| Bisonte | Articolo | ||||
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| 2. | Bisonte americano |
Attualmente in Nord America si identificano due sottospecie di bisonte: il bisonte americano delle praterie (Bison bison bison) e il bisonte americano dei boschi (Bison bison athabascae).
Più massiccio delle forme europee, il bisonte americano (chiamato anche impropriamente “bufalo”) raggiunge i 2 m di altezza al garrese, la lunghezza di 2,7-3,7 m e il peso di 850-1100 kg (maschio adulto; la femmina è leggermente più piccola). Le corna sono corte e appuntite, incurvate ai lati della testa massiccia. I quarti posteriori sono più snelli di quelli anteriori e in corrispondenza del garrese il dorso si alza in una caratteristica gobba. La testa, il collo, gli arti anteriori e le parti anteriori del corpo sono rivestite da un mantello fitto, lanoso e di colore scuro, mentre la parte posteriore è ricoperta da un pelo molto più corto. Un maschio adulto ha inoltre una barba nera, lunga circa 30 cm.
Si ritiene che fino al XVII secolo i nativi americani agissero da fattore di controllo dello sviluppo demografico dei bisonti, cacciandoli ma anche effettuando, mediante l’uso controllato del fuoco, il mantenimento di praterie adatte al pascolo dell’animale. La diffusione di malattie infettive portate dai coloni europei decimò le popolazioni native e, indirettamente, generò uno squilibrio nella crescita delle popolazioni di bisonti, che aumentarono progressivamente e raggiunsero i 60 milioni di capi.
Dal bisonte i nativi ricavavano carne, pelli, budelli per gli archi, ossa per creare manufatti. Prima dell’introduzione del cavallo, la tecnica di caccia prevedeva che numerosi cacciatori mettessero in fuga i bisonti sospingendoli fino all’orlo di burroni, dai quali gli animali precipitavano; l’uso del cavallo rese possibile la caccia con frecce o fucili, ma la pressione venatoria esercitata dai nativi si mantenne sempre a livelli sostenibili.
| 1. | Dal rischio di estinzione alla risalita |
Dal 1830 al 1889 una sistematica carneficina perpetrata dai coloni europei ridusse il numero dei bisonti a poche centinaia di esemplari. La caccia al bisonte nella seconda metà del XIX secolo divenne un vero e proprio affare che dava lavoro a varie figure (cacciatori, venditori di armi, cuochi, fabbri, conciatori delle pelli e così via) e alimentava una fiorente esportazione di pelli verso l’Europa.
Sembra che a favorire la caccia vi fossero anche gli interessi delle prime compagnie ferroviarie: la necessità di mantenere le Grandi Pianure sgombre dalle imponenti mandrie, e di allontanare i nativi che dipendevano dai bisonti per il proprio sostentamento e avanzavano diritti sulle terre, generò un abbattimento ingente di animali, che alla fine del XVIII secolo furono sull’orlo dell’estinzione.
La drammatica riduzione dei bisonti, che nel 1890 ammontavano a soli 75 esemplari, sollecitò il dibattito sull’urgenza di difendere la specie; nel South Dakota, agli inizi del Novecento, in un ranch privato nacque il primo nucleo di un migliaio di capi che rappresentò l’inizio di una nuova crescita demografica, realizzatasi all’interno di altri ranch e di parchi nazionali come lo Yellowstone. Attualmente la popolazione del bisonte americano è risalita fino a circa 350.000 individui, ma una parte dei capi è portatrice di brucellosi.