| Radioattività | Articolo | ||||
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| 1. | Introduzione |
Radioattività Proprietà di alcuni nuclei atomici di subire trasformazioni spontanee mediante l’emissione di particelle subatomiche o di onde elettromagnetiche estremamente penetranti. Il fenomeno fu scoperto nel 1896 dal fisico francese Antoine-Henri Becquerel, il quale osservò accidentalmente che i sali di uranio emettevano radiazioni capaci di impressionare una lastra fotografica, nonostante questa fosse protetta da uno schermo opaco ai raggi luminosi.
Per definizione, una specie nucleare (un nuclide) si dice radioattiva se subisce trasformazioni spontanee in tempi inferiori a 1010 anni; altrimenti è considerata stabile. Nel complesso dei nuclidi esistenti in natura, la maggior parte di quelli stabili con il numero di massa A minore di 50 ha un numero di neutroni (N) circa uguale a quello di protoni (Z), mentre quelli con A maggiore di 50 hanno un numero di neutroni leggermente maggiore di quello di protoni. Inoltre, la massima stabilità si osserva per i nuclidi caratterizzati da Z ed N entrambi pari.
I nuclei stabili possono diventare radioattivi se sottoposti a opportuna sollecitazione, ad esempio mediante il bombardamento con particelle alfa o neutroni. In questo caso si parla di radioattività indotta o artificiale.