Pericle
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Pericle
3. La politica estera

In politica estera egli rafforzò il peso di Atene nell’ambito della lega delio-attica, che – come ricorda lo storico Tucidide – da alleanza di greci in funzione antipersiana divenne un vero e proprio “impero” ateniese: gli alleati vennero infatti pesantemente vessati da un punto di vista fiscale (anche per finanziare le imponenti opere pubbliche di Atene) e in tutte le poleis vennero imposti regimi democratici simili a quello ateniese. Inoltre con la pace di Callia, del 449 a.C., Pericle sancì una temporanea tregua con la Persia, cui fece seguire – tre anni dopo – un trattato di non belligeranza con Sparta, polis che tradizionalmente contendeva ad Atene il primato sulla grecità.

Cercò di colmare il divario che si era creato tra Atene e altre città stato nella colonizzazione, promuovendo la deduzione di cleruchie, colonie militari ateniesi site in punti strategicamente rilevanti, e – soprattutto – fondando l’importantissima colonia di Turi, in Magna Grecia (443 a.C.).

La politica imperialista e espansionistica di Pericle fu una delle cause della guerra del Peloponneso (431 a.C.), tra Atene e Sparta. Pericle, però, vi partecipò solo in modo marginale; intorno al 430 a.C. subì infatti un infamante processo per peculato, e poco dopo – nel 429 a.C. – morì di peste, malattia che aveva colpito violentemente l’Attica decimandone la popolazione.

A prescindere dal giudizio storico-politico sulla sua persona (alcuni lo considerarono sincero democratico, altri un ambizioso demagogo), tanto rilievo ebbe in ogni tempo la sua figura che l’età aurea della Grecia classica è da sempre denominata “l’età di Pericle”.