Nova e supernova
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Nova e supernova
2. Novae

Prima dell’era dell’astronomia moderna, una stella che appariva improvvisamente in cielo era detta “nova”, cioè “stella nuova”, e solo in un secondo tempo si riconobbe che il fenomeno non era dovuto alla nascita di un nuovo astro, bensì a un repentino aumento della luminosità di una stella già esistente. Ogni anno appare circa una dozzina di novae nella Via Lattea, la galassia a cui appartiene la Terra, ma molte di esse sono troppo distanti per essere osservate direttamente oppure vengono nascoste dalla materia interstellare; più spesso, questi eventi si verificano nelle galassie vicine alla nostra.

Le novae prendono nome dall’anno in cui avvengono e dalla costellazione in cui appaiono, e mostrano un comportamento piuttosto tipico: la luminosità aumenta di varie migliaia di volte in alcuni giorni o ore, successivamente la stella entra in una fase di transizione, nella quale può aumentare e diminuire di splendore, per poi indebolirsi gradualmente, tornando circa alla propria luminosità originaria.

Le novae sono stelle in una fase avanzata dell’evoluzione; si pensa che si tratti di un particolare tipo di stelle variabili, il cui comportamento è probabilmente da ricondurre a un eccesso di elio prodotto durante le reazioni nucleari, che si localizza negli strati più esterni del corpo stellare, causando un rapidissimo processo di espansione. La stella, divenuta instabile, emette una piccola frazione della propria massa sotto forma di guscio di gas, aumentando perciò la luminosità, e poi raggiunge una fase di stabilità. Il risultato dell’evento esplosivo è generalmente una nana bianca che spesso appartiene a un sistema doppio, del quale rappresenta il membro di massa minore, soggetto a una continua caduta di materia dalla stella più massiva. Ciò accade sempre, probabilmente, nel caso delle novae nane, che mostrano un comportamento periodico a intervalli regolari di durata variabile tra qualche giorno e qualche centinaio di giorni. Vedi Stella: Evoluzione stellare.

Le novae in generale mostrano una relazione tra la massima luminosità raggiunta e il tempo che impiegano a indebolirsi di un certo numero di magnitudini. Dalle misure effettuate sulle novae più vicine di distanza nota è possibile risalire alla distanza delle galassie alle quali questi oggetti appartengono.