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Cuba
1. Introduzione

Cuba (nome ufficiale República de Cuba, Repubblica di Cuba), stato insulare dell’America centrale, situato a sud della Florida (Stati Uniti d’America) e a est della penisola dello Yucatán (Messico). È l’isola più vasta delle Grandi Antille, delimitata a est dal canale Sopravento, un tratto di mare navigabile tra l’oceano Atlantico e il mar dei Caraibi, che la separa dall’isola di Hispaniola. Gli stretti della Florida la separano dagli Stati Uniti, il canale di Yucatán dal Messico. Lo stato comprende l’isola principale e altre isole minori, tra le quali l’isola della Gioventù: la superficie complessiva è di 114.525 km² e l’estensione costiera è di 3.735 km; L’Avana, oltre a essere la capitale, è la maggiore città del paese.

2. Territorio

Cuba ha un’estensione di circa 1.225 km da ovest (Cabo San Antonio) a est (Punta Maisí) e di circa 80 km da nord a sud. Il territorio presenta rilievi isolati e catene collinari, interrotti da ampie pianure il cui terreno è molto fertile. Le catene principali sono la Sierra de los Órganos a ovest, la Sierra di Trinidad nella parte centrale del paese (entrambe non superiori ai 1.000 metri di altezza) e la Sierra Maestra a sud-est, che comprende la Sierra del Cobre e i monti Macaca; questa catena è la più importante per altitudine e dimensioni e comprende il Pico Real del Turquino (2.005 m), la vetta più elevata del paese.

Tra i fiumi, di corso breve e non navigabili, il più importante è il Cauto, che attraversa la sezione sudorientale dell’isola. La costa bassa e sabbiosa, che ha un’estensione di 3.735 km, presenta numerosi golfi, baie e un gran numero di porti naturali; tra questi i più importanti sono quelli dell’Avana, di Cárdenas, di Bahía Honda, di Matanzas e di Neuvitas, sulla costa settentrionale, e quelli di Guantánamo, Santiago di Cuba, Cienfuegos e Trinidad (Ancón), sulla costa meridionale.

1. Clima

Il clima è tropicale, con temperature minime annuali di 25 °C. Nel periodo estivo le temperature elevate (con medie di 27,2 °C) e il tasso di umidità (intorno all’80%) sono mitigati dai venti che spirano da nord-est. La media annuale delle precipitazioni, che per il 60% cadono nella stagione umida compresa nel periodo da maggio a ottobre, è di circa 1.320 mm. L’isola è situata in una regione occasionalmente colpita, nei mesi di agosto, settembre e ottobre, da violenti uragani.

2. Flora e fauna

Nel paese cresce una vegetazione di tipo tropicale estremamente eterogenea; ampie zone della parte orientale dell’isola sono coperte da foreste, costituite perlopiù da palme (nel paese se ne contano più di trenta varietà, compresa la palma reale), mogano, ebano, kapok e cedro. Sono inoltre presenti estese pinete e ampie zone di savana.

Lo hutía, o topo della canna, il solenodonte, un raro insettivoro, e il tocororo (Priotelus temnurus), un uccello dei trogoniformi, sono tra le specie indigene dell’isola; sono inoltre presenti numerose specie di uccelli, tra cui l’avvoltoio, il fringuello, il gabbiano, il macai, il parrocchetto e il colibrì, oltre al pipistrello e pochi rettili, tra cui la tartaruga, il caimano e una specie di boa che può raggiungere una lunghezza di circa 4 m. Nelle acque cubane vivono oltre 700 specie di pesci e crostacei, tra i quali il granchio, lo squalo, l’aguglia, l’anguilla e il tonno.

3. Problemi e tutela dell’ambiente

Sebbene Cuba fosse un tempo quasi interamente boscosa, alla fine degli anni Cinquanta soltanto il 14% del territorio era coperto di foreste. In seguito all’avvio di un intenso rimboschimento, tuttora in corso, questa cifra è oggi salita al 24,7% (2005).

La deforestazione e l’agricoltura intensiva contribuiscono all’erosione del suolo, altro problema ambientale che Cuba si trova a dover affrontare. L’agricoltura è essenziale per l’economia cubana: i prodotti alimentari costituiscono il 59% delle esportazioni totali del paese. Oltre il 34,5% (2003) della superficie del paese è destinato a terreno coltivabile e a colture permanenti. Il programma integrato cubano per la gestione degli insetti nocivi alle piante (un’alternativa all’uso dei pesticidi) è stato fonte di miglioramenti in campo ambientale pur riuscendo a mantenere inalterata la produzione agricola e riducendone i costi.

Cuba è caratterizzata da una ricca biodiversità; le vaste paludi di mangrovie e le zone umide del paese costituiscono il rifugio naturale di molte specie marine. Parchi e altre riserve naturali proteggono lo 0,90% (2004) del territorio cubano; l’inquinamento costiero e la caccia costituiscono tuttavia gravi minacce per la fauna selvatica. Tra i principali parchi nazionali ricordiamo quelli di Pico Cristal, della zona paludosa Ciènaga de Zapata e del Desembarco del Granma, World Heritage Site dal 1999. Anche la Città Vecchia dell’Avana e il centro storico di Trinidad sono World Heritage Sites.

Cuba ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente riguardanti la biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in via d’estinzione, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, l’eliminazione degli scarichi in mare e la protezione dell’ozonosfera.

3. Popolazione

La popolazione, che per il 76% (2005) vive nelle aree urbane, è composta principalmente da tre gruppi: circa il 70% è costituito da bianchi discendenti in gran parte dagli spagnoli; il 17,3% da meticci; il 12,4% da neri di origine africana (perlopiù yoruba), discendenti degli schiavi importati sull’isola a partire dal XVI secolo. Il governo rivoluzionario, insediatosi nel 1959, ha rimosso le rigide barriere sociali e razziali ereditate dal governo colonialista spagnolo.

Il paese ha una popolazione complessiva di 11.416.987 abitanti (2007), con una densità media di 103 unità per km². La religione cattolica, professata nel 1957 dal 70% della popolazione, è oggi seguita solo dal 33%, mentre i protestanti sono il 3,3%; piuttosto seguita è la santería. Circa il 50% dei cubani si professa ateo. Lo spagnolo è la lingua ufficiale.

1. Istruzione e cultura

La scuola è obbligatoria dai 6 ai 12 anni ed è gratuita in tutti i gradi, università inclusa. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 97,3%. Negli anni Sessanta il governo si impegnò in una massiccia opera di alfabetizzazione popolare: furono aperte nuove scuole, soprattutto nelle aree rurali, furono introdotte le biblioteche ambulanti e tutte le scuole parrocchiali vennero nazionalizzate.

L’università più importante del paese è l’Università dell’Avana (1728); la capitale è inoltre sede delle principali istituzioni culturali cubane, come la Biblioteca nazionale (la più importante del paese con oltre 2 milioni di volumi), il Museo nazionale (che ospita collezioni d’arte classica e moderna e reperti delle culture locali), il Museo coloniale e quello antropologico, tutti gestiti dall’amministrazione statale.

La musica cubana unisce la tradizione spagnola e quella africana. La fusione della chitarra andalusa e delle percussioni africane conferisce alla musica tradizionale dell’isola il carattere inconfondibile della rumba e del son, che ebbe in Compay Segundo uno straordinario interprete. Parte della musica folcloristica, come il punto, lo zapateo e la guajira, ha subito l’influenza della musica europea (vedi Musica latinoamericana).

Tra gli scrittori cubani si ricordano il patriota ed eroe nazionale dell’indipendenza, José Martí, oltre a Gertrudis Gómez de Avellaneda y Arteaga e Julián del Casal, sempre nell’Ottocento, e i romanzieri contemporanei Alejo Carpentier e José Lezama Lima. Tra i registi cinematografici si ricorda Tomás Gutiérrez Alea. Per approfondimenti sulla cultura del paese, vedi Letteratura latinoamericana; Cinema latinoamericano; Teatro latinoamericano; Danza latinoamericana.

4. Divisioni amministrative e città principali

Dal punto di vista amministrativo Cuba è suddivisa in tredici province (Guantánamo, Santiago de Cuba, Holguín, Granma, Las Tunas, Camagüey, Ciego de Avila, Sancti Spiritus, Santa Clara, Cienfuegos, Matanzas, La Habana, Pinar del Río), oltre alla provincia speciale dell’isola della Gioventù e alla municipalità dell’Avana.

L’Avana è la capitale, oltre che la città e il porto più importante del paese; Marianao, Cayo Largo e Varadero sono rinomate località balneari. Altre città di rilievo sono Santiago di Cuba, Camagüey, Holguín, Santa Clara, Guantánamo, Cienfuegos, Matanzas e Pinar del Río.

5. Economia

Dalla fine del colonialismo spagnolo (1898), l’isola ha subito per un lungo periodo l’egemonia economica degli Stati Uniti. Prima della rivoluzione castrista (1959), le multinazionali statunitensi possedevano la gran parte delle strutture industriali e più dell’80% delle terre del paese. Con l’insediarsi del regime socialista, l’economia è stata in gran parte nazionalizzata (circa il 90% delle industrie e circa il 70% delle aziende agricole), ma il suo sviluppo ha fortemente risentito dell’embargo imposto al paese dagli Stati Uniti nel 1960 e successivamente rafforzato nel 1992. Fino agli anni Ottanta, Cuba ha beneficiato di consistenti aiuti da parte dell’URSS e degli altri paesi comunisti europei. A partire dagli anni Novanta l’economia è stata parzialmente liberalizzata. Oggi un’importantissima risorsa è costituita dal turismo.

1. Agricoltura e allevamento

La canna da zucchero, di cui il paese è uno dei principali produttori mondiali, è la coltivazione prevalente sia per volume (13.778.891 tonnellate nel 2005) sia per valore commerciale. Il rinnovato impulso dato dal governo alla produzione dello zucchero, alla fine degli anni Sessanta, rappresentò il cambiamento di rotta rispetto alla precedente politica di rapida industrializzazione e di diversificazione dell’economia. Produzione altrettanto rilevante (38.030 tonnellate nel 2005) è quella del tabacco, che cresce specialmente nella provincia di Pinar del Río; gran parte del raccolto viene lavorato all’Avana per la produzione di sigari. Altri prodotti degni di nota sono caffè, agrumi, ananas, riso, cacao, fagioli, banane, mais, cotone, henequén (una fibra ottenuta dalle foglie dell’agave), patate, pomodori e pimento. Tradizionalmente rilevante è inoltre l’allevamento di bovini, suini, equini, ovini, caprini e pollame.

2. Risorse forestali e pesca

Negli anni tra il 1945 e il 1960 l’abbattimento indiscriminato degli alberi aveva considerevolmente ridotto le aree forestali su tutto il territorio dell’isola. Intorno alla metà degli anni Sessanta il governo avviò un programma di rimboschimento che riportò il manto forestale a coprire il 24,7% (2005) della superficie del paese: il legname viene ricavato soprattutto dai pini.

L’industria della pesca è gestita tradizionalmente da piccoli operatori indipendenti associati in cooperative. Il governo ha incentivato lo sviluppo della pesca d’alto mare ottenendo, alla fine degli anni Ottanta, un considerevole aumento del pescato annuo.

3. Risorse energetiche e minerarie

L’isola dispone di rilevanti risorse minerarie, tra cui si segnalano giacimenti di nichel (di cui il paese è uno dei principali produttori al mondo), cromo, rame, ferro e depositi di manganese, e in misura minore di zolfo, cobalto, pirite, gesso, amianto, petrolio, sale, argilla e calcare. Esse costituivano uno dei settori più importanti delle esportazioni cubane prima della rivoluzione del 1959, e del successivo embargo del 1960, quando la produzione del settore minerario ha subito un lieve calo.

4. Industria

All’inizio degli anni Settanta del Novecento il paese varò un programma di automazione per l’industria saccarifera e, nello stesso periodo, vennero riorganizzate anche l’industria lattiero-casearia e l’allevamento. Di rilievo sono l’industria tessile (tessuti e filati di cotone) e dell’abbigliamento, quella alimentare, la manifattura del tabacco e la raffinazione del petrolio; discreta è inoltre la produzione di cemento, acciaio, derivati della gomma, carta, birra, fertilizzanti, acido solforico, cloridrico e nitrico. Fatta eccezione per la modesta produzione degli impianti idroelettrici, l’energia elettrica nel paese è generata perlopiù da stabilimenti alimentati a petrolio (per il quale Cuba dipende quasi totalmente dall’importazione), a carbone e con rifiuti della canna da zucchero. Una centrale nucleare è in costruzione nelle vicinanze di Cienfuegos.

5. Commercio e finanza

L’unità monetaria è il peso cubano, suddiviso in 100 centavos, emesso dalla Banca nazionale. Tutte le banche del paese furono nazionalizzate nel 1960. Prima della rivoluzione, il commercio cubano era pressoché interamente controllato da multinazionali statunitensi. Tra gli anni Sessanta e Ottanta, a causa dell’embargo statunitense, imposto al paese nel 1960, la gran parte degli scambi è avvenuta con l’URSS e i paesi comunisti europei. Oggi i maggiori partner commerciali di Cuba sono alcuni paesi europei (Spagna, Paesi Bassi, Germania, Italia), la Cina, il Giappone, il Canada e diversi paesi dell’America latina, tra cui soprattutto il Venezuela. Lo zucchero costituisce circa il 75% delle esportazioni cubane, che consistono anche di tabacco, caffè, nichel, pesce e prodotti farmaceutici. Le importazioni principali sono costituite da petrolio, prodotti chimici, generi alimentari, materie prime, motoveicoli, macchinari e beni di consumo.

6. Trasporti e vie di comunicazione

Cuba dispone di 60.856 km di strade, il 49% (1999) delle quali è asfaltato. Il sistema ferroviario nazionalizzato opera su una rete di 4.382 km (2002), di cui 147 elettrificati. Nei tardi anni Settanta Cuba potenziò la propria flotta mercantile grazie alle forniture sovietiche e spagnole. La Empresa Cubana de Aviación, la linea aerea nazionale, assicura voli sia nazionali sia internazionali.

6. Ordinamento dello stato

Conquistata l’ìndipendenza nel 1902 in seguito alla guerra ispano-americana, Cuba fu poi sottoposta all’egemonia statunitense. Nel 1959, abbattuta la dittatura di Fulgencio Batista, nel paese venne insediato un regime di tipo socialista. La Costituzione adottata nel 1976 e successivamente emendata (1992) definisce il paese uno stato socialista nel quale tutti i poteri appartengono alla classe lavoratrice. Il Partito comunista (Partido comunista de Cuba, PCC) è il solo partito politico legale.

1. Potere esecutivo

Il presidente della repubblica, eletto dall’Assemblea nazionale, è anche capo del governo (Consiglio di stato), nominato a sua volta dall’Assemblea nazionale. Dal 1959, anno della rivoluzione, fino al 2006, il paese è stato guidato ininterrottamente da Fidel Castro Ruz, detto il “líder máximo” (leader massimo), che ha rivestito anche le cariche di comandante delle forze armate e di segretario generale del Partito comunista.

2. Potere legislativo

Il sistema legislativo è affidato a un Parlamento unicamerale, l’Assemblea nazionale (Asemblea Nacional del Poder Popular), composta da 601 membri eletti con voto diretto per un termine di cinque anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 16 anni di età.

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario comprende una Corte suprema, che dispone di ampi poteri, il cui presidente e i cui giudici vengono eletti dall’Assemblea nazionale. È in vigore la pena di morte.

4. Istituzioni periferiche

Cuba comprende 14 province e una municipalità speciale, amministrata dal governo centrale.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 17 anni di età. Le forze armate contano circa 49.000 effettivi (2004).

7. Storia

Nel corso del suo primo viaggio, il 28 ottobre 1492, Cristoforo Colombo approdò sull’isola che, in onore della figlia di Ferdinando V e di Isabella I di Spagna, chiamò Juana (primo di una serie di nomi, tra cui Fernandina, in seguito attribuiti all’isola). Il nome attuale deriva dall’originario nome indigeno di Cubanascnan, che deriva probabilmente a sua volta da cubagua, “paese dell’oro”.

1. La colonizzazione spagnola

Quando vi giunsero gli europei, l’isola era abitata dai ciboney, una tribù pacifica appartenente al gruppo degli arawak. La colonizzazione spagnola ebbe inizio nel 1511, quando vi sbarcarono i soldati agli ordini di Diego Velázquez; questi, nominato governatore, fondò Baracoa e in seguito altri centri, tra cui Santiago di Cuba (1514) e l’Avana (1515).

La durezza della dominazione spagnola causò nell’arco di pochi anni lo sterminio degli indigeni e già nel 1526 venne avviata l’importazione di schiavi africani per il lavoro nelle miniere e nelle piantagioni di tabacco e di canna da zucchero. Cuba diventò uno scalo di rifornimento per le spedizioni spagnole verso il Messico e la Florida e poi un importante nodo commerciale tra le colonie e la metropoli. Malgrado le frequenti incursioni dei bucanieri e i contrasti tra la Spagna e le altre potenze europee per il controllo delle rotte commerciali, l’isola conobbe un periodo di prosperità per tutto il XVI e il XVII secolo.

Dopo la guerra dei Sette anni (1756-1763), durante la quale gli inglesi occuparono per più di un anno L’Avana, il governo spagnolo favorì un ulteriore sviluppo dell’agricoltura e dei commerci, che beneficiarono della creazione di nuovi porti. Tra il 1774 e il 1817 il paese conobbe un forte incremento demografico e i prodotti agricoli cubani si affermarono massicciamente sui mercati europei anche grazie all’instabilità in cui piombò in quegli anni Hispaniola, soprattutto dopo la rivolta anticolonialista ad Haiti.

Agli inizi del XIX secolo, con l’inizio delle lotte d’indipendenza delle colonie spagnole latinoamericane, anche a Cuba andò crescendo il fermento nazionalista. Nel 1812 la Spagna concesse a Cuba alcune libertà politiche e nel 1818 rimosse ogni limite ai suoi commerci. Tuttavia i contrasti tra colonia e metropoli andarono crescendo e nel 1820 la Spagna ripristinò il suo pieno controllo su Cuba, sospendendone i rappresentanti nel Parlamento spagnolo e abolendo la libertà di stampa. Nel 1837 Madrid conferì poteri dittatoriali al governatore di Cuba. Ne seguì un periodo di rivolte e cospirazioni nazionaliste, puntualmente represse nel sangue. Il movimento indipendentista conobbe tuttavia un forte sviluppo e nell’ottobre 1868 un gruppo di patrioti, tra cui Carlos Manuel de Céspedes, proclamò il manifesto dell’indipendenza del paese (“Grito de Yara”) e la guerra contro gli spagnoli. Lo scontro durò dieci anni, concludendosi nel febbraio 1878 con il patto di El Zanjón,, con il quale i nazionalisti rinunciavano alle loro aspirazioni d’indipendenza in cambio di una sostanziale autonomia e dell’abolizione della schiavitù. Di fatto, tranne l’abolizione della schiavitù, sancita nel 1886, le riforme promesse rimasero inapplicate, alimentando il malcontento dei cubani.

2. Indipendenza e dominio statunitense

Nel 1892 alcuni esuli, tra cui lo scrittore José Martí, fondarono negli Stati Uniti il Partito rivoluzionario cubano, rilanciando la lotta per l’indipendenza. Nel febbraio 1895, Martí, Máximo Gómez y Báez, Antonio Maceo e altri costituirono un governo rivoluzionario guidato da Salvador Cisneros y Betancourt, insorgendo contro le autorità spagnole. La Spagna inviò sull’isola rinforzi e scatenò una brutale repressione che non fermò tuttavia gli insorti, sostenuti dagli Stati Uniti. Questi entrarono direttamente nel conflitto dopo il misterioso affondamento (di cui venne data la colpa alla Spagna) della nave da guerra Maine, all’ancora nel porto dell’Avana, che causò l’inizio della guerra ispano-americana.

Con il trattato di Parigi, che nel dicembre 1898 mise fine al conflitto, la Spagna perse la sua ultima colonia in America. Cuba fu governata militarmente dagli Stati Uniti fino al maggio 1902, quando venne istituita formalmente la Repubblica cubana con l’elezione a presidente di Tomás Estrada Palma. Gli Stati Uniti stabilirono tuttavia sul paese un forte controllo e la stessa Costituzione cubana, approvata nel 1901, fu sottoposta a revisione da parte del Congresso statunitense con l’Emendamento Platt, che stabiliva la tutela militare e politica sul paese. Le proteste contro le ingerenze statunitensi culminarono nel 1906 nella rivolta di José Miguel Gómez, che causò l’intervento degli Stati Uniti e un nuovo periodo di occupazione militare durato fino al 1909. Ulteriori interventi militari statunitensi ebbero luogo nel 1912 (per soffocare una rivolta della popolazione nera contro le discriminazioni), nel 1917 e nel 1920. Intanto le compagnie statunitensi investirono massicciamente nell’economia cubana, stabilendo il loro controllo sulla gran parte delle risorse del paese e soprattutto sulla redditizia industria dello zucchero.

3. Crescente instabilità

L’instabilità politica, causata dalla corruzione, dagli scandali e dagli interventi statunitensi, si protrasse anche dopo la prima guerra mondiale. Nel novembre 1924 fu eletto alla presidenza Gerardo Machado y Morales, il quale, ispirandosi al fascismo, trasformò il suo governo in una violenta dittatura militare. La grande depressione seguita alla crisi del 1929 ebbe sull’economia dell’isola, totalmente dipendente dagli Stati Uniti, effetti disastrosi, alimentando una forte opposizione contro Machado, che fu costretto alla fuga nel 1933 da una rivolta in seno all’esercito (la cosiddetta “rivolta dei sergenti”).

Tra i sergenti emerse la figura di Fulgencio Batista y Zaldívar, che nel 1934 assunse di fatto il comando del paese. Nello stesso anno gli Stati Uniti rinunciarono formalmente al diritto di intervento negli affari interni di Cuba, rivedendo inoltre il prezzo dello zucchero a favore del paese. Nei fatti, Washington continuò a esercitare la sua egemonia su Cuba, mentre la comunità statunitense animava una vita mondana che strideva con le condizioni della gran parte della popolazione del paese.

Promosso a colonnello, nel 1935 Batista si sbarazzò delle opposizioni e nel 1940 fu eletto, anche grazie all’appoggio delle sinistre, alla presidenza del paese. Nel dicembre 1941 Cuba entrò con gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale e nel 1945 divenne membro delle Nazioni Unite. Nel 1944 venne eletto alla presidenza Ramon Grau San Martín, candidato di un’ampia coalizione di partiti. Anche il secondo dopoguerra si caratterizzò per una profonda instabilità politica e per la crisi economica, causa di malcontento e di massicce agitazioni sociali e sindacali duramente represse dal governo. Nel 1948 Cuba aderì all’Organizzazione degli stati americani (OSA). Nel giugno 1948 diventò presidente Carlos Prio Socarrás, già membro del governo di Grau San Martín, i cui provvedimenti non servirono a frenare la profonda crisi economica e sociale del paese.

4. Il regime di Batista

Nel marzo del 1952 l’ex presidente Batista, con il sostegno dell’esercito, sospese la Costituzione, sciolse il Parlamento e istituì un governo provvisorio promettendo lo svolgimento di nuove elezioni. Sostenuto dagli Stati Uniti, Batista instaurò invece una dittatura corrotta e sanguinaria, sottomessa agli interessi statunitensi e dell’oligarchia nazionale. L’indifferenza del regime nei confronti delle misere condizioni della popolazione, la mancanza di qualsivoglia spazio di libertà politica, la rapacità delle classi dirigenti e la brutalità della polizia e dell’esercito spinsero molti cubani sulla strada di un’opposizione radicale al regime dittatoriale.

Il 26 luglio 1953, l’attacco guidato dal giovane avvocato Fidel Castro contro la caserma Moncada di Santiago di Cuba segnò la nascita della resistenza armata al regime di Batista. Gli insorti vennero tuttavia sconfitti e Batista fu eletto incontrastato nel 1954 alla presidenza del paese. Castro, condannato a quindici anni di prigione, nel 1955 venne costretto all’esilio in Messico, dove raccolse attorno a sé un piccolo gruppo di rivoluzionari al quale si unì il medico argentino Ernesto “Che” Guevara.

5. La rivoluzione

Il 2 dicembre 1956, Castro giunse a Cuba a bordo dello yacht Granma con un’ottantina di compagni, la gran parte dei quali perse la vita per il disastroso sbarco e scontrandosi con l’esercito regolare. Rifugiatosi sulla Sierra Maestra, Castro organizzò il “Movimento 26 luglio”, così chiamato per commemorare la rivolta del 1953, aprendo diversi focolai di guerriglia (vedi Rivoluzione cubana). Il 17 marzo 1958, forte di un ampio sostegno popolare, scatenò l’offensiva che il 1° gennaio 1959 culminò nell’insurrezione dell’Avana e nella fuga di Batista dal paese. Fu allora istituito un governo provvisorio in cui Castro ricoprì la carica di primo ministro.

Castro lanciò un programma di lavori pubblici per combattere la disoccupazione e un piano per migliorare l’istruzione e la sanità del paese, conquistandosi un vasto consenso. La riforma agraria promulgata nel giugno 1959, che espropriò le terre delle compagnie statunitensi proibendo altresì a imprese straniere la gestione e lo sfruttamento delle piantagioni di canna da zucchero, inaugurò un aspro conflitto con gli Stati Uniti destinato a durare nel tempo e a rivelarsi come uno dei più complessi dell’intera storia delle relazioni internazionali.

6. Cardine della “guerra fredda”

Gli Stati Uniti furono dall’esordio della rivoluzione castrista l’ostacolo principale per il governo cubano. Nel 1960 imposero su Cuba un embargo commerciale, cui seguì nel gennaio 1961 la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Gli Stati Uniti sostennero anche nell’aprile 1961 il tentativo insurrezionale degli esuli anticastristi della baia dei Porci, che spinse il regime cubano a stringere un’alleanza con l’Unione Sovietica e a proclamare nel maggio successivo la “prima repubblica socialista d’America”. Eppure, nello stesso anno un documento del Dipartimento di stato riconosceva l’ineluttabilità (e la legittimità) della sollevazione contro il regime di Batista. Ma la rivoluzione castrista non aveva solo rovesciato un brutale dittatore, o colpito, con le nazionalizzazioni, gli interessi economici statunitensi sull’isola; aveva soprattutto fornito un modello che metteva in pericolo gli interessi economici e politici di Washington in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non potevano quindi permettere che quell’esempio si diffondesse, soprattutto nel momento in cui la guerra del Vietnam apriva un nuovo pericoloso capitolo della Guerra Fredda.

Nel 1962, l’installazione di rampe missilistiche sovietiche fece di Cuba uno dei principali terreni di scontro tra le due superpotenze. La vicenda portò nell’ottobre di quell’anno alla gravissima crisi dei missili, che fece temere per lo scoppio di una guerra nucleare e si risolse dopo un durissimo scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per tutti gli anni Sessanta, le relazioni tra USA e Cuba furono improntate a una forte ostilità e Cuba tentò inutilmente di ottenere lo smantellamento della base navale statunitense della baia di Guantánamo. Gli Stati Uniti continuarono in seguito a contrastare a tutti i livelli il governo dell’Avana, costringendo la gran parte degli stati americani a rompere le relazioni diplomatiche con Cuba; sostennero anche, attraverso la CIA, una strategia di destabilizzazione attuata con sistemi terroristici dalle agguerrite organizzazioni anticastriste nate in seno all’emigrazione cubana.

7. Il castrismo: minaccia e modello

Nel primo decennio di governo, Castro apportò modifiche radicali al paese, che beneficiò di conquiste sociali senza precedenti nel continente latinoamericano. All’avvio di un processo di costruzione di una società socialista all’interno, corrispose all’esterno una politica rivolta a fare di Cuba il punto di riferimento delle lotte anticoloniali e antimperialiste. Infatti, la sfida rivoluzionaria di Castro ebbe un forte impatto in America latina riscuotendo ampi consensi, non solo tra i movimenti radicali e armati (tra cui si diffusero correnti “castriste”), ma anche tra le forze che si ispiravano al nazionalismo e che tentavano di arginare l’influenza politica ed economica della potenza statunitense nel continente.

La reazione dei governi sudamericani, sollecitata anche dagli Stati Uniti, fu quella di creare un cordone sanitario intorno a Cuba, che nel 1962 fu espulsa dall’Organizzazione degli stati americani (OSA). Per buona parte degli anni Sessanta e soprattutto dopo la sfortunata impresa di “Che” Guevara in Bolivia (1967), Cuba fu più volte accusata di fomentare la ribellione in Sudamerica. Il paese, isolato nel suo stesso continente, poté contare esclusivamente sull’aiuto economico e militare del blocco sovietico, al quale si ritrovò del tutto allineato. Nel 1968 Cuba approvò l’intervento dell’URSS in Cecoslovacchia; nel 1972 diventò membro del Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON); nel 1976, una nuova Costituzione fece del Partito comunista il perno dello stato cubano, abbondantemente ispirato al modello sovietico. Castro, consolidato definitivamente il suo potere, diventò il “líder máximo”, nella cui controversa figura convergevano tratti di autoritarismo sovietico e di caudillismo sudamericano.

8. Il crollo del comunismo

In seguito al processo di distensione avviatosi agli inizi degli anni Settanta tra Stati Uniti e Unione Sovietica, Cuba iniziò a emergere dall’isolamento. Nel luglio del 1975, con l’approvazione di una clausola di “libertà d’azione”, l’OSA creò le condizioni per la rimozione delle sanzioni imposte al paese nel 1964. Anche le relazioni con gli Stati Uniti migliorarono, ma subirono un nuovo deterioramento dopo l’intervento delle truppe cubane in Angola (1976) e soprattutto in seguito alla cosiddetta “crisi di Mariel” (o “questione dei profughi”) scoppiata tra i due paesi nel 1980. Nell’aprile di quell’anno, incoraggiati dalle organizzazioni anticastriste, migliaia di cubani, tra cui molti pregiudicati, occuparono l’ambasciata peruviana dell’Avana chiedendo di lasciare il paese. La decisione di Castro di togliere le restrizioni all’espatrio consentì nei mesi seguenti a circa 125.000 persone di partire dal porto di Mariel alla volta della Florida, sollevando le proteste dell’amministrazione statunitense. In seguito a una lunga trattativa, i due paesi firmarono nel 1984 un accordo che fissava un tetto massimo annuale al flusso migratorio (stabilito in 20.000 persone) e la riconsegna alle autorità cubane di circa 5000 persone ritenute “indesiderabili” dagli Stati Uniti; l’accordo rimase tuttavia sostanzialmente inapplicato.

Nel 1989, temendo di perdere l’unico alleato e di ritrovarsi isolato contro l’ingombrante vicino nordamericano, Castro si pronunciò contro le riforme sostenute nell’URSS da Michail Gorbaciov. Il crollo del sistema comunista all’inizio degli anni Novanta privò infatti Cuba, già stremata dall’embargo statunitense, di importanti risorse economiche e dell’aiuto militare dell’URSS. Nel novembre 1992 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione rivolta a porre fine all’embargo; a partire dall’anno seguente, l’Unione Europea concesse aiuti a Cuba nella prospettiva di cambiamenti politici ed economici, in parte già avviati.

Nel 1994 ad agitare le relazioni tra Cuba e Stati Uniti fu la cosiddetta “crisi dei balseros”. Spinti dalle difficoltà economiche, circa 30.000 cubani abbandonarono infatti l’isola con mezzi di fortuna (soprattutto con zattere, “balsas”) per raggiungere le coste della Florida. Tra settembre e maggio 1995 i due paesi sottoscrissero altri accordi in materia di emigrazione, in base ai quali venne abolito lo status privilegiato offerto da Washington ai profughi cubani, disponendone altresì l’immediato rimpatrio.

Nel 1996 le relazioni tra USA e Cuba peggiorarono ulteriormente per l’approvazione da parte del presidente Bill Clinton della legge Helms-Burton, che rafforzava l’embargo e minacciava di ritorsioni le imprese internazionali che avessero intrattenuto rapporti commerciali con l’isola. La legge sollevò un coro di proteste e molti paesi ricorsero all’Organizzazione mondiale per il commercio.

9. L’anomalia cubana

Negli anni Novanta, le gravi difficoltà in cui versava il paese indussero Castro a introdurre ulteriori elementi di liberalizzazione economica per attrarre investimenti esteri. Cuba conobbe nel contempo una ripresa delle attività anticastriste; nel 1996 un giovane imprenditore italiano perse la vita all’Avana in un attentato terroristico attribuito a uno dei gruppi più radicali della diaspora cubana di Miami.

Nel 1997 il ritorno a Cuba delle spoglie di “Che” Guevara diede luogo a numerose cerimonie in tutto il paese, ma fu soprattutto la visita di papa Giovanni Paolo II, nel 1998, a rappresentare una grande vittoria diplomatica per Fidel Castro. Accogliendo uno dei principali artefici del crollo del sistema comunista e il suo appello a concedere maggiori libertà religiose e civili alla popolazione cubana, Castro aprì una breccia nell’isolamento al quale il suo regime pareva ormai definitivamente condannato. Nel corso dell’anno Cuba estese e migliorò infatti le sue relazioni internazionali, soprattutto con i paesi latinoamericani ed europei.

Gli sforzi diplomatici di Castro furono in parte vanificati dallo scontro in atto, all’interno dello stesso regime cubano, tra un gruppo riformista e uno più ostinato nel proseguire l’esperimento socialista senza apportarvi sostanziali modifiche. La decisione del governo di introdurre nuove leggi a “protezione dell’indipendenza nazionale e dell’economia” si tradusse infatti in un irrigidimento nei confronti del dissenso interno. Agli inizi del 1999 la condanna di quattro intellettuali dissidenti, rei di aver criticato pubblicamente il partito al potere, sollevò le proteste di molti paesi che minacciarono di rivedere le proprie relazioni con Cuba.

Tra la fine del 1999 e gli inizi del 2000 L’Avana ospitò due importanti vertici: quello ibero-americano (che vide la partecipazione del re di Spagna Juan Carlos), e quello del Gruppo dei 77 (che raccoglie più di cento paesi in via di sviluppo). Fidel Castro colse le due occasioni per richiamare l’attenzione dei paesi sviluppati sui problemi del Terzo Mondo, raccogliendo ampi consensi.

Nella prima metà del 2000, la drammatica vicenda di Elian Gonzales, un bambino cubano di sei anni, fornì a Cuba e Stati Uniti un’ulteriore occasione di contrasto ma allo stesso tempo di distensione. Sopravvissuto al naufragio in cui, nel novembre 1999, avevano trovato la morte, nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti, la madre e il patrigno, Elian fu trattenuto da un parente a Miami, che ne impedì il ricongiungimento con il padre naturale, cittadino cubano. La vicenda, che scatenò negli Stati Uniti un’aggressiva campagna anticastrista degli esuli cubani e a Cuba un’intensa mobilitazione nazionalista, si concluse con una sentenza della Corte Suprema statunitense che, riconoscendo le ragioni del padre di Elian, consentì il rimpatrio del bambino a Cuba. Il regime cubano inviò a sua volta al governo di Washington un segnale di distensione, liberando in maggio due dei quattro dissidenti arrestati nel 1999, ma i rapporti tra i due paesi si fecero nuovamente burrascosi nel 2001, quando la Corte federale di Miami condannò all’ergastolo cinque cittadini cubani con l’accusa di cospirazione contro gli Stati Uniti. Secondo le autorità cubane, i cinque si erano invece infiltrati nelle file delle organizzazioni anticastriste di Miami per prevenire attentati terroristici contro Cuba.

Nell’ottobre 2001 la Russia chiuse la sua ultima base militare sull’isola e nello stesso anno Castro nominò suo fratello Raúl come successore. Nel 2002, in seguito a un voto del Congresso statunitense, ripresero dopo quarant’anni le esportazioni di alimentari verso Cuba, che si interruppero tuttavia l’anno seguente. Il dichiarato appoggio ai dissidenti cubani da parte del presidente George W. Bush provocò inoltre una nuova e più cruenta repressione interna. Nella primavera 2003 i tre autori del dirottamento di un traghetto nella baia dell’Avana vennero condannati a morte e giustiziati, causando la protesta e la sospensione delle relazioni diplomatiche da parte dell’Unione Europea, ripristinate poi nel 2005.

10. Sviluppi recenti

Cuba approfondisce le sue relazioni commerciali con diversi paesi dell’America latina e soprattutto con il Venezuela, il cui presidente Hugo Chávez affianca Castro nel suo annoso contrasto con gli Stati Uniti.

Nel luglio 2006 Castro viene ricoverato in una clinica dell’Avana e sottoposto a un delicato intervento chirurgico. I suoi poteri sono affidati temporaneamente al fratello Raúl.

Nel febbraio 2008 Fidel Castro annuncia ufficialmente il suo ritiro; gli succede alla guida del paese il fratello Raúl.