| Lutero, Martin | Articolo | ||||
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| 4. | La “guerra dei contadini” e la diffusione delle idee luterane |
Tornato a Wittenberg dopo sedici mesi, Lutero riprese l’insegnamento per difendere la propria dottrina dalle interpretazioni più radicali ed estremistiche della riforma religiosa (vedi Anabattisti), che sul piano sociale sarebbero sfociate nella cosiddetta guerra dei contadini (1524-1526). Di fronte alle stragi e alle violenze prodotte dalla rivolta antifeudale Lutero invitò i principi tedeschi a schiacciare la ribellione e a restaurare l’ordine.
Nel frattempo Lutero aveva esposto le sue dottrine in alcune opere fondamentali come Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520), Sulla cattività babilonese della Chiesa (1520), Sulla libertà del cristiano (1520), De servo arbitrio (1525), e il suo più noto Piccolo Catechismo (1529), in cui formulò prescrizioni liturgiche, disposizioni per la predicazione e la lettura della parola di Dio e il canto corale.
Non potendo difendere di persona la sua dottrina alla Dieta di Augusta perché scomunicato, Lutero affidò l’incarico di sostenere la Riforma a Melantone: il testo, noto come Confessione di Augusta (1530), costituisce ancora oggi la base della dottrina luterana insieme con gli Articoli di Smalcalda, redatti dallo stesso Lutero. Nel 1534 il teologo tedesco completò la traduzione dell’Antico Testamento dall’ebraico; nel frattempo la sua fama si era diffusa in tutta Europa e il suo invito ai principi perché si rendessero indipendenti dall’autorità ecclesiastica trovò ampi consensi.