| Trova nell'articolo | Abolizionismo | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Abolizionismo Movimento in favore dell'abolizione dello schiavismo, sviluppatosi in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti nel XVIII secolo.
| 2. | L'abolizionismo in Gran Bretagna e in Francia |
L'abolizionismo come movimento organizzato nacque in Gran Bretagna nel 1780, grazie a William Wilberforce e a un gruppo di anglicani evangelici, strenui oppositori della tratta degli schiavi. Nel 1807 la tratta degli schiavi venne abolita; nel 1831 gli schiavi della Corona vennero affrancati e nel 1833 il Parlamento approvò una legge che concedeva loro l'emancipazione.
In Francia, l'abolizionismo trovò la propria giustificazione teorica nel movimento per i diritti dell'uomo: i filosofi illuministi criticarono fermamente la schiavitù e alcuni tra loro, ad esempio Diderot, giunsero a condannare non solo la schiavitù ma lo stesso sistema coloniale. Il movimento abolizionista in Francia non trovò il favore dell'opinione pubblica ed ebbe diffusione piuttosto limitata. Nel 1794 la Convenzione nazionale votò una legge che proibiva la pratica della schiavitù, legge abrogata in seguito da Napoleone (1802). Dopo i Cento Giorni, questi decise la soppressione del commercio degli schiavi ma si dovette attendere il 1848 e la caduta di Luigi Filippo perché tale pratica fosse abolita definitivamente.
| 3. | L'abolizionismo negli Stati Uniti |
Negli Stati Uniti l'abolizionismo non fu, come in Francia e in Gran Bretagna, un problema coloniale, quanto piuttosto una questione nazionale che oppose gli stati del Nord a quelli del Sud (dove l'economia, basata sulle grandi piantagioni, era legata alla pratica schiavista). I quaccheri della Pennsylvania furono i primi, alla fine del XVIII secolo, a denunciare apertamente la schiavitù; in seguito, il movimento abolizionista ebbe una discreta diffusione: la maggior parte dei sostenitori del movimento apparteneva alla classe media e colta del New England o discendeva dai quaccheri. Nel 1831 William Lloyd Garrison fondò a Boston il giornale 'The Liberator', attraverso il quale promosse la causa antischiavista; nel 1833 fondò a Philadelphia l'American Anti-Slavery Society (Società americana contro la schiavitù), che nel 1839 si scisse in due fazioni, quella radicale e quella progressista. I radicali esigevano l'emancipazione immediata degli schiavi, mentre i progressisti ritenevano che l'emancipazione potesse essere raggiunta solo attraverso un'azione di pressione religiosa e politica.
Il gruppo radicale mantenne il controllo del 'Liberator' e della Società americana contro la schiavitù, mentre i progressisti nel 1840 fondarono l'American and Foreign Anti-Slavery Society (Società americana e internazionale antischiavista). Nel 1854 l'abolizionismo trovò base politica nel neocostituito Partito repubblicano, che adottò un programma contro la schiavitù. L'elezione del candidato repubblicano Abraham Lincoln a presidente (1860) costituì una vittoria importante per l'abolizionismo, mentre il successo del romanzo La capanna dello zio Tom (1852) di Harriet Beecher Stowe testimoniava la popolarità del movimento. Oltre che per ragioni ideali, la vittoria degli abolizionisti fu possibile perché il movimento rappresentava gli interessi degli industriali del Nord all'interno della rivalità esistente tra il Nord e il Sud del paese. L'abolizione del sistema schiavista si realizzò solo in seguito alla vittoria militare delle forze dell'Unione durante la guerra di secessione (1865).
Se il Brasile fu l'ultima colonia ad abolire la schiavitù, nel 1888, la Cina vi sarebbe arrivata solo nel 1906. Nonostante i provvedimenti antischiavisti votati dalla Società delle Nazioni e le clausole della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la schiavitù continua, di fatto, a essere praticata in molti paesi del Terzo Mondo.