| Callimaco di Cirene | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 3. | La produzione poetica |
Della sua attività poetica ci sono pervenuti per intero solamente i sei Inni e i circa sessanta Epigrammi, mentre leggiamo in forma frammentaria il poemetto in esametri Ècale, i quattro libri di elegie intitolati Aitia (Origini) e tredici componimenti in metri giambici, raccolti nell’opera intitolata Giambi.
I sei Inni (modellati su quelli attribuiti a Omero) sono componimenti in esametri (solo il V è in distici elegiaci), in dialetto ionico (I-IV) o dorico (V-VI), e sono dedicati a divinità. Si tratta, però, di testi che non hanno più nessun rapporto con il culto, e che erano invece destinati a essere recitati o letti davanti a un pubblico ristretto, in grado di apprezzarne le finezze erudite e lo stile cangiante: Callimaco, infatti, passa spesso dal linguaggio solenne a quello popolaresco, dalla drammaticità a un umorismo pungente che non esita ad avere come bersaglio il culto delle divinità. Fra i sei inni ricordiamo quello Per i lavacri di Pallade, e quelli dedicati Ad Apollo, in cui è contenuta anche un’importante dichiarazione di poetica, e Ad Artemide, in cui Callimaco presenta una serie di scene che riguardano l’infanzia della dea e raffigurano il mondo divino in una dimensione quotidiana e quasi “borghese”.
L’Ècale è un epillio che ebbe un’influenza determinante sui poeti neoterici; in esso Callimaco racconta un episodio secondario della saga di Teseo, privilegiando del mito non il racconto dell’azione eroica, ovvero l’uccisione del Minotauro, bensì gli aspetti più intimi e domestici dell’incontro fra Teseo e la vecchia Ecale che lo ospita durante un temporale.
L’opera più importante e più famosa di Callimaco è Aitia (Origini), un poema in distici elegiaci (in quattro libri probabilmente di circa mille versi ciascuno) che, attraverso la narrazione di episodi mitici o eroici, ha come obiettivo quello di illustrare la remota origine di riti, feste, istituzioni e nomi, secondo il criterio che informa la disciplina conosciuta, nel mondo classico, con il nome di eziologia. I singoli racconti hanno una lunghezza variabile e costituiscono un ricchissimo repertorio di fonti mitologiche, spesso poco conosciute. Di quest’opera restano pochi frammenti, fra i quali i più significativi sono quelli che narrano la storia d’amore fra Acontio e Cidippe, la Chioma di Berenice (tradotta in latino da Catullo), e il cosiddetto Prologo dei Telchini, in cui l’autore difende la propria poesia breve, raffinata e dotta dalle critiche malevole di alcuni suoi contemporanei.