Invecchiamento
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Invecchiamento
3. Modificazioni fisiologiche

L’esecuzione di esami clinici e strumentali orientati a valutare l’integrità e la funzionalità degli organi evidenzia, indipendentemente dalla presenza di patologie specifiche, alterazioni morfologiche a carico degli apparati circolatorio, respiratorio, scheletrico, digerente e dei sistemi nervoso ed endocrino. I processi di invecchiamento, riducendo le riserve funzionali, rendono l’apparato cardiovascolare incapace di fare fronte alle richieste necessarie a un incremento della attività fisica. Fattori responsabili sono la riduzione della funzione contrattile, l’irrigidimento dei lembi valvolari, la presenza di coronaropatie (circa il 50% degli individui con età superiore ai 65 anni presenta anomalie del flusso coronarico) e la perdita di elasticità dei grossi vasi.

La capacità funzionale dell’apparato respiratorio, compromessa nella sua integrità anche dalla continua inalazione degli inquinanti ambientali, si riduce per la diminuzione della capacità elastica polmonare, pur mantenendosi – in assenza di patologie respiratorie – sufficiente a una corretta ventilazione e diventa, per la perdita in efficacia di meccanismi di difesa come la tosse o l’attività delle ciglia vibratili, più facile preda di infezioni. La presenza di alterazioni del metabolismo osseo come l’osteoporosi e di processi infiammatori e degenerativi a carico delle articolazioni (come l’ artrosi e l’artrite reumatoide) rendono l’anziano maggiormente esposto al rischio di fratture e ne riducono le capacità motorie.

L’apparato digerente diventa frequentemente sede di disturbi che provocano dispepsia o inappetenza, che richiedono variazioni nelle abitudini alimentari. Neurologicamente si evidenzia all’esame clinico un progressivo calo della memoria e della vivacità mentale e all’esame strumentale una riduzione del flusso sanguigno e una perdita di neuroni sostituiti dalla comparsa di placche neuritiche e di ammassi neurofibrillari. Interessanti, ai fini di un buon approccio terapeutico, risultano gli studi sulle variazioni nella cinetica dei farmaci dipendente dall’età che porta, come conseguenza di una diminuita funzionalità epatica e renale, ad avere concentrazioni sia libere (cioè, nei fluidi corporei) sia tessutali più elevate.