| Lingua e linguaggio | Articolo | ||||
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| 3. | Lingua parlata e lingua scritta |
Alcuni linguaggi verbali possiedono una forma scritta, che è la trasposizione, con un altro mezzo (visivo invece che auditivo), dell’informazione. I sistemi di scrittura delle lingue possono variare considerevolmente, ma si possono ricondurre a due tipi principali: le scritture che trasmettono direttamente il significato, senza passare per la forma sonora che assume la parola o la frase (come quelle pittografiche e ideografiche) e le scritture sillabiche o alfabetiche, che rispecchiano la forma parlata della lingua, di cui offrono una trascrizione dei suoni.
Ad esempio, in cinese esiste un ideogramma diverso per ogni morfema, per cui è possibile, in teoria, capire che cosa è scritto in un testo senza saperlo pronunciare (è quello che succede con i numeri nelle notazioni occidentali: si possono perfettamente capire i significati dei numeri scritti in testi di una lingua che non si conosce, però non si è in grado di “leggerli”). In etiopico, ad esempio, esiste un segno grafico per ogni sillaba della lingua, mentre la maggior parte delle lingue moderne adotta un sistema di scrittura alfabetico, in cui a ogni segno corrisponde un suono. In quest’ultimo caso si può ricostruire, leggendo, il parlato della lingua, ma non il suo significato, a meno di non conoscerne la grammatica.
La forma scritta di una lingua è spesso statica, resiste ai mutamenti e rispecchia talora la pronuncia o la grammatica di fasi arcaiche. Ciò è particolarmente evidente in lingue come il francese o l’inglese, in cui la grafia di una parola rinvia alla pronuncia di molti secoli fa.
La lingua parlata e la lingua scritta differiscono anche per ragioni strutturali: nel parlato, la presenza dell’interlocutore permette nel discorso continue spiegazioni, chiarificazioni, ripetizioni; inoltre il mezzo impiegato (la voce) consente l’uso dell’intonazione per rendere più comprensibile il messaggio; infine, la comunicazione può essere aiutata da altri fattori, quali la mimica. Anche nello scritto i segni di interpunzione aiutano a seguire l’andamento del discorso, ma molte delle informazioni veicolate dal tono di voce o dall’atteggiamento di chi parla vengono perdute.
La scrittura, d’altronde, permette una maggiore articolazione del pensiero e una maggiore pianificazione testuale, dal momento che si può in ogni momento controllare quello che è già stato detto. Spesso, inoltre, la scrittura rappresenta una fase più unitaria della lingua, mentre nella conversazione orale si introducono variabili di pronuncia personali o locali (vedi Dialetto e Gergo).