| Trova nell'articolo | Bembo, Pietro | Articolo |
Bembo, Pietro (Venezia 1470 - Roma 1547), scrittore, studioso e lessicografo italiano. Studiò a Firenze, Messina e Padova; dopo sei anni trascorsi alla corte di Urbino, nel 1512 passò a Roma come segretario di papa Leone X e nel 1539 fu nominato cardinale da Paolo III. Fu storiografo della città di Venezia (si ricorda in particolare l'opera Rerum Veneticarum Libri XII, una storia di Venezia in tredici libri, del 1551) e curatore della biblioteca della Cattedrale di San Marco.
La sua opera maggiore, le Prose della volgar lingua (1525), è appunto dedicata alla questione della lingua, disputa in cui assunse un ruolo di primo piano. In questo lavoro, che simula una conversazione fra quattro amici, Bembo raccomanda per l'italiano la pratica dell'imitazione dei classici della letteratura, scartando le altre ipotesi che si dibattevano allora, cioè l'adozione della cosiddetta lingua cortigiana o del fiorentino parlato. La lingua che propone per l'uso letterario è infatti modellata sulla produzione dei grandi scrittori toscani del Trecento, in particolare la prosa del Boccaccio, al quale si era ispirato per gli Asolani, dialogo d'amore pubblicato nel 1505, e il linguaggio poetico di Petrarca, fondamentale punto di riferimento per le liriche delle Rime, raccolta stampata per la prima volta nel 1530. Di questa lingua raffinata che costituisce la sua proposta, Bembo passa poi a codificare l'ortografia e la grammatica.
L'influenza dell'opera fu enorme, tanto che per almeno tre secoli la norma letteraria italiana si attenne ai suoi dettami, dando origine al cosiddetto 'bembismo', che determinò sino al XX secolo la particolare impronta aulica e letteraria caratteristica dell'italiano scritto.