| Trova nell'articolo | Inchiostro | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Inchiostro Liquido pigmentato utilizzato per la scrittura, la stampa o il disegno. La composizione e la densità dell'inchiostro variano in accordo con la sua destinazione d'uso, ma tutti gli inchiostri contengono due componenti basici essenziali: un pigmento, o materia colorante, e un legante o liquido in cui è disciolto il pigmento. Molti inchiostri differiscono da pitture e vernici solo in relazione ai propositi per cui vengono impiegati.
| 2. | Inchiostri per scrittura e disegno |
I più antichi inchiostri per scrittura erano composti da nerofumo e gomma arabica o colla, e venivano mescolati con acqua prima dell'uso. Chiamati inchiostri di china, sono virtualmente inalterabili perché il carbone del nerofumo è chimicamente inerte e non sbiadisce né si modifica per azione della luce solare. Gli inchiostri diversi dal nero contengono coloranti artificiali al posto del nerofumo e vengono utilizzati principalmente per il disegno.
L'inchiostro nero più permanente è quello ferro-gallico, che si forma mescolando in soluzione acquosa un sale di ferro (in genere solfato ferroso) con una miscela di acido gallico e tannino. Il ferro si combina con l'acido gallico e il tannino a formare tannato ferroso, un composto quasi incolore al momento della stesura sulla superficie della carta ma che, asciugandosi la soluzione, si ossida a contatto con l'aria e si trasforma lentamente nel colore nero. Per aiutare chi scrive a vedere la traccia dell'inchiostro ancora non ossidato, viene aggiunto al liquido un colorante d'anilina, spesso blu. I coloranti utilizzati per gli inchiostri solubili si sciolgono più facilmente in acqua di quelli presenti negli inchiostri indelebili.
Inchiostri particolari sono quelli stilografici che, grazie all'aggiunta di agenti fluidificanti, come la glicerina, scorrono liberamente dalla penna e penetrano rapidamente nella carta, in modo da permettere un'asciugatura quasi istantanea. L'inchiostro con cui sono caricate le penne a sfera è invece simile a quello da stampa e presenta una concentrazione di sostanze coloranti molto più alta rispetto a quello stilografico, perché il segno tracciato è molto più sottile. Vedi anche Strumenti di scrittura.
| 3. | Inchiostri da stampa |
I primi inchiostri da stampa usati in Europa erano formati da nerofumo mescolato a vernice o olio di semi di lino cotto. Gli inchiostri colorati vennero sviluppati nel tardo Settecento; nel secolo successivo fu messa a punto una grande varietà di pigmenti destinati alla loro produzione, soprattutto attraverso l'aggiunta di catalizzatori (seccativi). In seguito furono introdotte vernici, con gradi diversi di viscosità, per produrre inchiostri che potessero essere usati con carte e torchi diversi. Con l'introduzione delle rotative per giornali le vernici furono sostituite, come leganti, dagli oli minerali. La produzione degli inchiostri si trasformò solo recentemente nel complesso procedimento attuale, che comprende la miscela del pigmento e di un legante, la macinatura in un mescolatore a pale, l'aggiunta di seccativi e, quando sono utilizzati pigmenti di origine chimica invece che naturale, la raffinazione.
Gli inchiostri da stampa sono più simili a colori che a inchiostri da scrittura, essendo composti da pigmenti solidi in una sospensione oleosa e risultando quindi meno fluidi. Ne esistono diversi tipi, la cui scelta dipende dalla tecnica di stampa, dalla velocità a cui la si deve effettuare, e dalla carta utilizzata. Il tipo più semplice di inchiostro nero da stampa, impiegato nei processi tradizionali di stampa a caratteri mobili a bassa velocità, è fatto di nerofumo in olio di semi di lino, con l'aggiunta di un seccativo per ridurre il tempo di asciugatura. Metodi più complessi di stampa richiedono inchiostri che a volte contengono fino a quindici ingredienti, tra cui agenti modificanti o additivi che ne influenzano le prestazioni, l'aspetto e la durata. In numerosi inchiostri moderni, gli oli usati come leganti sono semisintetici e offrono il vantaggio di asciugarsi prima di quelli naturali, rendendo possibile una stampa ad alta velocità.
| 4. | Inchiostri copiativi |
Le normali duplicatrici da ufficio utilizzano due generi di inchiostro. Nelle duplicatrici del tipo ectografico è presente un inchiostro contenente un'elevata concentrazione di colorante in una soluzione di glicerina o alcol. L'inchiostro mimeografico contiene invece nerofumo o nero carbone disciolto in un legante oleoso. L'inchiostro usato nei nastri per macchine da scrivere e nei tamponi per timbri è composto da coloranti disciolti in acqua, con una quantità di glicerina sufficiente a impedire all'inchiostro di asciugarsi prima dell'uso.
Sono comunque in uso vari tipi di sostanze alternative agli inchiostri, come il toner usato nelle fotocopiatrici e nelle stampanti laser, o la carta termosensibile per alcuni fax. Vedi Sistemi per ufficio.
| 5. | Inchiostri per usi particolari |
Gli inchiostri indelebili, come quelli usati per marcare tessuti, contengono nitrato d'argento che, quando viene esposto all'azione del calore, della luce o di agenti chimici, deposita residui nero-argentei metallici sul tessuto segnato.
Molte sostanze sono state usate come inchiostri per scritture segrete. Generalmente, non lasciano tracce al momento della stesura, ma le si può rendere visibili con il calore. Questi inchiostri sono noti come 'simpatici' e comprendono il latte, il succo di limone e una soluzione di cloruro di cobalto, che diventa blu quando la si scalda e sbiadisce raffreddandosi.
Tra gli inchiostri speciali vanno citati anche l'inchiostro da rilegatura, usato sulla plastica e le copertine dei libri; gli inchiostri per supporti plastici trasparenti e altri materiali plastici (ad esempio, l'inchiostro all'anilina, che si impiega sul cellophane); quelli per scrivere su marmo e vetro; gli inchiostri composti da metallo in polvere disciolto in soluzione acquosa di gomma arabica, utilizzati per gli imballaggi e su lastre e pellicole metalliche; e gli inchiostri magnetici, contenenti una sospensione di ossido di ferro in leganti ad alta viscosità, che permettono alle macchine di leggere codici segnaletici, usati a vari fini, tra cui l'identificazione degli assegni bancari.