| Trova nell'articolo | Callimaco di Cirene | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Callimaco di Cirene (Cirene 310 ca. - Alessandria 240 a.C.), poeta e grammatico greco. Nato a Cirene, colonia greca fondata nel VII secolo a.C. da Batto – di cui Callimaco si dichiarava discendente –, si trasferì ad Alessandria dove per un certo periodo svolse l’attività di insegnante. Introdotto alla corte di Tolomeo II Filadelfo, gli venne affidato un incarico nella celebre Biblioteca di Alessandria e divenne poeta ufficiale della corte.
Nel 245 a.C. dedicò alla moglie di Tolomeo III Evergete, successore di Tolomeo II, la composizione del testo che lo ha reso celebre presso i moderni, La chioma di Berenice. Non si conosce con sicurezza l’anno della sua morte. La tradizione lo vuole autore di una vastissima produzione letteraria (oltre 800 volumi) improntata a un audace sperimentalismo, di cui tuttavia ben poco è sopravvissuto.
| 2. | L’attività erudita |
Fra le opere erudite in prosa, un posto di assoluto rilievo spetta ai Pinakes (Quadri), un enorme catalogo ragionato (120 libri) dei testi appartenenti alla Biblioteca di Alessandria, con il quale Callimaco pose le basi dello studio critico della letteratura greca. In quest’opera, di cui purtroppo rimangono solo venticinque brevi frammenti, Callimaco riordinò le opere suddividendole per generi letterari e per autori, dei quali tracciò anche una breve biografia. Provvide alla titolazione delle opere e affrontò anche problemi di dubbia attribuzione ai loro autori.
| 3. | La produzione poetica |
Della sua attività poetica ci sono pervenuti per intero solamente i sei Inni e i circa sessanta Epigrammi, mentre leggiamo in forma frammentaria il poemetto in esametri Ècale, i quattro libri di elegie intitolati Aitia (Origini) e tredici componimenti in metri giambici, raccolti nell’opera intitolata Giambi.
I sei Inni (modellati su quelli attribuiti a Omero) sono componimenti in esametri (solo il V è in distici elegiaci), in dialetto ionico (I-IV) o dorico (V-VI), e sono dedicati a divinità. Si tratta, però, di testi che non hanno più nessun rapporto con il culto, e che erano invece destinati a essere recitati o letti davanti a un pubblico ristretto, in grado di apprezzarne le finezze erudite e lo stile cangiante: Callimaco, infatti, passa spesso dal linguaggio solenne a quello popolaresco, dalla drammaticità a un umorismo pungente che non esita ad avere come bersaglio il culto delle divinità. Fra i sei inni ricordiamo quello Per i lavacri di Pallade, e quelli dedicati Ad Apollo, in cui è contenuta anche un’importante dichiarazione di poetica, e Ad Artemide, in cui Callimaco presenta una serie di scene che riguardano l’infanzia della dea e raffigurano il mondo divino in una dimensione quotidiana e quasi “borghese”.
L’Ècale è un epillio che ebbe un’influenza determinante sui poeti neoterici; in esso Callimaco racconta un episodio secondario della saga di Teseo, privilegiando del mito non il racconto dell’azione eroica, ovvero l’uccisione del Minotauro, bensì gli aspetti più intimi e domestici dell’incontro fra Teseo e la vecchia Ecale che lo ospita durante un temporale.
L’opera più importante e più famosa di Callimaco è Aitia (Origini), un poema in distici elegiaci (in quattro libri probabilmente di circa mille versi ciascuno) che, attraverso la narrazione di episodi mitici o eroici, ha come obiettivo quello di illustrare la remota origine di riti, feste, istituzioni e nomi, secondo il criterio che informa la disciplina conosciuta, nel mondo classico, con il nome di eziologia. I singoli racconti hanno una lunghezza variabile e costituiscono un ricchissimo repertorio di fonti mitologiche, spesso poco conosciute. Di quest’opera restano pochi frammenti, fra i quali i più significativi sono quelli che narrano la storia d’amore fra Acontio e Cidippe, la Chioma di Berenice (tradotta in latino da Catullo), e il cosiddetto Prologo dei Telchini, in cui l’autore difende la propria poesia breve, raffinata e dotta dalle critiche malevole di alcuni suoi contemporanei.
| 4. | La fortuna critica |
Il poema Atia ebbe grande influenza sulla letteratura latina dell’età augustea: il quarto libro delle elegie di Properzio, i Fasti e le Metamorfosi di Ovidio sono inconcepibili senza il precedente callimacheo. Gli Epigrammi, conservati nell’Antologia Palatina, pur nella consueta varietà tematica (funerari, autobiografici, erotici, letterari) sono accomunati dalla raffinata cura formale e dalla brevità.
Nonostante l’ostentata e talora fredda erudizione e gli artifici linguistici, Callimaco rivela una grande arte nella cura ossessiva dei dettagli e nella scoperta di nuove possibilità espressive della parola. La sua influenza sulla letteratura successiva fu immensa: Ennio, Catullo, Properzio lo considerarono un modello sommo, e tramite loro la sua concezione di una poesia sperimentale, intellettualistica, raffinata ed elitaria divenne un elemento vitale per l’intera storia letteraria europea.