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Calcio (sport)
1. Introduzione

Calcio (sport) Sport di squadra che si gioca con un pallone su un terreno di forma rettangolare (lungo tra i 92 e i 108 m e largo tra i 64 e i 73 m), diviso in due da una linea bianca parallela ai lati più corti del campo. Su questa linea mediana è segnato il centro, dal quale si inizia il gioco e lo si riprende a ogni marcatura di gol. Linee bianche indicano i lati principali del campo, la linea mediana e l’area di rigore che si trova davanti alla porta.

A metà delle due linee di fondo, quelle più corte, sono situate due porte formate da due pali alti 2,44 m sormontati da una traversa lunga 7,32 m. A ogni porta è agganciata una rete nella quale si raccolgono i palloni. L’obiettivo del gioco è far sì che il pallone, in cuoio e di forma sferica, venga calciato nella porta avversaria: se questo avviene, si segna un gol (o rete).

2. Ruolo dei giocatori

Il calcio è giocato da due squadre di 11 giocatori ciascuna, impiegati in diversi ruoli: il portiere, il solo cui sia consentito toccare il pallone (circonferenza 68/71 cm; peso 396/453 g) con le mani (tranne nel caso di un retropassaggio volontario da parte di un compagno di squadra), e comunque esclusivamente nella propria area di rigore, che ha una superficie di 40,32 x 16,7 m; i difensori; i centrocampisti; gli attaccanti.

Un tempo i numeri servivano a indicare i ruoli (1 per il portiere, 2 per il terzino destro, 3 per il terzino sinistro e così via); oggi, considerando l’elevato numero di giocatori a disposizione di un allenatore, i numeri hanno perso significato. Benché un allenatore possa disporre i suoi giocatori nel modo che ritiene più opportuno, tutte le formazioni sono costituite da portiere, difensori, centrocampisti e attaccanti. Alcuni giocatori, quali il portiere e i terzini, hanno compiti essenzialmente difensivi; ad altri (i centrocampisti, cioè mediani, mezzali, esterni di fascia) compete l’impostazione della manovra nella zona centrale del campo; altri ancora, gli attaccanti, agiscono perlopiù in funzione offensiva e a loro prevalentemente è dato l’incarico di segnare gol.

I ruoli e le responsabilità dei vari giocatori sono diversi, ma la struttura stessa del gioco del calcio fa sì che i partecipanti siano via via coinvolti in tutte le fasi del gioco. Questa mancanza di rigidità dei ruoli, cioè la libertà d’azione di cui godono i singoli giocatori, è una delle ragioni per cui il calcio è stato definito come “il più democratico dei giochi di squadra”. Qualunque sia il suo ruolo specifico, un giocatore deve essere in grado occasionalmente di ricoprirne anche altri.

3. Regolamento

Una partita si svolge in due tempi di 45 minuti ciascuno, con una pausa di 15. Viene segnato un gol quando la palla varca la linea bianca delimitata dai pali della porta della squadra avversaria. Risulta vincitrice la squadra che, alla fine dei 90 minuti, realizza più reti; in caso di parità sono previsti due tempi supplementari di 15 minuti e, se ancora nessuna delle due squadre è riuscita a prevalere, la vittoria viene assegnata dopo una serie di calci di rigore. Recentemente è stata tuttavia introdotta la regola del cosiddetto “golden gol”, secondo la quale la squadra che segna per prima nel corso dei tempi supplementari vince direttamente la partita.

1. Arbitraggio

Gli incontri sono diretti da un arbitro, le cui decisioni sull’applicazione delle regole di gioco sono inappellabili e che si avvale della collaborazione di due guardalinee e di un assistente a bordo campo (il “quarto uomo”), con compiti prevalentemente di controllo del corretto comportamento dei componenti della squadra a bordo campo e sulle panchine.

2. Punizioni

Ogni volta che un giocatore commette un’irregolarità (fallo), il gioco viene interrotto e a favore della squadra che ha subito il fallo viene assegnato un calcio di punizione, che può essere diretto (la palla può essere calciata direttamente in porta) o indiretto (il pallone deve essere toccato almeno una volta da un altro giocatore, oltre a chi calcia la punizione, prima di essere indirizzato verso la porta avversaria). La palla viene piazzata nel punto in cui è stato commesso il fallo, mentre la squadra penalizzata deve arretrare di 9,15 metri e restare ferma fino a quando la palla non viene rimessa in gioco. Se un difensore viola questa zona neutrale, il calcio viene ripetuto a discrezione dell’arbitro.

Il calcio di punizione diretto viene battuto quando è stato compiuto un fallo di notevole gravità: calci, sgambetti, spinte, attacchi alle spalle o falli di mano. Si commette fallo di mano quando la palla viene toccata intenzionalmente con un braccio o con una mano da qualunque giocatore, a eccezione del portiere quando agisce all’interno della propria area di rigore.

Falli meno gravi sono invece puniti con il calcio di punizione indiretto. Esempi di falli punibili dall’arbitro con questo tipo di calcio di punizione sono il gioco pericoloso (ogni qualvolta l’azione di un giocatore mette in pericolo la sicurezza propria o altrui, anche se non avviene un contatto) e l’ostruzione (l’uso illecito del corpo per impedire all’avversario di toccare il pallone). Un calcio di punizione indiretto può anche essere assegnato contro una squadra: quando si commette una scorrettezza ai danni di un avversario mentre il pallone è fuori dal suo raggio d’azione; quando viene ostacolato il portiere fuori dall’area di rigore; quando un portiere trattiene fra le mani il pallone compiendo più di quattro passi.

Possono essere puniti inoltre comportamenti irregolari o falli commessi intenzionalmente per ottenere un vantaggio tattico, scontri tra giocatori, condotta scorretta (per esempio quando viene palesemente espresso un dissenso eccessivo nei confronti dei direttori di gara). L’arbitro può ammonire o espellere il giocatore e segnala la sua decisione alzando un cartellino rispettivamente giallo o rosso. Il cartellino giallo indica infatti l’ammonizione al giocatore di non assumere altri comportamenti scorretti, pena l’espulsione. Se si verifica questo caso, la sua squadra deve continuare la partita con un uomo in meno. Il cartellino rosso significa invece espulsione immediata. L’atterramento di un giocatore in possesso di palla, lanciato senza più avversari da superare verso la porta avversaria, comporta l’espulsione del giocatore che ha provocato il fallo. L’emissione di un secondo cartellino giallo equivale a un cartellino rosso.

Quando un fallo punibile con il calcio di punizione diretto (e cioè lo sgambetto, il calcio intenzionale, la spinta) viene commesso entro l’area di rigore della squadra che si difende, si può applicare la punizione più severa del gioco del calcio: il calcio di rigore. La palla viene piazzata centralmente, davanti alla porta, a una distanza di 11 metri. Il portiere deve stare sulla linea della porta e non può muoversi fino a quando la palla non è stata calciata. Tutti i giocatori, ad eccezione di quello che tira e del portiere, devono lasciar libera l’area di rigore e stare a una distanza di almeno 9 metri dalla palla, fino a quando il tiro non è stato scoccato.

3. Rimesse in gioco

Quando la palla fuoriesce dai limiti del campo si effettuano le rimesse in gioco che spettano alla squadra che non ha toccato per ultima la palla prima che questa sia uscita. Se il pallone ha superato le linee dei lati lunghi del rettangolo si ha la rimessa laterale, che viene effettuata dal punto in cui la palla è uscita, lanciandola da sopra la testa con entrambe le mani, con i piedi appoggiati a terra sulla linea.

Si ha invece una rimessa dal fondo quando la squadra attaccante tocca per ultima la palla mandandola oltre la linea di fondocampo. In questo caso la palla viene piazzata su uno dei due vertici dell’area piccola (area di porta) e quindi rilanciata in campo dal portiere o da un qualsiasi giocatore, senza però che venga intercettata all’interno dei limiti dell’area di rigore.

4. Calcio d’angolo

Quando è la squadra che difende a mandare il pallone oltre la linea di fondocampo, la squadra che attacca ha diritto a rimettere in gioco la palla battendo un calcio d’angolo (o corner). In questo caso la palla viene posta nell’angolo formato dalla linea laterale e da quella di fondo. Se calciato con un abile effetto, il corner può essere anche indirizzato direttamente in porta. Tutti i difensori devono stare a una distanza di almeno 9 metri dalla palla fino a quando questa non viene calciata.

5. Fuorigioco

Il fuorigioco è forse la sola regola che nel gioco del calcio non è di evidente comprensione. Si trova in posizione di fuorigioco, e quindi in posizione irregolare, il giocatore che, al momento in cui un suo compagno gioca la palla, si trovi oltre la palla stessa e abbia tra sé e la linea di fondo della metà campo avversaria soltanto un giocatore dell’altra squadra. In altre parole, il giocatore che riceve un passaggio in avanti deve avere tra sé e la porta avversaria, al momento del tocco del compagno, oltre al portiere almeno un altro giocatore della squadra opposta.

Il giocatore non può essere in fuorigioco se si trova nella sua metà campo quando scatta in avanti per inseguire la palla che è già stata giocata; se è stato un avversario a toccargli la palla; se riceve la palla direttamente da una rimessa in gioco; se è allineato con il penultimo giocatore della squadra avversaria.

4. Tecnica di gioco

Gli elementi tecnici fondamentali del calcio sono il passaggio, il tiro in porta, il dribbling, il colpo di testa, lo stop e, per il portiere, la parata.

1. Passaggio di palla

Il passaggio serve a far circolare la palla tra giocatori della stessa squadra. Il passaggio è il gesto tecnico essenziale a un armonico svolgimento del gioco collettivo. Più comunemente usato, per gli scambi a breve e media distanza (fino a una trentina di metri), è il passaggio di piatto, in cui si colpisce il pallone con l’interno del piede. Quando invece si deve effettuare un passaggio molto lungo o molto veloce si ricorre al passaggio calciando con il dorso del piede.

Esistono poi il passaggio d’esterno effettuato con la parte esterna del piede e il colpo di tacco. Entrambe le soluzioni sono solitamente adottate da giocatori molto tecnici, che possiedono spiccate doti di palleggio e di controllo palla; in particolare il colpo di tacco è una giocata molto spettacolare che serve per passare la palla a un compagno alle proprie spalle: se opportunamente effettuata, può sorprendere gli avversari per la repentinità dell’esecuzione. Grandi esecutori del colpo di tacco furono Pelé, Maradona, Zico e Socrates.

2. Tiro in porta

Il tiro in porta è il gesto tecnico fondamentale per segnare un gol. Ci sono diversi modi di tirare in porta un pallone. Innanzitutto si può tirare “al volo”, cioè colpendo subito la palla col piede senza controllarla e assestarla prima con un tocco: il tiro al volo è quello più spettacolare, oltre che più potente. Spesso il tiro al volo è eseguito colpendo la palla con il collo pieno del piede. Una variante del tiro al volo è il tiro di controbalzo, o drop, eseguito lasciando compiere alla palla un piccolo rimbalzo a terra prima di colpirla.

Un’alternativa al tiro potente è quello a effetto: imprimendo alla sfera, colpita non in modo pieno, una particolare rotazione, la traiettoria del tiro può arcuarsi o deviare improvvisamente spiazzando l’intervento del portiere. È una soluzione di tiro spesso adottata nei calci di punizione: grandi specialisti delle punizioni a effetto furono Maradona, Platini, Zico, Baggio e Del Piero e, negli anni Sessanta, Mario Corso, che inventò il cosiddetto tiro “a foglia morta” che, apparentemente destinato a sorvolare la traversa, abbassava all’ultimo momento la sua traiettoria per infilarsi appena sotto l’incrocio dei pali. Quando il portiere si allontana eccessivamente dalla linea di porta, l’attaccante può sorprenderlo affidandosi al pallonetto, un tiro alto che vola sopra la testa del portiere prima di cadere sotto la traversa.

Il tiro in porta più spettacolare è forse rappresentato dalla rovesciata o sforbiciata, che viene usata per calciare al volo un pallone a mezz’aria quando il giocatore è girato di schiena rispetto alla porta.

3. Dribbling

Il dribbling è l’azione con la quale il giocatore si libera del diretto avversario che lo contrasta. Il dribbling è la tecnica di far avanzare la palla in campo, usando i piedi, con leggeri e rapidi spostamenti che eludono l’intervento dell’avversario, talvolta ingannato anche da finte di gambe e di corpo. È necessario mantenere il possesso palla con il dribbling quando il giocatore non ha possibilità di passare la palla a un compagno in buona posizione; quando il giocatore si dirige in un’area scarsamente difesa oppure quando il giocatore si trova testa a testa con un difensore, ultimo ostacolo da superare prima di presentarsi solo davanti al portiere.

Il dribbling è un gesto tecnico che esalta le doti individuali di un calciatore: grandi “dribblatori” sono i giocatori d’attacco, che devono saper saltare il diretto avversario per poter liberarsi per tirare in porta o per smarcare a rete un compagno. I sudamericani, e i brasiliani in particolare, sono maestri nel dribbling (Garrincha, Pelé, Zico e Ronaldo ne sono stati grandi interpreti): resterà impressa nella memoria di tutti gli appassionati di calcio uno straordinario gol di Maradona nei quarti di finale ai Mondiali del Messico nel 1986, quando, partendo da centrocampo, palla al piede, e superando come birilli i giocatori della nazionale inglese che tentavano di fermarne l’azione, con un ultimo dribbling evitò il portiere e depositò la palla in rete.

4. Colpo di testa

Il colpo di testa consiste nel colpire la palla con la testa, preferibilmente con la parte frontale. In generale è opportuno ricorrere al colpo di testa in questi casi: per allontanare la palla da una situazione pericolosa per la difesa; per vincere un contrasto aereo; per tirare in porta. Il gol di testa è generalmente molto spettacolare, soprattutto quando è eseguito con tuffo del giocatore che si getta a volo per deviare il pallone verso la rete.

5. Stop

Lo stop è il gesto tecnico per fermare e controllare la palla. Oltre che coi piedi, si può effettuare con la coscia o con il petto. È un’azione che denota buona capacità di palleggio da parte del calciatore: un buono stop generalmente prepara un passaggio o un tiro in porta.

5. Cenni storici

Possibili antenati del calcio possono essere considerati numerosi giochi che in epoche diverse hanno goduto di grande successo, come l’episciro, l’urania, la feninda, l’aporraxis dell’età ellenica e il romano harpastum, o come, in periodo rinascimentale, il ben noto calcio fiorentino, che si praticava già all’inizio del XV secolo sulle piazze di Firenze tra squadre di 25 giocatori. La popolarità di questi giochi è testimoniata dai numerosi trattati che gli furono dedicati nel Cinquecento, tra cui il Trattato del gioco della palla di Antonio Scaino e il Discorso supra il gioco del calcio fiorentino di Giovanni de’ Bardi.

In realtà questi giochi erano molto diversi dal moderno calcio. In effetti, numerose caratteristiche del calcio fiorentino potrebbero indurre a pensare piuttosto al rugby che al calcio, che in modalità già abbastanza simili all’attuale cominciò a essere praticato solo all’inizio del Settecento in Inghilterra. A quell’epoca iniziò infatti a diffondersi il dribbling game, un’attività ludica con la palla che si praticava dal XVII secolo e che, un secolo dopo, si era ampiamente propagata fra i giovani del college.

Verso il 1850 il football, pur non avendo ancora questo nome, era già configurato in modo assai simile a quello dei nostri giorni. Le partite duravano sessanta minuti, l’altezza tra i pali sotto cui doveva passare la palla era stabilita in 2 m, gli arbitri venivano designati a vigilare sull’osservanza delle regole, concordate volta per volta in precedenza. Vigeva pure la norma del fuorigioco, consistente nel divieto per l’attaccante di giocare la palla se fra lui e la porta non si frapponevano avversari.

Nel 1855 si costituì la prima società calcistica del mondo, lo Sheffield Club. Nel 1860 la porta veniva costruita ancora senza rete (pure la traversa venne adottata solo in seguito), restando stabilite le misure in 7 metri di lunghezza per 2,50 di altezza; e prendeva spicco la figura del portiere, che a partire dal 1871 ottenne l’autorizzazione a toccare la palla con le mani. Ancora in Inghilterra, a Londra, il 26 ottobre 1863 venne fondata la Football Association: questa è la data che viene convenzionalmente indicata come data di nascita del calcio moderno.

Del resto, la disparità delle regole nei vari centri aveva suscitato troppi dissensi perché non si avvertisse l’esigenza di un univoco accordo. Tredici delegati in rappresentanza di undici società inglesi si riunirono a Londra, per affrontare il problema dell’unificazione. Le tendenze in lotta erano sostanzialmente due; quella che voleva conservare l’uso indiscriminato dei piedi e delle mani nel trattamento della palla, nonché il tenore violento delle competizioni medievali; e quella che, al contrario, intendeva escludere sia l’uso delle mani sia la tendenza allo scontro violento. I fautori della prima tendenza, capeggiati dal rappresentante dell’Università di Rugby, nel Warwickshire, avrebbero dato vita alla Rugby Union; i secondi si consociarono nella Football Association.

Tre anni dopo la Football Association fece disputare la prima partita ufficiale; nove anni dopo il Kennington Oval di Londra fu teatro del primo incontro internazionale della storia, quello tra Inghilterra e Scozia. Poco meno di tremila persone assistettero al memorabile avvenimento e l’incasso ammontò a 106 sterline e 1 scellino. Nel 1885 i giocatori inglesi vennero inquadrati su base professionistica, riconoscendosi loro un modesto compenso accanto al guadagno derivante da una normale occupazione. Tale inquadramento non riuscì gradito a tutti gli appassionati britannici, tanto che nel 1907 fu fondata una lega dilettantistica, la Amateur Football Association, che ebbe vita travagliata e polemica.

6. Organizzazioni e competizioni

Nel 1904 fu fondata a Parigi la FIFA, l’organismo che tuttora regola il calcio in tutto il mondo e la cui attività è sotto il controllo del CIO. In Italia l’attività calcistica è regolata dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), che organizza i campionati nazionali delle varie categorie e si occupa della gestione delle selezioni nazionali. Alla FIGC, organo del CONI, fanno capo la Lega nazionale professionisti (Serie A e B), la Lega nazionale professionisti Serie C e la Lega nazionale dilettanti.

Le massime competizioni internazionali sono, per le squadre nazionali, il Campionato del Mondo, i vari campionati continentali (il Campionato europeo, la Coppa America, la Coppa d’Africa, la Coppa asiatica) e le Olimpiadi. Le squadre italiane sono tra le più famose nel mondo e hanno vinto diverse volte, nella storia del calcio, i più importanti trofei internazionali, come la Coppa dei Campioni d’Europa, la Coppa delle Coppe, la Coppa UEFA e la Coppa Intercontinentale, che sono invece competizioni annuali. La nazionale italiana ha vinto tre Campionati mondiali, nel 1934, 1938 e 1982, un Campionato europeo nel 1968 e tre medaglie olimpiche (il bronzo nel 1928 ad Amsterdam, l’oro nel 1936 a Berlino e nuovamente il bronzo nel 2004 ad Atene).

7. Tattica di gioco

Nei primi anni del calcio non si registrò l’esistenza di una tattica vera e propria. I ruoli e i compiti specifici dei giocatori erano definiti solo approssimativamente: si badava soprattutto al gioco d’attacco e si avevano scarsissimi riguardi per la copertura difensiva. La prima autentica tattica calcistica fu il metodo, introdotto all’inizio del secolo, ma diffusosi soprattutto a partire dal 1925 e tramontato alla vigilia della seconda guerra mondiale: il metodo prevedeva lo schieramento, davanti al portiere e ai limiti dell’area di rigore, dei due terzini, che contrastano le manovre di attacco avversarie controllando le mezzali. Il metodo ha il suo fulcro nel centromediano che assume funzioni di regista nelle azioni di difesa, di raccordo e di rilancio. I mediani in fase difensiva marcano le ali, in quella offensiva sono contrapposti alle mezzali.

Successivamente prevalse il sistema, di origine inglese, detto anche WM per la disposizione assunta in campo dai giocatori. Il sistema nacque all’insegna dell’attacco e della difesa a sette. I centrocampisti, infatti, devono essere tutti attaccanti e tutti difensori a seconda che la propria squadra sia o non sia in possesso della palla. Il marcamento a uomo è rigido. Tre sono i terzini: uno centrale e due laterali. Mediani e mezzali, a centrocampo, formano il cosiddetto quadrilatero. Le punte fisse sono tre.

Nei primi anni Cinquanta, con l’exploit dell’Ungheria di Puskas e Hidegkuti alle Olimpiadi del 1952, si diffuse lo schema a M. Tale schema fu suggerito dalla marcatura a uomo: esso si avvale di tre punte tornanti, cioè che arretrano, allo scopo di sguarnire lo schieramento difensivo avversario. Si giunse presto al catenaccio, tattica denigrata negli anni Ottanta ma tuttora in voga. In questo schieramento viene sottratto un uomo (di solito un mediano) al centrocampo e modificato il quadrilatero in un triangolo, perlopiù integrato con l’arretramento di un’ala o di un altro attaccante. La disposizione tattica di un libero alle spalle di tutti gli altri giocatori, pronto a intervenire in seconda battuta, può considerarsi un perfezionamento del catenaccio.

L’Olanda di Cruijff ai Mondiali del 1974 incantò le platee internazionali con l’impostazione del calcio totale, basata su una continua e articolatissima partecipazione di giocatori appartenenti a ruoli diversi alle varie manovre, sia offensive che difensive: un calcio cioè che richiede versatilità tecnico-tattica, un perfetto controllo di palla e un’accuratissima preparazione atletica. Dal calcio totale sono derivati gli schemi del gioco “a zona” (4-4-2 e 4-3-3). Il modulo tattico “a zona” prevede che ogni giocatore controlli una particolare zona del campo e non un determinato giocatore avversario, il che avviene invece nella marcatura “a uomo”, detta anche “all’italiana”.

8. Calciatori celebri

In un’ideale storia del calcio mondiale sarebbero innumerevoli i nomi da citare. Ruolo per ruolo qui riproponiamo una panoramica di giocatori che hanno in qualche modo segnato un’epoca.

Il ruolo del portiere, proprio per la sua singolarità, è stato da sempre tra i più affascinanti e suscitatori di mitologie sportive. Lo spagnolo Ricardo Zamora, il cecoslovacco Frantisek Planicka e l’italiano Giampiero Combi furono tra i più grandi interpreti del ruolo del calcio d’anteguerra; il sovietico Lev Yashin, l’inglese Gordon Banks, il tedesco Sepp Maier e l’italiano Dino Zoff furono i migliori tra gli anni Sessanta e Settanta, mentre negli ultimi decenni hanno brillato l’inglese Peter Shilton, il tedesco Harald Schumacher, il camerunese Thomas N’Kono, il belga Jacques Preud’Homme, il danese Peter Schmeichel e l’italiano Angelo Peruzzi.

Il ruolo del difensore, votato a distruggere e a ostacolare il gioco avversario, è stato per lungo tempo incarnato da personaggi rudi e implacabili nel contrasto, agonisticamente determinati. Forse proprio per questo motivo il difensore che spicca per eleganza e qualità tecniche viene eletto nella rassegna dei grandi: da Franz Beckenbauer a Giacinto Facchetti, da Nilton Santos a Gaetano Scirea, da Bobby Moore a Ruud Krol, da Daniel Passarella a Franco Baresi e Paolo Maldini, questi ultimi capaci di dosare atletismo, tecnica e tempestiva “cattiveria”.

A centrocampo nasce il gioco e i centrocampisti, siano essi raffinati palleggiatori, sagaci organizzatori di gioco o inesauribili “motori”, sono da sempre protagonisti: Luis Suárez e Nils Liedholm, Frank Rijkaard e Lothar Matthäus, Didì e Valentino Mazzola, Paulo Roberto Falcao e Socrates, Florian Masopust e Johann Neeskens, Gunnar Gren e Gianni Rivera, Bobby Charlton e Juan Alberto Schiaffino, Giampiero Boniperti e Michel Platini.

Infine gli attaccanti: il mito del calcio è più facile che si appropri di chi è lo strumento della vittoria, di chi esulta per aver segnato il gol. Centravanti di sfondamento o di manovra, frombolieri spettacolari o rapinatori d’area, ali veloci e guizzanti o grandi colpitori di testa, gli attaccanti firmano i trionfi e scrivono il proprio nome negli albi d’oro e nella leggenda: Marco Van Basten e José Altafini, Eusebio e Ruud Gullit, Gerd Müller e Silvio Piola, Zico e Peppino Meazza, Ferenc Puskas e Gigi Riva, Garrincha e Sandro Mazzola, Ronaldo e Gunnar Nordahl, Karl-Heinz Rummenigge e Omar Sivori.

Nell’ideale Olimpo del calcio di tutti i tempi stanno, a parte, quattro grandi: Alfredo Di Stefano, Pelé, Johann Cruijff e Diego Armando Maradona.