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La poetica |
L'epiteto doctus, attribuito a Catullo dai suoi successori, attesta la sua piena adesione agli ideali della poesia alessandrina, ideali condivisi da tutto il gruppo dei cosiddetti 'neóteroi', o 'poeti nuovi', di cui faceva parte. Il carme 95, un elogio della Zmyrna dell'amico Gaio Elvio Cinna, è considerato il manifesto della poesia di quel gruppo, che puntava su valori estetici ed etici nuovi in esibita opposizione al gusto corrente. Catullo rifiuta una poesia storico-politica, celebrativa, nelle forme retoriche e solenni fissate da Ennio e dai suoi epigoni, e punta invece a una lirica breve, elegante, oggetto di assidue cure stilistiche, allusiva e insieme comunicativa, tenuta su un registro dotto e discorsivo, in forme essenziali e leggere. Accanto a ciò, Catullo, coi 'neóteroi', rivendica uno spazio alle ragioni e ai bisogni dell'individuo, che non vanno sacrificati a quelli della collettività. Il disimpegno politico di Catullo è una scelta per vivere intensamente le vicende personali, ma non implica sordità di fronte al cattivo gusto e alla rozza e immorale prepotenza dei potenti. Nel trasmettere la sua pienezza affettiva, Catullo creò un nuovo linguaggio dell'eros, che avrebbe lasciato il segno nei grandi poeti dell'età augustea, conservando però un'identità assoluta.
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