| Modificazione del comportamento | Articolo | ||||
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| 2. | Tecniche di modificazione del comportamento |
Le principali tecniche di modificazione del comportamento sono la desensibilizzazione sistematica, la terapia di avversione e il biofeedback.
La desensibilizzazione sistematica è indicata per il trattamento di disturbi circoscritti, come ad esempio la claustrofobia (paura degli spazi chiusi). Il soggetto viene addestrato a rilassarsi in presenza di stimoli che riproducono le condizioni temute. La terapia di avversione viene impiegata per ridurre i comportamenti disadattivi: in concomitanza della comparsa del comportamento indesiderato viene prodotto uno stimolo sgradevole o anche doloroso. Il biofeedback è la tecnica più utilizzata per i disturbi somatici: consiste nel fornire al paziente informazioni sull'andamento di alcuni valori fisiologici, come la pressione sanguigna o il battito cardiaco, attraverso l'uso di strumenti meccanici che producono segnali (spie luminose o suoni di crescente intensità); il paziente impara a controllare i propri valori e a farli decrescere quando necessario, ad esempio ricorrendo a tecniche di rilassamento.
L'analisi del comportamento (detta anche 'assessment comportamentale') prevede cinque fasi prefissate: 1) decidere che cosa un individuo possa fare per migliorare una situazione; 2) stendere un programma relativo ai comportamenti da disincentivare o incentivare; 3) formulare un programma di lavoro sulla base dei principi di modificazione del comportamento; 4) registrare accuratamente i risultati; 5) proporre un nuovo programma sulla base degli obiettivi raggiunti.
A causa dell'attenzione esclusiva per il comportamento osservabile e del sostanziale disinteresse per le cause sottostanti, l'impostazione teorica delle tecniche di modificazione comportamentale è oggetto di numerose controversie.