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Emozione
1. Introduzione

Emozione In psicologia, reazione dell’organismo caratterizzata da modificazioni fisiologiche (accelerazione o rallentamento delle pulsazioni cardiache, diminuzione o incremento dell’attività di particolari ghiandole e della temperatura corporea), e psichiche. Si manifesta con intensità, dura un breve lasso di tempo ed è una risposta a uno stimolo presente nell’ambiente.

Nel 1872 Charles Darwin pubblicò il saggio L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, nel quale descriveva le espressioni facciali delle emozioni negli esseri umani e negli animali. Darwin sosteneva che le espressioni facciali delle emozioni, negli esseri umani, sono innate e non apprese, e che sono universali. Darwin supponeva che queste espressioni facciali si fossero evolute negli animali sociali per favorire la comunicazione. Attualmente gli studiosi condividono l’opinione che alcune espressioni facciali delle emozioni non siano apprese.

2. Teorie sulle emozioni

Attualmente non esiste una teoria sistematica e completa sulle emozioni, ma varie teorie si sono occupate di aspetti specifici della questione. Una delle prime fu la teoria di James-Lange, sviluppata in modo indipendente verso la fine dell’Ottocento dallo statunitense William James e dal medico danese Carl Georg Lange. Secondo questa teoria l’emozione coincide con l’esperienza della modificazione somatica: quando lo stimolo viene percepito si ha una modificazione fisiologica, che viene a sua volta percepita come emozione.

Negli anni Venti del Novecento la teoria di James-Lange fu posta in discussione dai fisiologi statunitensi Walter B. Cannon e Philip Bard. Secondo la teoria di Cannon e Bard, l’emozione non coincide con la sensazione somatica. L’origine dell’emozione sarebbe nel talamo: la percezione di uno stimolo sollecita il talamo, che invia impulsi al sistema nervoso simpatico, producendo la reazione fisiologica, e alla corteccia cerebrale, generando la percezione dell’emozione.

I comportamentisti si sono interessati solo alla manifestazione visibile dell’emozione, cioè al comportamento emotivo che, secondo lo psicologo John B. Watson, è provocato dall’azione degli stimoli sensoriali sul sistema nervoso per mezzo degli organi di senso. Le emozioni, quindi, sono sequenze comportamentali apprese.

3. Le emozioni fondamentali

Nel definire le emozioni si fa riferimento a un gruppo di esse in cui è più evidente il carattere originario di risposte utili all’adattamento all’ambiente: sono le cosiddette emozioni fondamentali o primarie (paura, rabbia, felicità, tristezza, disgusto e sorpresa). Queste emozioni hanno alcuni tratti comuni: sono espresse da movimenti tipici e universali; durano per breve tempo e derivano, per quanto riguarda l’espressione, dagli animali; sono innate e funzionali all’adattamento. Il comportamento espressivo relativo si sviluppa già nelle prime fasi dell’infanzia.

A un altro gruppo appartengono le emozioni secondarie o dell’autoconsapevolezza (imbarazzo, empatia, invidia, vergogna, colpa, soddisfazione, orgoglio): esse si sviluppano intorno ai quindici-diciotto mesi di vita e risultano da un’introspezione o da una valutazione che l’individuo realizza sul proprio comportamento in relazione alle norme sociali interiorizzate. Queste emozioni sono tipicamente umane e non hanno espressioni universali né reazioni somatiche specifiche.