Agronomia
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Agronomia
2. Cenni storici

Le prime pratiche agronomiche si possono fare risalire al periodo Neolitico, quando avvenne la cosiddetta “rivoluzione agricola” (vedi Agricoltura); nella coltivazione dei cereali da granella (come grano e orzo) furono attuati i primi tentativi di selezione delle piante, attraverso la scelta di quelle con semi di maggiori dimensioni e capaci di trattenere a lungo i semi nelle spighe. In epoca romana si definirono alcune pratiche, come il sovescio delle leguminose, furono perfezionati i sistemi di coltivazione del maggese e della rotazione, e si incrementò l’uso di strumenti quali aratri ed erpici.

Dopo il declino dell’impero romano l’agronomia ritrovò nuovo impulso durante le dominazioni arabe, in cui si assistette alla reintroduzione di antiche colture, e nell’epoca dei Comuni. Dopo la scoperta dell’America, nel corso del Cinquecento e del Seicento particolare stimolo derivò dall’importazione in Europa di nuove piante, come il pomodoro, la patata e il cacao.

L’agronomia come scienza vera e propria si definì tuttavia solo nel XIX secolo: fu soprattutto il chimico tedesco Justus von Liebig, considerato il padre della chimica agraria, a teorizzare i processi di trasformazione tra sostanza inorganica e organica operati dalle piante, e a studiare i cicli degli elementi e l’importanza dell’apporto di sali di azoto, potassio e fosforo nel terreno. Fu anche dimostrata la capacità di alcune piante, come le leguminose, di fissare l’azoto atmosferico nel terreno, proprietà già sfruttata in alcuni antichi sistemi di coltivazione.

Nel XX secolo l’agronomia ha subito un notevole sviluppo soprattutto grazie all’acquisizione di nuove conoscenze nell’ambito della chimica, della fisica, della climatologia, della genetica e della fisiologia vegetale, discipline profondamente interconnesse con l’agronomia.

La ricerca agronomica ha portato a notevoli svolte, tra le quali: la selezione di varietà (cultivar) di piante dotate di caratteristiche particolari, come un’elevata produttività o la resistenza a fattori negativi, quali alcune malattie o la scarsità di acqua; la formulazione di concimi chimici specifici; la sintesi di fitofarmaci; la messa a punto di pratiche che si sono ampiamente diffuse, quali la coltivazione selettiva di singole specie (sistema di coltivazione intensivo); l’ottenimento di fiori e frutti in serra in periodi diversi da quelli naturali (tecniche di forzatura), possibile grazie alla migliorata conoscenza della fisiologia vegetale e di fenomeni quali il fotoperiodismo e la germinazione; e, anche, la creazione di piante geneticamente modificate, come il mais o la soia, portatrici di geni derivanti da altri organismi.

D’altra parte, l’accresciuta produttività agricola ha portato con sé anche effetti negativi, che hanno provocato in alcuni casi gravi compromissioni degli equilibri ambientali.