Morte
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Morte
4. Psicologia del paziente terminale

La condizione dei pazienti terminali, nei quali la malattia non risponde più ad alcuna terapia, e delle loro famiglie è oggetto di un’attenzione particolare a partire dagli anni Sessanta. I tanatologi (coloro che studiano l’ambiente e le esperienze interiori delle persone vicino alla morte) hanno identificato parecchi stadi attraverso i quali passano le persone morenti: rifiuto e isolamento (“No, non io!”); rabbia, ira, invidia e risentimento (“Perché io?”); contrattazione (“Se sarò buono, potrò vivere?”); depressione (“A che cosa serve?”); e accettazione. La maggior parte degli autori ritiene che l’ordine degli stadi attraversati non sia prevedibile in alcun modo e che tali fasi si possano alternare con sentimenti di speranza, angoscia e terrore.

Proprio come i pazienti terminali, anche le famiglie e gli amici coinvolti attraversano fasi di rifiuto e di accettazione. Il lutto, comunque, segue di solito una sequenza regolare, che spesso inizia ancora prima della morte di una persona cara e che può aiutare ad alleviare la sofferenza successiva. L’elaborazione del lutto, dopo che la morte è avvenuta, può essere più lunga e difficile se la morte era inaspettata. Alcuni possono sentirsi spaventati, arrabbiati o addolorati per essere stati abbandonati. In seguito il dolore può tramutarsi in depressione: a volte ciò avviene quando si interrompono le forme convenzionali di sostegno sociale, le persone non coinvolte non offrono più aiuto e conforto e interviene un senso di solitudine.

L’assistenza ai malati terminali può avvenire a casa, ma più comunemente viene attuata in ospedale o presso istituzioni specializzate. Tale assistenza richiede qualità particolari da parte di medici e tanatologi, che devono aver elaborato la propria paura di morire per poter confortare adeguatamente il paziente. È ormai largamente accettato il principio secondo il quale il paziente deve essere informato, seppure con tatto e con delicatezza, del fatto che sta per morire. Molte persone, persino i bambini, si rendono comunque conto che stanno per morire e, pertanto, aiutarli a esternare questa consapevolezza evita la finzione e incoraggia l’espressione dei sentimenti veri. Sentendosi rassicurato e protetto, il paziente terminale informato può arrivare alla morte in modo adeguato, vale a dire serenamente e con dignità. I terapeuti o i religiosi coinvolti possono aiutare il paziente in questo senso, semplicemente permettendogli di parlare dei sentimenti, dei pensieri e dei ricordi, oppure facendo le veci della famiglia e degli amici, che possono entrare in uno stato di ansia quando il paziente terminale parla di morte.