| Invecchiamento | Articolo | ||||
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| 2. | Teorie sull’invecchiamento |
Diverse sono le teorie formulate per spiegare il complesso fenomeno dell’invecchiamento, che ha modalità di insorgenza propria in ogni specie e in ogni individuo; nessuna, però, esaminata singolarmente, è sufficiente a spiegare l’insieme dei cambiamenti subiti dall’organismo. Un'ipotesi recente è quella dell'apoptosi o morte cellulare programmata, in base alla quale le cellule sarebbero programmate per compiere solo un determinato numero di divisioni cellulari prima di morire. Questa teoria, basata sull'osservazione sperimentale del comportamento di colture cellulari, potrebbe spiegare le differenze nella durata della vita tra le diverse specie di organismi viventi e le differenze di longevità tra i sessi di una stessa specie. Nella specie umana, ad esempio, le donne vivono in media otto anni più degli uomini.
Tra le teorie più accreditate, vi sono la cosiddetta teoria genetica e quella del danno casuale. La prima considera l’invecchiamento come una manifestazione tardiva di geni che sarebbero stati necessari allo sviluppo dell’organismo nella gioventù. La teoria del danno casuale ritiene l’invecchiamento come il risultato di un accumulo di danni non più riparabili che si verificherebbero a carico degli enzimi, delle proteine e del DNA; conseguenza di questo processo degenerativo è una lenta ma progressiva involuzione delle funzioni fisiche e intellettive, che può rendere difficoltoso lo svolgimento di attività prima consuete; ciò può generare nell’anziano una condizione di disagio che può indurre la chiusura verso gli stimoli provenienti dall’ambiente circostante e, pertanto, aggravare il decadimento delle condizioni psichiche.