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Rafsanjani, Hashemi

Rafsanjani, Hashemi (Rafsanjāan 1934), religioso e politico iraniano, presidente dell’Iran (1989-1997). Nato in una famiglia agiata, studiò a Qom, città santa sciita, dove fu allievo di Ruhollah Khomeini. Nel 1963, quando questi fu costretto dallo scià Muhammad Reza Pahlavi all’esilio, ne divenne il portavoce in Iran. Più volte arrestato per la sua attività politica, condusse nel contempo una prospera attività imprenditoriale. Dopo la caduta del regime dello scià e il rientro di Khomeini (1979), divenne membro del Consiglio della rivoluzione, capo del Partito repubblicano islamico e presidente del Majlis, il Parlamento iraniano.

Comandante in capo delle forze armate nel 1988, negoziò il cessate il fuoco che pose fine alla guerra con l’Iraq. Alla morte di Khomeini (1989) successe ad Ali Khamenei alla presidenza della Repubblica. Nel 1991, durante la guerra del Golfo, assicurò al paese la neutralità. Rieletto alla presidenza nel 1993, mediando tra le diverse anime del clero sciita avviò una cauta liberalizzazione economica e cercò di conquistare al paese un ruolo di potenza regionale. Rafsanjani si fece anche promotore di una linea pragmatica in politica estera, rivolta a ristabilire le relazioni con i paesi occidentali, respingendo tuttavia le ingerenze sul programma nucleare e le richieste di intervenire a favore dello scrittore anglo-indiano Salman Rushdie, contrò il quale Khomeini aveva pronunciato una condanna a morte.

Sconfitto nelle elezioni del 1997 dal riformatore Mohammad Khatami, fu eletto alla guida del Consiglio del discernimento dell’interesse superiore, un organo consultivo ma di grande potere, conducendo una decisa battaglia contro i riformatori.

Dopo un primo tentativo di riconquistare la scena politica nelle elezioni legislative del 2000, vanificato dall’ampia vittoria dei riformatori, continuò a difendere il regime islamico, opponendosi alle richieste di democratizzazione e ammonendo severamente gli studenti in lotta per le riforme nel 2003.

Presentandosi come l’unico uomo politico in grado di assicurare al paese la stabilità politica ed economica dopo l’infruttuosa esperienza riformista, nel 2005 si candidò alle elezioni presidenziali, sostenuto dalla vecchia guardia del clero sciita e dal mondo degli affari. Vittorioso al primo turno, fu poi clamorosamente sconfitto dal populista ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, già sindaco di Teheran, sostenuto soprattutto dalle gerarchie militari.

Nel 2007 è stato eletto alla presidenza dell’Assemblea degli esperti, uno dei più importanti organi del sistema istituzionale iraniano, tra i cui compiti vi è quello di designare la Guida spirituale.