| Fede | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 3. | Concezioni cristiane posteriori |
Nel Medioevo i teologi individuarono due tipi di verità religiose distinte, benché in ultima analisi compatibili: quelle di per sé evidenti alla ragione naturale e quelle che presupponevano la fede per la loro comprensione. Rispetto alla concezione fondata sulla fiducia, tipica delle confessioni protestanti, la Chiesa cattolica ha definito la fede come consenso integrale dell’intelletto e della volontà alla rivelazione e alle verità riconosciute dal magistero della Chiesa in virtù dell’autorità assoluta (motivo formale della fede) di Dio, che ha concesso la rivelazione.
Il rapporto tra fede e ragione è stato diversamente articolato nel corso dei secoli: nel II secolo Tertulliano sostenne che la fede sembra follia agli occhi che non siano stati aperti dalla grazia di Dio. Analogamente Søren Kierkegaard, pensatore danese del XIX secolo, avvertì la separatezza della ragione umana dalla condizione religiosa come un abisso, e invitò i credenti a compiere un “salto nella fede”, gettandosi nell’abisso per trovare la salvezza. In generale i teologi moderni hanno sottolineato l’aspetto soggettivo della fede e si sono concentrati sul rischio e sulla tensione morale necessariamente presenti nell’accettazione della vita di fede.