Diritto canonico
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Diritto canonico
3. Cenni storici

Il diritto canonico inteso come legislazione esecutiva ebbe inizio nei concili regionali tenuti in Asia Minore nel IV secolo. I decreti di questi concili (Ancira, Neocesarea, Antiochia, Gangra e Laodicea), assieme a quelli dei concili ecumenici di Nicea (325), Costantinopoli (381) e Calcedonia (451), formarono il nucleo delle raccolte che apparvero nei secoli seguenti. Essi esaminavano la struttura della Chiesa (l’organizzazione provinciale e patriarcale), la dignità del clero, la procedura di riconciliazione dei peccatori e la vita cristiana in generale. Il concilio di Trullo (692), conferendo approvazione formale alla precedente legislazione conciliare e agli scritti patristici (vedi Padri della Chiesa), stabilì il codice fondamentale per le Chiese orientali ed è tuttora normativo per gli ortodossi.

In Occidente la più importante raccolta canonica dei primi secoli fu compilata da Dionigi il Piccolo, che nel VI secolo tradusse in latino i canoni dei concili orientali assieme a 39 decretali papali, che vennero così parificati con i canoni conciliari. Dopo la caduta dell’impero romano, il diritto canonico si sviluppò autonomamente nei vari regni.

Raccolte canoniche risalenti ai tempi di Carlo Magno (800 ca.) e della riforma gregoriana (1050 ca.; vedi Gregorio VII) riflettono il tentativo di ripristinare la disciplina tradizionale, opera condotta a termine attorno al 1140 da Graziano, soprannominato “il padre” del diritto canonico. Nel periodo immediatamente successivo alla rinascita degli studi di diritto romano presso l’Università di Bologna, Graziano raccolse tutto il diritto canonico, dai primi papi e concili fino al II Concilio lateranense (1139), nel Decretum, con il quale si chiudeva il periodo dello ius antiquum.

Lo studio scientifico del diritto promosso dal Decretum incoraggiò il papa a risolvere punti discussi e a fornire la legislazione che occorreva, inaugurando lo ius novum. Nel secolo seguente furono emanate migliaia di decretali papali, raccolte in cinque compilationes. Nel 1503 il legista Jean Chappuis pubblicò a Parigi, sotto il titolo di Corpus iuris canonici, il Decretum di Graziano, tre raccolte ufficiali di decretali e due private.

Il Corpus, assieme ai decreti del Concilio di Trento (1545-1563), costituì il compendio fondamentale di diritto della Chiesa cattolica fino all’apparizione del Codex iuris canonici nel 1917. Il Corpus conservò una certa validità per la Chiesa anglicana, che emanò nel 1603 un codice di canoni basato sul diritto medievale. Le riunioni di Canterbury e York, nel 1964 e nel 1969, portarono a promulgare un codice rivisto con le medesime caratteristiche.

Dopo l’aggiornamento teologico del Concilio Vaticano II (1962-1965), fu necessario per la Chiesa cattolica rivedere completamente il codice del 1917. Nel 1963 fu istituita un’apposita commissione che nel 1980 presentò la bozza di un nuovo codice. Papa Giovanni Paolo II lo promulgò, dopo numerose revisioni, il 25 gennaio 1983; è entrato in vigore il 27 novembre dello stesso anno.