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Primati
1. Introduzione

Primati Ordine di mammiferi comprendente i lemuri, le scimmie, le scimmie antropomorfe e l’uomo. Fatta eccezione per quest’ultimo, classificato Homo sapiens nella famiglia degli ominidi, e per pochi altri membri, i primati sono animali prevalentemente arboricoli, diffusi nelle regioni tropicali e subtropicali del mondo.

I primati sono generalmente suddivisi in due sottordini: quello delle proscimmie, che comprende i lemuriformi, i lorisidi e i tarsiformi; e quello degli antropoidei, tra cui si annoverano le scimmie propriamente dette (scimmie del Nuovo Mondo, o platirrini o ceboidei, e scimmie del Vecchio Mondo, o catarrine o cercopitecoidei), le scimmie antropomorfe e l’uomo.

2. Caratteristiche fisiche

Le dimensioni dei primati variano tra i circa 12 cm del lemure Microcebus murinus e quelle dei grandi pongidi (170 cm di altezza) e dell’uomo; in genere, le scimmie primitive del Nuovo Mondo sono più piccole di quelle del Vecchio Mondo.

Gli occhi sono ben sviluppati, situati in posizione frontale sulla testa, in modo da permettere una visione binoculare e quindi la percezione della tridimensionalità. I lori e i tarsi, caratterizzati da grandi occhi scarsamente mobili, per vedere ai margini del ristretto campo visivo possono ruotare la testa di 180°. Le mani, pentadattile, sono dotate di pollici opponibili, che consentono di afferrare gli oggetti e, nel caso delle specie arboricole, di appendersi ai rami. L’apparato vocale consente la produzione di una gran varietà di suoni; in particolare, le scimmie urlatrici emettono grida penetranti che, nel panorama di tutti i suoni prodotti dagli animali, sono in assoluto i più intensi.

La coda, se presente, è generalmente lunga e rivestita di pelo; nelle scimmie arboricole è prensile, utile negli spostamenti di ramo in ramo; nei lemuridi non è prensile, e nei pongidi e negli ominidi manca del tutto. Gli antropoidei sono generalmente caratterizzati da labbra prominenti, muscoli facciali sviluppati che conferiscono espressività, narici ricoperte di cute nuda e orecchie con padiglioni auricolari di dimensioni ridotte.

3. Evoluzione

Secondo quanto testimoniato dai resti fossili, i più antichi dei quali risalgono a circa 55 milioni di anni fa, i primati fecero la loro comparsa sulla Terra nel Paleocene: si trattava di forme vicine agli attuali lemuriformi che disponevano già di un primo dito quasi totalmente opponibile. Nel corso dell’evoluzione questi animali, da notturni e insettivori che erano, divennero progressivamente diurni e frugivori; di conseguenza la loro vista divenne più acuta, ai danni del senso dell’olfatto: gli occhi divennero frontali, consentendo una visione tridimensionale.

Circa 30 milioni di anni fa si sviluppò in Africa un primate più evoluto, una vera e propria scimmia, che entrò in competizione con i lemuri, sia per lo spazio vitale che per le risorse alimentari. I lemuri vennero sopraffatti dalle nuove scimmie ovunque, tranne che in Madagascar, che nel frattempo si era staccato dal continente diventando un’isola. Per questo motivo oggi i lemuri sono limitati all’isola del Madagascar e alle vicine isole Comore.

Recenti studi di carattere statistico effettuati sui fossili a disposizione negano invece l’origine paleocenica dei primati: secondo tali studi, i primati sarebbero comparsi sul pianeta ben prima del Paleocene, vale a dire circa 85 milioni di anni fa. Questo implicherebbe che i mammiferi antenati dell’uomo abbiano convissuto per un certo periodo con i dinosauri, che la loro evoluzione possa aver risentito della deriva dei continenti dovuta alle dinamiche tettoniche della litosfera terrestre e che anche la linea evolutiva che avrebbe portato allo sviluppo dell’uomo si sia staccata prima di quanto si pensi attualmente: non cinque, ma otto milioni di anni fa.

A prescindere dall’epoca della loro origine, l’evoluzione dei primati procedette in direzione di un aumento delle dimensioni corporee, generalmente accompagnato da un proporzionale aumento della massa cerebrale. I primi ominidi (scimmie antropomorfe preumane) apparvero circa 5 milioni di anni fa. Da allora andarono incontro a un progressivo processo evolutivo che li portò ad assumere l’andatura bipede e la stazione eretta in una fase piuttosto precoce della loro storia.

4. Comportamento e organizzazione sociale

La maggior parte dei primati ha abitudini arboricole; tra quelli del Vecchio Mondo, tuttavia, alcuni, come le scimmie cinocefale, si sono adattati a una vita quasi completamente terricola. Le scimmie antropomorfe di taglia troppo grande per muoversi con sicurezza sui rami si limitano a dondolarsi su di essi, appendendovisi con le braccia: ne è un esempio il gibbone, che manifesta singolari doti acrobatiche. Fra le grandi scimmie antropomorfe, l’orango rimane invece prevalentemente arboricolo, con l’eccezione dei maschi più anziani e più grossi, che preferiscono spostarsi sul terreno. Tra le proscimmie, alcune, come il catta del Madagascar (Lemur catta), passano molto tempo a terra, camminando su tutte e quattro le zampe.

Insieme ai cetacei, i primati rappresentano i mammiferi intellettualmente più dotati (escludendo l’uomo, che costituisce un caso a parte); sono infatti caratterizzati da un rapporto massa cerebrale-massa corporea molto premiante. Nell’ambito di quest’ordine si riscontra inoltre una grande varietà di modelli sociali e di forme di comunicazione: i primati si scambiano segnali attraverso la voce, la mimica facciale, il comportamento, i gesti e gli atteggiamenti del corpo.

Alcuni primati, come i gibboni, vivono in gruppi familiari; le scimmie urlatrici formano grandi comunità miste e gli scimpanzé vivono anch’essi in folti gruppi, generalmente privi di una ben definita organizzazione sociale. Le cure parentali si protraggono per periodi variabili dai 90 giorni delle tupaie ai circa 7 anni delle grandi scimmie antropomorfe.

Classificazione scientifica: I primati costituiscono un ordine della classe dei mammiferi, phylum cordati. L’ordine si divide in due sottordini: proscimmie e antropoidei; le proscimmie comprendono i lemuriformi, i lorisiformi e i tarsiformi; gli antropoidei comprendono i ceboidei (o platirrini), i cercopitecoidei (o catarrini) e gli ominoidei.