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Estuario
1. Introduzione

Estuario Tipo di foce fluviale a forma di imbuto che predomina sulle coste interessate da maree intense. I cicli di marea, infatti impediscono che i sedimenti trasportati dal fiume si depositino allo sbocco in mare, così da dar luogo alla formazione di un delta, ma mantengono la foce costantemente sgombra. Vi sono estuari la cui origine non è dovuta all’azione delle maree ma all’invasione e sommersione di una valle fluviale (in qualche caso scavata ulteriormente dall’azione di ghiacciai) in seguito a innalzamento del livello del mare. In questo caso si preferisce parlare di fiordi.

2. Le maree

Negli estuari esiste una zona di transizione tra l'acqua dolce dei fiumi e l'acqua salata del mare. Poiché l'acqua dolce è più leggera di quella salata, i due tipi d’acqua presentano differenze di densità. L'acqua dolce tende a rimanere in superficie, mentre l'acqua marina, spinta dalle maree verso l'interno, in senso contrario alla corrente del fiume, si incunea al di sotto dello strato superficiale. Ciò provoca la risalita lungo il corso del fiume di un fronte d’onda alto anche più di un metro (mascheretto), come avviene ad esempio nella baia di Fundy e alla foce del Rio delle Amazzoni.

Le maree sono la causa principale del mescolamento delle acque negli estuari, mentre il vento, il movimento delle onde e il deflusso del fiume sono rilevanti solo in alcuni casi. Gli estuari più stratificati sono quelli che ricevono una grande quantità d'acqua dolce e che hanno un’escursione di marea relativamente piccola, mentre gli estuari parzialmente miscelati presentano un afflusso d'acqua dolce moderato, come nella baia di Chesapeake. L'acqua salmastra può avere una salinità da 2 a 10 parti per mille, contro le 35 per mille dell'acqua di mare. Nel caso in cui l'escursione di marea sia particolarmente ampia e l'afflusso d'acqua dolce scarso, come nel canale di Bristol, la miscela può essere molto densa. Nelle lagune costiere il vento è più importante delle maree nell'azione di mescolamento.

3. Ecologia degli estuari

Gli estuari ospitano alcuni degli habitat più ricchi della Terra, data la disponibilità di sostanze nutrienti e le condizioni appropriate di luce che consentono una cospicua produzione di fitoplancton. Tra le alghe più comuni negli estuari si annoverano le diatomee.

1. Vegetazione

La vegetazione presente presso gli estuari è estremamente variabile e spazia dalla rada prateria fino alla foresta pluviale. Le paludi salmastre presentano alcune specie di piante le cui radici vengono regolarmente raggiunte dalle acque delle maree: le mangrovie, che si sono adattate ai terreni salini, fangosi e periodicamente inondati dall'acqua, sono prevalenti nelle paludi salmastre tropicali, come quelle dell'Australia settentrionale e della Nuova Guinea. Sebbene scarsamente citate perché ancora poco conosciute, le foreste pluviali di marea sono probabilmente gli habitat d'estuario più ricchi di forme viventi della Terra; sono da ricordare quelle presso l'estuario del Rio delle Amazzoni.

2. Fauna

La fauna che vive presso gli estuari è assai varia, a seconda dei tipi di habitat e della latitudine. Sono presenti tutti i principali mammiferi: roditori, cetacei, carnivori e ungulati. Abbondanti sono gli uccelli acquatici (anatre, oche e aironi). Per quanto riguarda i pesci, a seconda della dinamica di mescolamento delle acque fluviali e marine, può accadere che molte specie oceaniche si spingano in modo anomalo verso l’interno dell’estuario o che, viceversa, specie di acqua dolce si affaccino quasi al mare aperto. In generale, comunque, gli estuari hanno acque molto pescose.

4. Gli estuari e l'uomo

Alcune delle città più grandi del mondo sono sorte presso gli estuari, che costituiscono una via d'accesso privilegiata all’entroterra: tra queste, si ricordano Buenos Aires, sul Rio de la Plata, Londra, presso l’estuario del Tamigi, e New York, alla foce dell’Hudson.

Per quanto riguarda l’attività di pesca, gli estuari hanno una parte assai importante nella produzione globale: tra le zone d'estuario maggiormente pescose, sono da segnalare la baia di Chesapeake, la baia di Campeche e l'area intorno all'isola di Marajó, alla foce del Rio delle Amazzoni.

1. La questione ambientale

Negli ultimi due secoli l'urbanizzazione incontrollata, le tecnologie sempre più sofisticate e l'inquinamento causato dall'attività industriale hanno danneggiato gravemente gli ecosistemi di estuario. Un eccessivo apporto di liquami e di sostanze contenenti fosforo (tra cui molti detergenti) comporta un forte arricchimento delle acque in sostanze nutrienti, che induce una crescita eccessiva delle alghe con conseguente esaurimento dell'ossigeno disciolto nelle acque (vedi Eutrofizzazione). Varie industrie hanno inoltre scaricato in passato – e non è da escludere che ciò accada abusivamente ancora oggi – quantità ingenti di metalli pesanti (tra cui il mercurio) e di composti organoclorurati (come il DDT e altri pesticidi).