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| 2. | La comunicazione linguistica e il concetto di codice |
Le lingue sono codici arbitrari. Con “codice” si intende un procedimento usato per associare un’espressione (ad esempio il gesto del pugno chiuso con il pollice alzato, fatto al bordo di una strada) con un contenuto (la richiesta di un passaggio in automobile). Nel linguaggio verbale, ai contenuti si associano suoni (vedi Fonetica) o espressioni, ad esempio i suoni che compongono la parola “matita” (la m, la a ecc.) e l’oggetto “matita”.
Questa relazione può essere “iconica”, quando esiste una somiglianza fra espressione e contenuto, come nei cartelli stradali, in cui le sagome “somigliano” ai pedoni della realtà e alle vetture, o nei cartelli di “vietato fumare” dove si vede una sigaretta sbarrata. Oppure la relazione può essere “arbitraria”, quando questa somiglianza non c’è, come in un cartello rosso attraversato da una fascia bianca, a indicare il “divieto di transito”.
Nelle lingue le parole non “somigliano” alle cose (la parola “pecora” non ricorda in alcun modo una pecora): sono perciò codici arbitrari. Tale proprietà è fondamentale, perché determina l’esistenza di lingue diverse: il nome italiano “pecora” è immotivato rispetto alla cosa quanto il nome inglese sheep o il nome ceco ovce. Inoltre, mentre i codici iconici si devono limitare a esprimere concetti raffigurabili (e quindi cose reali), i codici arbitrari hanno una possibilità di espressione illimitata.