Traiano, Marco Ulpio
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Traiano, Marco Ulpio
3. Le guerre di conquista

Con le conquiste traianee l’impero romano raggiunse l’apogeo della sua estensione territoriale. Traiano, infatti, approfittando anche della lunga durata del suo regno e dell’assenza di un’opposizione interna alla sua politica, fu artefice di un espansionismo imperialistico le cui dimensioni di crescita rievocano quello dell’età repubblicana.

Tra le più famose imprese di Traiano si annoverano anzitutto le cosiddette guerre daciche, motivate sia dall’indubbia pressione dei daci sul confine danubiano, sia dalla ricchezza d’oro della regione. Il conflitto, lungo e sanguinoso, si protrasse in due fasi dal 101 al 106 d.C., e al suo termine la Dacia divenne provincia romana. La conquista fu celebrata a Roma con feste, giochi e spettacoli che si protrassero per quattro mesi, e per l'occasione venne eretta nel Foro la celebre Colonna Traiana.

Non meno importanti furono le guerre che l’imperatore intraprese contro i parti, nemici storici dei romani in Oriente, tra il 106 e il 116 d.C., anche se la loro fase cruciale fu dopo il 113 d.C. L’esito principale di questo conflitto fu l’istituzione di due nuove province in Armenia e nella Mesopotamia del nord. Ma nonostante l’esercito romano arrivasse a prendere e a saccheggiare Ctesifonte, la capitale della Partia – il bottino di guerra comprese perfino il prezioso trono degli arsacidi – l’espansione verso Oriente venne ostacolata nel 116 dalle sollevazione di alcune popolazioni appena assoggettate. Particolarmente ardui da sedare furono i tumulti provocati dalle comunità ebraiche in varie parti dell’impero. L’apertura di questo nuovo fronte, obbligò Traiano, ormai vecchio, ad accontentarsi di incoronare re dei parti il fidato Partamaspate, rinunciando all’istituzione di un diretto dominio romano in Partia.

Affaticato e ammalato, l’imperatore morì nel 117 d.C. in Cilicia, sulla strada del ritorno a Roma. La sua divinizzazione, a cui fece seguito qualche anno dopo quella della moglie Plotina, non tardò a essere solennemente proclamata.

Alla sua morte l’impero romano poteva vantare una grande estensione territoriale e una salda organizzazione amministrativa. Gli successe al trono Publio Elio Adriano, suo lontano parente e fidato collaboratore, da lui adottato in età già avanzata. La moderna storiografia, pur senza negare i meriti e la grandezza della figura di Traiano, ha però rilevato come la politica di spesa da lui promossa (le opere pubbliche, le sovvenzioni, gli enormi costi delle sue lunghe guerre) avesse eccessivamente depauperato le finanze pubbliche, incidendo negativamente sull’economia delle generazioni successive.