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Lingua accadica
1. Introduzione

Lingua accadica Lingua estinta, nota anche come lingua assiro-babilonese, appartenente alla famiglia delle lingue semitiche (di cui rappresenta la più antica attestazione), parlata in Mesopotamia dal III al I millennio a.C. Sostituì il sumerico, lingua in uso in Mesopotamia prima della conquista della regione da parte di Sargon il Grande (regnante dal 2335 ca. al 2279 a.C.), sovrano di stirpe semitica e fondatore della dinastia accadica.

2. Alfabeto e grammatica

Fin dal 2400 ca. a.C., l’accadico fu scritto nei caratteri cuneiformi presi a prestito dai sumeri, ma questa scrittura si rivelò inadatta a rappresentare i suoni semitici. Molte delle difficoltà furono risolte per mezzo di riforme ortografiche, soprattutto al tempo del re Hammurabi, sicché la lingua appare scritta per mezzo di circa seicento parole o segni sillabici.

L’accadico, decifrato nel XIX secolo, aveva venti consonanti e otto vocali. I verbi avevano due tempi: il passato e il presente-futuro, indicanti rispettivamente l’azione conclusa e l’azione nel suo svolgimento. I nomi potevano essere maschili o femminili, e il loro numero era singolare, duale o plurale. Esistevano tre casi di declinazione: il nominativo, l’accusativo e il genitivo.

3. Diffusione e radicamento

Al tempo della dissoluzione dell’impero sumero, intorno al 1950 a.C., la lingua accadica, ormai usata in tutta la Mesopotamia, aveva già iniziato a sostituire il sumerico come lingua parlata anche nelle stesse regioni popolate dai sumeri, ed era stata adottata dagli elamiti e altre popolazioni limitrofe. Dopo il 1950 a.C. l’accadico si divise in due dialetti principali, il babilonese a sud e l’assiro a nord. Il babilonese divenne la forma prevalente e fu usato anche in Assiria per scopi letterari e – in certi periodi – per iscrizioni di carattere storico e religioso; il dialetto assiro fu invece impiegato soprattutto per documenti commerciali e legali.

La storia del dialetto babilonese viene di solito suddivisa in quattro periodi: antico babilonese (1950-1500 ca. a.C.), medio babilonese (1500-1000 ca. a.C.), neobabilonese (1000-600 ca. a.C.) e tardo babilonese (600 a.C. - 75 ca. d.C.). Durante il periodo antico-babilonese il dialetto si diffuse in gran parte della Siria come lingua franca della diplomazia e del commercio. Più tardi, dopo il 1500 a.C., nel periodo degli aspri conflitti tra gli imperi rivali dell’Egitto, degli ittiti dell’Asia Minore, di Babilonia e di Mitanni, il medio babilonese fu la lingua di quasi tutta la corrispondenza diplomatica e dei trattati.

4. Declino e scomparsa

Dopo il 1200 a.C., quando tutta la Siria e l’Asia Minore furono investite dalle successive ondate dei cosiddetti “popoli del mare”, sembrò che la continuità linguistica e culturale fosse definitivamente compromessa in quelle regioni, mentre in Mesopotamia non si verificarono grandi cambiamenti. A poco a poco, comunque, dopo il 900 a.C., quando l’impero assiro, espandendosi, incorporò un certo numero di aramei, la lingua aramaica cominciò a sostituire quella assira anche nella stessa Assiria.

Nel frattempo, alcune tribù di lingua aramaica, come i caldei, si erano infiltrate fino a Babilonia; anche se queste tribù assimilarono in fretta la cultura e la religione babilonese, l’aramaico divenne gradualmente l’idioma di ampi strati della popolazione, e nel IV secolo a.C., al tempo di Alessandro Magno, aveva ormai sostituito quasi completamente il babilonese, che fu comunque conservato come lingua del diritto, della religione, della letteratura e della scienza, e anche per resoconti storici. Questa situazione si mantenne per tutto il periodo ellenistico e anche sotto l’impero dei parti, quando, almeno nelle città di Babilonia ed Erech, il babilonese era ancora usato dalla classe sacerdotale e dagli astronomi caldei: l’ultimo testo conosciuto infatti è una tavola astronomica risalente al 75 d.C.

Vedi anche Letteratura assiro-babilonese.