| Trova nell'articolo | Foresta | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Foresta Ecosistema caratterizzato dalla presenza di alberi d’alto fusto. Lo sviluppo di una specie vegetale dominante in una determinata zona è influenzato da fattori ambientali, in particolare dalla piovosità e dalla temperatura, ma anche dal tipo di suolo, dall’insolazione, dalla quota e dalla morfologia del territorio; per questo motivo, nelle diverse aree geografiche della Terra si riscontrano differenti tipi di foresta. È la specie dominante presente in un determinato suolo a dare il nome alla foresta (ad esempio, una foresta in cui è prevalente il faggio viene detta faggeta).
Alla specie dominante presente in una determinata area si aggiungono altre specie vegetali, che possono essere anch’esse d’alto fusto o arbustive (e formano in tal caso il sottobosco). La comparsa di queste specie aggregate è determinata dagli stessi fattori ambientali che permettono lo sviluppo in quella zona di una determinata foresta e dal particolare microclima creato dalla specie dominante. Si parla, in questo caso, di associazione vegetale; ad esempio, l’associazione vegetale di una faggeta prevede, oltre al faggio, la presenza dell’abete bianco o, in climi particolarmente umidi, del tasso.
| 2. | Sviluppo di una foresta |
Lo sviluppo di una foresta avviene in modo graduale, secondo un processo che prende il nome di successione ecologica e che può richiedere anche 150-200 anni. Al termine della successione, la foresta raggiunge il suo stato climax, ovvero una condizione di maturità in cui si sono sviluppate tutte le specie vegetali che quel tipo di ambiente è in grado di sostenere e nella quale tutte le specie sono in equilibrio tra loro e con le comunità degli altri organismi che popolano la foresta.
La condizione di climax può essere drasticamente alterata da fenomeni esterni di origine naturale (incendi, gravi epidemie di malattie delle piante) o dovuti alle attività umane (deforestazione per usi agricoli e urbanistici); quando ciò si verifica, un nuovo processo di successione ecologica può, nel corso del tempo, ripristinare la condizione originaria, oppure, se l’ambiente ha subito eccessive modificazioni, può instaurare una nuova condizione. Ad esempio, molte zone mediterranee in cui erano presenti piante tipiche della macchia mediterranea nel tempo sono state degradate a un tipo di ecosistema denominato gariga e caratterizzato da arbusti; allo stesso modo, il continuo prelievo di alberi da foreste di quota ha causato, nel tempo, la formazione di ampie praterie di altitudine.
| 3. | Classificazione |
Le foreste sono classificate in sei tipi fondamentali.
1. Foreste decidue o caducifoglie delle regioni temperate: sono la tipica formazione di gran parte delle foreste dell’Europa e della fascia atlantica dell’America settentrionale. Ne esistono due sottotipi: le foreste situate alla stessa latitudine nei due diversi emisferi sono infatti notevolmente differenti. Il motivo è il diverso tipo di clima: continentale nell’emisfero boreale e oceanico nell’emisfero australe. Le foreste decidue ospitano, anche alle alte quote, le faggete, mentre a bassa quota le piante dominanti sono querce, tigli e aceri.
2. Foreste di conifere dell’emisfero boreale: si trovano nelle regioni subartiche e, a latitudini inferiori, nelle zone montane ad alte quote (ad esempio sulle Alpi). Le foreste situate ad alte latitudini sono caratterizzate dalla presenza del peccio e dell’abete; pino, larice e tsuga sono invece le piante dominanti delle latitudini meridionali. Le foreste di conifere occupano generalmente regioni che nelle epoche passate furono interessate dal fenomeno delle glaciazioni.
3. Foreste monsoniche decidue: sono caratteristiche del Bengala e del Myanmar e, più in generale, di tutto il Sud-Est asiatico; si trovano anche lungo le coste occidentali del Messico e dell’America centrale. Il clima è caratterizzato da periodi in cui le precipitazioni sono quotidiane e molto intense, alternati a periodi di aridità, nel corso dei quali gli alberi perdono le foglie. La specie più caretteristica è il teak.
4. Foreste equatoriali pluviali: si estendono nelle regioni situate in prossimità dell’equatore, principalmente nei bacini idrografici dell’Africa centrale e dell’Amazzonia. Le piante sono molto rigogliose, a causa del clima caldo-umido che caratterizza queste regioni: la caduta e la ricrescita delle foglie è continua nel corso dell’anno. Sono caratterizzate da un gran numero di specie vegetali, tra cui alberi molto alti, dal tronco liscio e foglie semplici, e da uno strato fittamente intrecciato di piante erbacee, come le orchidee, le felci e le rampicanti.
5. Foreste sempreverdi subtropicali: si trovano nelle regioni subtropicali dell’America settentrionale, in particolar modo lungo la costa del golfo del Messico, nelle paludi della Florida e nei Caraibi. Le specie più caratteristiche sono magnolie, palme e bromeliacee.
6. Foreste sempreverdi delle zone temperate: sono tipiche delle coste mediterranee e dei climi scarsamente piovosi. È un esempio di questo tipo di foresta la lecceta, la cui specie dominante è il leccio.
| 4. | Importanza delle foreste |
Ecosistema maggiormente presente nelle aree continentali, la foresta costituisce un patrimonio di fondamentale importanza sia per la sua funzione ecologica sia per le risorse che offre all’uomo. Le piante, attraverso la fotosintesi, sintetizzano sostanza organica e, come organismi produttori, rappresentano il primo anello della catena alimentare; inoltre, liberano nell’atmosfera l’ossigeno, altro prodotto fotosintetico, necessario ai processi di respirazione. Le piante offrono agli animali un sicuro riparo in cui nidificare, trascorrere il letargo, difendersi dai predatori, stabilire il proprio territorio e occupare una propria nicchia ecologica. Nel fitto fogliame degli alberi della foresta tropicale, si insediano addirittura intere comunità di organismi caratteristiche di ciascuna regione della chioma arborea (fenomeno detto stratificazione verticale delle comunità), cosicché la comunità della volta, esposta direttamente alla luce solare, è differente da quella che vive sul tronco o su regioni della chioma inferiori e non illuminate in modo diretto. Anche i resti dei vegetali morti, depositandosi al suolo, risultano utili perché formano uno strato, o lettiera, in cui possono vivere innumerevoli invertebrati e piccoli vertebrati; inoltre, sottoposti ai processi di decomposizione operati dagli organismi decompositori, vengono trasformati in composti inorganici (processo di mineralizzazione) che possono essere assorbiti da altre piante e influenzano le proprietà chimiche del suolo.
La copertura arborea regola l’irraggiamento solare sul terreno e, di conseguenza, crea un particolare microclima che influenza la vita vegetale e animale del sottobosco. Le foglie assorbono la radiazione solare in modo selettivo, per cui la luce che giunge al terreno possiede una minore quantità di raggi ultravioletti e una maggiore quota di infrarossi. La foresta, inoltre, regola la temperatura del suolo da essa coperto, riducendo le variazioni e rendendolo, rispetto al suolo nudo, più fresco in estate e meno freddo in inverno; infatti, d’estate la traspirazione favorisce l’abbassamento della temperatura (analogamente all’effetto della sudorazione nel corpo umano); in inverno, la dispersione di calore dal terreno viene limitata dalla vegetazione che rallenta la circolazione dell’aria, attutisce l’azione del vento e intercetta l’irraggiamento solare proveniente dal terreno stesso. Allo stesso modo, nel sottobosco l’umidità si disperde più lentamente. Nelle foreste caducifoglie, le variazioni tra la stagione invernale e quella estiva sono più sensibili, per effetto dell’assenza o presenza del fogliame.
La vegetazione, inoltre, costituisce il fondamentale agente di protezione del suolo dai fenomeni di erosione e di dilavamento; le foglie e i rami smorzano l’azione del vento e l’impatto delle acque meteoriche; l’apparato radicale trattiene come una rete il terreno e, attraverso l’assorbimento dei sali minerali, regola le concentrazioni di sostanze inorganiche come i nitrati e ioni come il calcio, il sodio, il magnesio, il potassio; la lettiera copre il suolo e ne riduce la disidratazione superficiale. Il ciclo biogeochimico che porta alla mineralizzazione dei detriti organici vegetali e animali e, di nuovo, alla sintesi di materia organica operata dalle piante, mantiene la fertilità del terreno.
Le foreste rappresentano per l’uomo anche una importante risorsa economica. Se molte aree vengono sfruttate principalmente per ottenere legname (da costruzione, per la produzione di carta, come fonte energetica), e altri prodotti quali fibre tessili, resine, oli essenziali, gomma, farmaci), di altre se ne riconosce la vocazione turistico-ricreativa o il particolare valore ecologico (ad esempio, dovuto alla presenza di una flora endemica o alla notevole biodiversità delle specie presenti). La gestione del patrimonio forestale è oggetto della silvicoltura.
| 5. | Problemi e tutela delle foreste |
Molti fattori minacciano la vita delle foreste in molte regioni del mondo e, di conseguenza, compromettono anche la vita animale e gli equilibri ambientali a esse legati.
A livello globale, le principali cause di degrado della foresta sono rappresentate dalla deforestazione, dalle piogge acide, dalla desertificazione, dall’effetto serra, da una scorretta gestione del territorio e dalla mancata attuazione di interventi di conservazione ambientale; anche la realizzazione di strutture turistico-ricreative, soprattutto all’interno di aree di interesse naturalistico, può determinare uno squilibrio tra la presenza umana e il delicato equilibrio dell’ecosistema forestale, determinandone l’alterazione anche irreversibile (ad esempio la scomparsa di alcune specie). Un particolare problema è costituito dagli incendi, che devastano estensioni anche notevoli di boschi e foreste soprattutto durante alcuni periodi dell’anno.
| 1. | Incendi forestali |
Gli incendi costituiscono una preoccupante causa di distruzione del patrimonio forestale, in particolare quando sono di origine dolosa, cioè intenzionali, oppure colposa e accidentale, ovvero determinati da distrazione e incuria. In alcune aree, gli incendi si verificano invece per cause naturali e rappresentano un fattore di regolazione nella evoluzione dell’ecosistema forestale.
I fattori meteorologici e climatici (temperatura, umidità, venti e regime delle precipitazioni) determinano spesso la velocità di propagazione dell’incendio e le dimensioni della sua estensione. I venti, in particolare, accelerano i processi di combustione e la propagazione del fuoco, rendendo le operazioni di spegnimento più difficoltose.
Durante lo spegnimento di un incendio possono intervenire aerei Canadair o elicotteri che prelevano l’acqua dal mare o dai laghi per trasportarla e scaricarla sulla vegetazione incendiata. In Italia si è passati da un sistema di spegnimento prevalentemente con mezzi a terra, all’intervento con mezzi aerei, risolutivo in tempi relativamente brevi. Per circoscrivere l’incendio, possono essere scavate trincee intorno all’area interessata dalle fiamme; l’area non ancora raggiunta dalle fiamme viene ripulita dalle sterpaglie e dalla vegetazione più bassa e abbondantemente irrorata con acqua.
Talvolta il fuoco viene lasciato bruciare, in certi casi fino all’estinzione naturale o fino a quando la propagazione delle fiamme viene arrestata da un corso d’acqua; in altri casi si ricorre alla tecnica, detta del controfuoco, che consiste nell’incendiare in modo controllato un tratto di foresta sul lato sottovento dell’area interessata dall’incendio, in modo tale che il fuoco, una volta raggiunta l’area già bruciata, non possa avanzare ulteriormente.
Incendi controllati possono essere utilizzati per liberare determinate aree boschive dai residui della lavorazione del legno lasciati sul terreno dopo il taglio degli alberi e favorire così lo sviluppo di giovani piante, oppure per eliminare i detriti vegetali potenzialmente a rischio di incendio. La pratica degli incendi controllati è stata utilizzata per lungo tempo in molte regioni, per liberare i pascoli dall’erba secca e consentire la crescita di erba fresca e giovani arbusti, fonte di cibo per gli animali selvatici e da pascolo.
Uno degli strumenti più efficaci della lotta agli incendi è rappresentato dall’organizzazione di un sistema di allarme, in grado di rilevare e localizzare tempestivamente i focolai di incendio prima che questi si propaghino. I punti di avvistamento sono dotati di sensori a raggi infrarossi, dispositivi di telerilevamento ottico e di collegamento con sistemi di rilevamento da satellite. Inoltre vengono effettuate perlustrazioni con aerei ricognitori. In Italia la difesa dei boschi dagli incendi è regolamentata dalla legge n.47/75 che prevede attività, funzioni, competenze e misure da esercitare per la conservazione e la ricostituzione del patrimonio boschivo. Con il D.P.R. 616/77, tali attività sono state trasferite alle regioni, ad eccezione dell’organizzazione e la gestione del servizio aereo di spegnimento degli incendi, di competenza statale.
Il controllo degli incendi è di competenza delle forze dell’ordine, quali il Corpo Forestale dello Stato, le Comunità montane, i Vigili del Fuoco; alcune associazioni di volontari, come WWF e Legambiente, si occupano di monitoraggio, prevenzione e di informazione. È necessario rafforzare la politica di prevenzione e di manutenzione del bosco da parte dello stato, ma anche da parte dell’Unione Europea, rinnovando o rilanciando gli obiettivi e le finalità previste nel Regolamento CEE n. 2158/92, relativo alla protezione delle foreste della comunità contro gli incendi. Elementi fondamentali della prevenzione e la lotta agli incendi sono: la pulizia del sottobosco; la pulizia delle scarpate; la ristrutturazione e il consolidamento di costruzioni interne al bosco; la creazione di viali tagliafuoco (in grado d’interrompere l’avanzata del fuoco); la costruzione di vasche idriche di raccolta dell’acqua e di piazzole per l’atterraggio degli elicotteri.