due secoli bibliofili e studiosi hanno concordemente indicato in alcune opere a stampa un modello di riferimento quanto a importanza storica, rarità e valore; fra tutti spicca la Bibbia di Gutenberg (stampata a Magonza, in Germania, nel 1452-1456), apparsa per l’ultima volta in asta a New York nel 1987 e battuta per 5.390.000 dollari.