Stampe e incisioni
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Stampe e incisioni
2. Tecniche di stampa a mano

L’artista grafico ha a disposizione numerosi metodi di stampa a mano: a rilievo, a intaglio, planografica, monotipo, o stencil.

1. Stampa a rilievo

Nella stampa a rilievo o rilievografica, l’artista incide l’immagine su una tavoletta di legno, che può essere ricavata tagliando il ramo o il tronco nel senso delle fibre, nel qual caso si parlerà di xilografia o incisione su legno di filo, oppure sezionando la pianta trasversalmente, realizzando così una cosiddetta incisione su legno di testa. Nel XX secolo si è affermata anche l’incisione su linoleum.

1.1. Xilografia

La xilografia è il metodo di stampa più antico. Per secoli la tecnica di base per la stampa a rilievo è consistita nell’intagliare alcune parti della superficie di una tavoletta lignea in modo da creare un disegno in rilievo dell’immagine desiderata. I legni impiegati tradizionalmente erano quelli di alberi da frutto, come il ciliegio o il pero, preferiti all’acero o alla quercia perché più duttili; nel XX secolo gli artisti hanno scelto legni più morbidi, come il pino.

La superficie della tavola, dopo essere stata spianata e levigata, può essere indurita con un trattamento a lacca che ne aumenta la resistenza alla pressione del torchio e facilita la creazione di immagini nette e definite. L’artista inizia quindi a dipingere o disegnare l’immagine sulla superficie preparata e procede all’eliminazione del legno lungo i lati delle linee tracciate, in modo da far emergere il contorno dell’immagine, che diventa così “a rilievo”.

Sulla matrice così ottenuta si fa scorrere un rullo imbevuto di un inchiostro a base di olio, che annerisce tutte le parti in rilievo; quindi vi si depone sopra un foglio di carta, meglio se di un tipo molto assorbente, come la carta di riso. A questo punto si può stampare l’immagine a mano, passando sul retro del foglio il dorso di un cucchiaio, un brunitoio o un tampone; oppure si può porre matrice e foglio sotto un torchio tipografico, in modo che la pressione trasferisca l’inchiostro dalle parti in rilievo della tavoletta alla carta. Al termine della stampa, si stacca delicatamente il foglio a partire da un angolo: sulla sua faccia inferiore resta l’immagine rovesciata del motivo inciso nella matrice. Per le xilografie a colori si adoperano tavolette distinte, una per ogni colore.

1.2. Incisione su legno di testa

L’incisione su legno di testa, simile alla xilografia, si è sviluppata a partire dal XVIII secolo, anche se erano stati condotti alcuni esperimenti già in precedenza: gran parte del merito del suo successo si deve all’opera di Thomas Bewick, che impose il nuovo procedimento nella stampa delle illustrazioni di libri e periodici. La tecnica precede l’uso di uno strumento chiamato bulino (con punta a sezione triangolare o quadrata), con il quale si incidono i tratti dell’immagine che devono rimanere bianchi direttamente sulla tavoletta.

Il legno di testa, ricavato dalla sezione del tronco in senso trasversale alle fibre, è più duro del legno di filo: solitamente si usa il bosso, ma sono indicati anche il ciliegio o il pero, la cui consistenza compatta consente all’artista di incidervi immagini molto dettagliate, composte da tratti sottili. Moltiplicando e infittendo le linee incise, o utilizzando strumenti dentellati o a pettine si possono aggiungere al disegno zone sfumate o sfondi indefiniti, che arricchiscono la stampa con sottili modulazioni tonali. Si procede quindi all’applicazione sulla matrice di un inchiostro da stampa a elevata viscosità, facendo attenzione a non farlo penetrare nelle parti incise. Infine si pone un foglio di carta liscia e sottile sulla tavoletta e si effettua la stampa a mano o tramite torchio.

2. Incisione calcografica

La stampa calcografica, o calcografia, è ottenuta con un procedimento di incisione opposto a quello della stampa rilievografica. I tratti dell’immagine, invece di emergere dalla superficie della matrice, sono intagliati o incisi in incavo, generalmente su una lastra metallica. Vi sono due tipi principali di tecniche calcografiche: nei metodi cosiddetti diretti l’immagine è incisa nella lastra tramite utensili appuntiti, come bulini, rotelle, raschietti e puntesecche; nei metodi indiretti si usa l’azione corrosiva degli acidi. Grazie alla grande varietà dei procedimenti di incisione, queste stampe si contraddistinguono per la straordinaria ricchezza di effetti visivi.

Tramite incisione, l’artista può produrre un’immagine molto dettagliata, dai tratti definiti, oppure sfumata o schizzata, a seconda della distribuzione dei solchi e della loro profondità. Dopo che l’immagine è stata incisa, si inchiostra la lastra con un rullo, facendo penetrare la miscela oleosa in tutte le parti in cavo. Poi si pulisce con cura la superficie, lasciando l’inchiostro solo nei tratti incisi; quindi si monta la matrice sul piano della pressa, vi si depone sopra il foglio di carta da stampare, e si copre quest’ultimo con particolari feltri, che, quando sono premuti dai cilindri rotanti, spingono la carta nei solchi, facendole assorbire l’inchiosto ivi contenuto.

2.1. Acquaforte

Indispensabili operazioni preliminari per realizzare un’acquaforte sono una perfetta pulizia della lastra metallica, per eliminare ogni traccia di grasso, e la stesura su tutta la superficie di uno strato uniforme di vernice resistente all’acido. A questo punto l’artista procede all’incisione dell’immagine: servendosi di una punta d’acciaio estremamente sottile, rimuove la vernice dalla lastra in corrispondenza dei tratti del disegno. Quindi, dopo aver protetto anche il retro della lastra con la vernice, immerge la matrice in un bagno di acido, la cui azione corrosiva scava il metallo messo a nudo dalla punta. La durata dell’immersione (o morsura) nell’acido determina la profondità del solco e quindi la forza del segno stampato. Si possono realizzare anche diverse morsure successive, per ottenere una maggiore varietà di tratti.

2.2. Acquatinta

L’introduzione dell’acquatinta risale al XVII secolo, e si deve al tentativo di ricreare nelle stampe gli effetti dell’acquerello e del guazzo. Il procedimento chimico cui è sottoposta la matrice è simile a quello dell’acquaforte, ma la tecnica di preparazione della lastra è diversa, come completamente differenti sono gli esiti della stampa: le parti della superficie metallica esposte all’azione dell’acido sono molto estese, e trattate in modo da creare zone tonali invece che motivi definiti.

Per realizzare un’acquatinta, si riproduce sulla lastra il disegno da stampare (generalmente molto semplificato) cospargendo la superficie (preriscaldata per migliorarne l’aderenza) con polvere di quarzo, zucchero, bitume o sale. Quando lo strato di copertura è solidificato e seccato, la lastra viene immersa in un solvente acido, che corrode la superficie di tutte le aree non protette. Se l’artista desidera che alcuni punti dell’acquatinta finita risultino di un nero più carico rispetto ad altri, può ripetere la morsura più volte, rendendo tali zone più porose e quindi in grado di assorbire maggiori quantità di inchiostro. Il metodo ad acquatinta è spesso difficile da controllare e viene solitamente impiegato insieme alle tecniche dell’acquaforte e della puntasecca.

2.3. Puntasecca

La puntasecca, o punta immediata, è la più semplice fra le tecniche d’incisione su metallo. L’artista incide l’immagine direttamente su una lastra in rame o zinco non trattata, utilizzando uno strumento simile a una matita, con una scheggia di diamante come punta. Premuto e trascinato sulla lastra, esso produce un solco ai cui lati si sollevano dei sottili riccioli di metallo, detti “barbe”. Durante la tiratura, lo stampatore cerca di conservare le barbe, poiché esse, trattenendo l’inchiostro, producono linee profonde e vellutate. La pressione del torchio permette raramente di ottenere più di venti o trenta esemplari prima che le barbe, molto delicate, vadano perdute. Come per l’acquatinta, il procedimento di stampa prevede che la matrice venga inchiostrata, poi ripulita con dolcezza lasciando l’inchiostro nei solchi, quindi coperta con un foglio inumidito e infine montata sotto il torchio.

2.4. Bulino

Il bulino è una sottile astina di acciaio temperato lunga circa 10 centimetri, a sezione variabile (quadrata, a losanga, ad arco gotico, triangolare o irregolare), con la punta tagliata diagonalmente (presenta un angolo di 30-45°). Con questo termine si indica anche la stampa realizzata da matrice incisa a bulino. Su una lastra di rame viene dapprima schizzato il disegno a tratti leggeri, spesso con una punta sottile, quindi si ripassano i segni con il bulino, che asporta un ricciolo di metallo. A differenza che nella puntasecca, le barbe che rimangono ai lati vengono completamente asportate con un raschiatoio, e i bordi ancora ruvidi vengono levigati con il brunitoio, uno strumento con punta arrotondata usato anche per eliminare le piccole irregolarità della superficie della lastra.

Le zone tonali sono realizzate con fitti tratteggi: se i segni incisi sono tutti orientati nella stessa direzione, si parla di tratteggio parallelo, mentre se si intersecano (perpendicolarmente o secondo diverse angolazioni) si crea un tratteggio incrociato. Si possono inoltre ottenere particolari effetti sfumati imprimendo sulla lastra puntini più o meno profondi. La matrice viene quindi inchiostrata, secondo il procedimento comune alla stampa calcografica, e posta sutto il torchio. Poiché il rame è molto malleabile e consente cancellature e correzioni del disegno inciso, l’artista dispone generalmente che vengano tirate le cosiddette prove di stato, in base alle quali decide se modificare ulteriormente la matrice.

2.5. Mezzatinta

Un altro metodo di stampa calcografica è la mezzatinta o “maniera nera”. Per realizzarla, si usano il raschietto e la mezzaluna, un utensile pesante dalla lama semicircolare seghettata. Passando e premendo sulla lastra la mezzaluna si ottiene un solco irregolare, ai cui lati si sollevano le barbe, come nella puntasecca. Il procedimento, piuttosto laborioso, richiede che l’artista operi sull’intera superficie, incidendo con la mezzaluna lungo fitte linee parallele orientate via via in direzioni diverse. Se la lastra venisse inchiostrata a questo punto, si otterrebbe una stampa uniformemente scura, di un nero intenso e vellutato.

L’artista crea il motivo da stampare lavorando con brunitoi e raschietti sulla superficie incisa della lastra, schiacciando o in alcuni casi abbassando completamente i segni rigati lasciati dalla mezzaluna: le zone perfettamente polite corrisponderanno ai bianchi dell’immagine riprodotta. Quindi si procede all’inchiostratura della matrice e infine alla stampa. I passaggi dalle zone di nero carico a quelle di bianco possono essere molto graduali e sfumati, permettendo di ottenere tramite il chiaroscuro gli straordinari effetti di volume e profondità per i quali questo metodo è più noto.

3. Stampa planografica

Nelle stampe planografiche, l’immagine è disegnata direttamente sulla superficie di una lastra di pietra o di metallo, senza inciderla in alcun modo. Il trasferimento dell’immagine dalla matrice alla carta (o ad altro supporto) può avvenire per contatto diretto tra le due superfici (litografia), oppure in modo indiretto, se la stampa finale viene impressa da un cilindro ricoperto di gomma, precedentemente inchiostrato dalla matrice originaria (stampa offset).

3.1. Litografia

La litografia è un procedimento di stampa basato sull’incompatibilità fra grasso e acqua: l’uno respinge l’altra e viceversa, mentre tipi diversi di grasso si attirano tra loro e si mischiano, analogamente a quanto accade tra soluzioni acquose. Tradizionalmente, il materiale impiegato per la litografia è una pietra calcarea porosa tipica della Baviera, abbastanza dura e permeabile. In sostituzione del calcare, si impiegano anche lastre di zinco o alluminio.

L’artista disegna l’immagine sulla superficie della pietra (perfettamente levigata o, in alcuni casi, leggermente satinata, o “granita”) con una matita litografica a base di materiale grasso, o con una penna caricata a inchiostro grasso. Terminata la fase della creazione artistica, la successiva lavorazione può essere condotta da un aiutante o da un tecnico stampatore. Dopo aver fissato il disegno con della resina (colofonia), viene applicata su tutta la lastra una morsura di acqua, gomma arabica e acido nitrico, che scivola sulle parti inchiostrate e penetra invece nelle rimanenti: qui provoca una reazione chimica, la quale libera i pori della pietra dai minuscoli granelli calcarei che normalmente li ostruiscono. Queste zone sono quindi pronte ad assorbire la gomma arabica pura (idrofila) che vi sarà colata sopra, divenendo così ancora più permeabili.

La matrice viene poi pulita e cosparsa di uno strato uniforme di grasso, che non si fissa dove è penetrata la gomma, mentre rafforza la traccia del disegno. A questo punto, la lastra viene bagnata: l’acqua toglie il grasso dalle parti gommate della pietra e vi viene trattenuta. Può finalmente avere inizio il processo della stampa, con l’inchiostratura mediante rullo della matrice (mantenuta sempre umida, cosicché l’acqua continui a respingere l’inchiostro dalle parti da lasciare bianche), la posa del foglio da imprimere e l’azionamento del torchio, che premendo trasferisce l’immagine dalla lastra litografica alla carta.

4. Stampa a monotipo

Il monotipo è una varietà particolare di stampa che permette di ottenere da una lastra un’unica buona tiratura. L’artista disegna l’immagine a olio, acquerello o inchiostro su una superficie liscia, generalmente di vetro, a volte di porcellana o rame. Si può dipingere il motivo direttamente sulla matrice, oppure ricavarlo con un procedimento “in negativo”, ovvero graffiando la superficie preventivamente coperta da uno strato uniforme di colore. Si pone quindi un foglio di carta sulla lastra e gli si fa assorbire l’immagine a mano passando un tampone o un brunitoio sul retro, o con un torchio.

5. Stampa a stencil

Anche se il metodo a stencil era già noto nell’antica Roma, la sua grande popolarità risale agli anni Sessanta del Novecento, quando vari artisti (soprattutto statunitensi) svilupparono uno stile astratto e geometrico (detto hard-edge) caratterizzato da ampie zone di colore puro. Lo stencil è una mascherina in cui sono state ritagliate delle finestre. Il modo più semplice per creare uno stencil consiste nel ritagliare l’immagine in un foglio di carta spessa e asportarne la sagoma, cosicché al suo posto rimanga uno spazio vuoto: a questo punto si fissa la mascherina su un altro foglio di carta o altro supporto e vi si passa sopra un largo pennello intinto nel colore. Il pigmento penetra solo attraverso le aree vuote dello stencil, creando così l’immagine voluta.

6. Serigrafia

Per realizzare una serigrafia, un procedimento già noto nell’antica Cina che di recente ha trovato nuove applicazioni, si tende un tessuto di seta o di nylon a trama molto fine su un telaio in legno, ottenendo così il “quadro di stampa”. Su questa matrice l’artista traccia un’immagine utilizzando sostanze impermeabili (colla, colla e solvente, matite grasse ecc.) o incollando sagome di materiale schermante. Quindi pone un foglio di carta sotto il telaio e con l’aiuto di una spatola di gomma chiamata “racla” stende l’inchiostro sul tessuto: l’inchiostro filtra attraverso le zone lasciate libere dalla colla e si deposita sul foglio sottostante, creando l’impronta.

La serigrafia può essere oggi realizzata anche ricorrendo a tecniche fotografiche: dopo aver steso sul tessuto una vernice fotosensibile, vi si proietta sopra l’immagine, che viene poi sviluppata in modo che restino libere da sostanze schermanti le porzioni di tessuto impressionate dalla luce.