| Migrazione | Articolo | ||||
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| 4. | Un problema attuale |
Nel corso del XX secolo il flusso migratorio non si è praticamente mai arrestato, né si arresterà a breve termine. Il continuo spostamento di individui singoli, di famiglie, di intere comunità ha motivazioni molto complesse, che sono inerenti sia alla necessità di 'fuga' (dovuta ad esempio a siccità, carestie, disoccupazione, mancanza di libertà religiose e politiche, oppure, molto più spesso, all'esplosione di guerre e conflitti di vario tipo), sia all''attrazione' che alcuni paesi (e culture) esercitano sulle popolazioni di altri paesi, grazie anche alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa.
A partire dal secondo dopoguerra il processo di ricostruzione e il successivo sviluppo industriale determinarono lo spostamento di decine di milioni di persone, dai paesi del Sud dell'Europa (Italia, Grecia, Spagna, Iugoslavia), dal Maghreb, dalla Turchia verso le nazioni del Centro e del Nord europeo (soprattutto Germania, Belgio, Svizzera, Francia). Sebbene queste ondate migratorie sollevassero forti problemi sociali, di rado determinarono scontri tra le popolazioni autoctone e quelle immigrate, alle quali anzi vennero offerte discrete possibilità di integrazione.
Il panorama è notevolmente cambiato negli ultimi decenni, da quando cioè in molti paesi del mondo la situazione economica, politica e sociale è peggiorata fino a raggiungere livelli raramente verificatisi in precedenza nella storia. Oggi il fenomeno dell'emigrazione riguarda soprattutto paesi che o sono strangolati da un elevatissimo debito estero, o sono interessati da conflitti armati che rendono praticamente impossibile l'organizzazione della vita economica e sociale. Ai vari focolai di tensione mai spenti, dal crollo dell'Unione Sovietica e dalla conseguente rottura dell'equilibrio internazionale (che si reggeva sulla contrapposizione tra il blocco occidentale e quello comunista), si sono aggiunti i numerosi conflitti esplosi in ogni angolo del globo, che provocano enormi spostamenti di popolazione, prima dalle campagne alle città e poi verso i paesi più ricchi e stabili, in cerca sia di un rifugio sia di opportunità di lavoro. La condizione più caratteristica di questo nuovo fenomeno migratorio è oggi quella dei profughi, calcolati in decine di milioni e in costante aumento, la cui sorte dipende da un improbabile ripristino di condizioni politiche e sociali tollerabili e da un ancora lontano avvio di un processo di redistribuzione delle risorse.
Vedi anche Urbanizzazione; Terzo Mondo; Colonialismo; Imperialismo.