| Traspirazione | Articolo | ||||
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| 2. | Funzione della traspirazione |
La fenomeno della traspirazione è strettamente legato al processo di fotosintesi, mediante il quale l’anidride carbonica viene convertita in molecole organiche (glucosio). Questo gas non può essere direttamente assorbito dai tessuti in cui avviene la fotosintesi; per potere diffondere attraverso la membrana delle cellule e raggiungere i cloroplasti, sede della reazione clorofilliana, deve trovarsi in soluzione acquosa. Il vapore acqueo di traspirazione mantiene costantemente umide le superfici cellulari e, in questo modo, permette la diffusione dell’anidride carbonica.
La traspirazione costituisce anche il “motore” che rende possibile la risalita della linfa grezza lungo il fusto e, quindi, la sua distribuzione a tutti gli organi della pianta; è all’origine, cioè, di quel meccanismo indicato come tensione-coesione-adesione grazie al quale l’acqua fluisce lungo i vasi conduttori in direzione verticale e fino ad altezze spesso considerevoli. La perdita di acqua che avviene durante la traspirazione, se da un lato è condizione essenziale perché avvenga la diffusione dell’anidride carbonica nelle cellule e la fotosintesi, d’altra parte può favorire la disidratazione e, dunque, costituire un elemento di rischio per la vita stessa della pianta. La soluzione a questo problema è rappresentata da particolari adattamenti, di tipo anatomico e fisiologico. L’epidermide che riveste le foglie e i fusti giovani delle piante terrestri è protetta da una cuticola cerosa che limita l’evaporazione dell’acqua; nei fusti legnosi, il sughero protegge le parti più interne dalla disidratazione; le piante tipiche dei climi aridi aprono i loro stomi di notte (fotosintesi CAM).