| Racine, Jean-Baptiste | Articolo | ||||
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| 3. | La poetica |
Il teatro di Racine rispetta le regole della poetica classica così come le unità di tempo, luogo e azione di matrice aristotelica. Il numero dei personaggi è limitato e lo svolgimento dell’intreccio è lineare. I drammi raciniani sono essenzialmente dei drammi interiori: la tragedia si annuncia sin dall’inizio per poi riverberarsi sul destino stesso dei personaggi, impotenti di fronte al divampare delle passioni. Vero motore della poetica raciniana è infatti la lotta interiore di ogni singolo personaggio alle prese con le potenti passioni, in particolare l’amore, l’ambizione e la gelosia. Tutto il dramma si svolge all’interno dell’animo umano, e la corsa verso la catastrofe finale, il più delle volte cruenta, non può essere arrestata. Nel corso dello svolgimento drammaturgico, la volontà dell’individuo si traduce nella progressiva presa di coscienza della ineluttabilità degli eventi; al personaggio non resta dunque che farsene carico. Di qui derivano la forza e la modernità della tragedia raciniana: i personaggi, situati spazialmente e temporalmente in una dimensione estranea al pubblico (l’ambientazione è di volta in volta greca, romana o turca), finiscono infatti con l’assumere un valore universale e profondamente umano.
Il verso utilizzato da Racine nella composizione delle tragedie è l’alessandrino. La serie di dodici sillabe, espressione per eccellenza della durata drammatica del verso, trova una perfetta consonanza con il lirismo e la precisione della scrittura drammaturgica raciniana. La rinascita della fortuna di Racine, dopo un periodo di parziale oblio, si deve anche alle interpretazioni di Fedra da parte di due grandi attrici quali Rachel e Sarah Bernhardt, sapienti interpreti delle eroine di Racine.