Pascal, Blaise
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Pascal, Blaise
4. Il pensiero filosofico

Nei Pensieri Pascal contrappone allo “spirito di geometria”, proprio della filosofia di Cartesio, lo “spirito di finezza”. Il primo consiste nel dedurre conseguenze da principi evidenti, il secondo non si applica alla scienza, ma all’ambito del gusto, del sentimento e dell’etica. Con lo spirito di finezza l’uomo entra in contatto con la sua natura autentica. Quest’ultima è peraltro lacerata da un tragico dissidio, che Pascal tenta di evidenziare attraverso famose analisi della condizione dell’uomo, fra le quali emergono i temi della noia, del tempo, del divertimento, della contrapposizione fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. La filosofia non può tuttavia colmare questo dissidio, ma può solo riconoscerlo; tocca invece alla fede religiosa giungere a quell’ambito interiore dove “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Così, attraverso l’adesione alla rivelazione religiosa, e in particolare ai dogmi del peccato originale e dell’incarnazione di Cristo, l’uomo trova una soluzione agli enigmi che riguardano tutto il suo essere, tanto la sua grandezza quanto la sua miseria.

Nondimeno la fede è sempre una scommessa: l’uomo deve scegliere tra vivere come se Dio ci fosse o vivere come se Dio non ci fosse. Il rischio della fede è però il più conveniente fra quelli che si offrono all’uomo, perché la probabilità di ottenere l’infinita beatitudine con la religione è infinitamente superiore alla possibilità di ottenerla con qualsiasi altra condotta o credenza.

Pascal fu uno dei più eminenti matematici e scienziati del suo tempo, uno dei più grandi scrittori dell’apologetica cristiana, ma anche uno dei più sottili polemisti francesi. Lo stile della prosa di Pascal, rinomato per la sua originalità e per la totale assenza di artifici, colpisce il lettore anche per la sua coerenza e la sua appassionata dialettica.