| Apocalisse di Giovanni | Articolo | ||||
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| 3. | Struttura dell'opera |
Dopo la grande visione d'apertura, dalla quale apprendiamo che il veggente si trova nell'isola di Pátmos, si apre un primo settenario di lettere inviate alle Chiese di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea, tutte in Asia Minore (1-3:22). Viene successivamente introdotta la figura dell'Agnello, simbolo di Cristo immolato nella sua Pasqua, che apre progressivamente i sette sigilli di un misterioso libro e a cui si accompagnano segni portentosi in cielo e in terra. Il settenario delle trombe dischiude alle ulteriori visioni del dragone (simbolo di Satana) che aggredisce la donna (simbolo della Chiesa) e della bestia a cui è affidato il potere seduttivo e mortale di aggredire i credenti. Il male sembra spandersi irrimediabilmente sulla terra. Agli angeli vengono allora consegnati sette flagelli e sette coppe che vengono poi versate sulla terra: si avvia così il giudizio di Dio sugli empi e sulla città che li rappresenta, Babilonia (forse un'allusione a Roma). Dopo la sconfitta del dragone e del falso profeta a opera del Verbo di Dio viene descritta la resurrezione dei giusti destinati a regnare con Cristo per mille anni (capitolo 20). Dopo questo periodo, la liberazione temporanea di Satana porterà all'ultimo tentativo di aggressione dei credenti, ma il definitivo intervento di Dio chiuderà per sempre la storia del male. Può così presentarsi l'ultima visione del libro: Gerusalemme, la nuova città che scende dal cielo 'adorna come una sposa per lo sposo' (21:2).
Particolarmente difficile e delicata appare l'interpretazione del capitolo 20, che ha dato origine a diffuse teorie millenaristiche.