Rio delle Amazzoni
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Rio delle Amazzoni
3. Importanza storico-economica

La foce del Rio delle Amazzoni fu molto probabilmente scoperta da Vicente Yáñez Pinzón all’inizio del XVI secolo, ma l’esplorazione del fiume non ebbe inizio prima del 1540-41, quando una spedizione guidata da Francisco de Orellana, partendo dal fiume Napo, in quello che oggi è l’Ecuador, raggiunse l’oceano Atlantico. Pedro Teixeira intraprese il primo viaggio contro corrente. Tra l’ottobre del 1637 e l’agosto del 1638 egli risalì il Rio delle Amazzoni fino alle sorgenti del Napo e attraversò le Ande fino a Quito, in Ecuador. Più tardi, fece lo stesso percorso in senso inverso. In tempi moderni il fiume è stato esplorato da numerose spedizioni scientifiche, tra cui quella guidata nel 1914 da Theodore Roosevelt e altre finanziate dalla Royal Geographical Society, dalla National Geographic Society e dal governo del Brasile.

Vi sono ipotesi contrastanti sull’origine del nome. Secondo alcuni furono i primi esploratori, venuti a conoscenza di voci che narravano della presenza nella regione di donne guerriere, a battezzare il fiume con il nome delle amazzoni, le bellicose figure femminili della mitologia greca; altri invece collegano l’origine del nome alla parola amassona, che nella lingua degli indios significa “distruttore di barche”.

Nonostante secoli di sforzi per avere la meglio sulla potenza della natura, l’impatto dell’uomo sul bacino del Rio delle Amazzoni è stato sensibile soltanto negli ultimi decenni. Nessun ponte attraversa il fiume; tranne che in prossimità della foce, il bacino del fiume rappresenta una delle aree meno densamente popolate al mondo. Gran parte del territorio drenato dal sistema idrografico del Rio delle Amazzoni non è mai stata completamente esplorata: si può volare per ore al di sopra della foresta che ricopre l’Amazzonia senza scorgere traccia di insediamenti umani. Lungo il corso di molti tributari del fiume, gli indios vivono in comunità che non hanno subito condizionamenti dall’arrivo dei colonizzatori europei e che sono ancora basate sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta dei prodotti della foresta.

Il turismo e l’industria hanno un ruolo molto limitato, ma l’attività estrattiva, la produzione di legname e l’allevamento di bovini hanno uno spazio sempre maggiore nell’economia dell’Amazzonia. Una vasta area della foresta amazzonica (e sulla quantificazione della vastità le stime sono assai diverse, a seconda delle fonti) è stata diboscata per produrre legname, o per ottenere spazi per l’allevamento del bestiame, o per la realizzazione di strade, o ancora per la costruzione di nuovi insediamenti urbani.

Uno studio della NASA, basato su fotografie da satellite, ha concluso che l’area deforestata fino al 1993 era inferiore a 280.000 km² (ovvero circa il 5% dell’area totale della foresta) e che il tasso di deforestazione è sceso a 11.000 km² all’anno, in seguito all’abolizione degli incentivi fiscali per il diboscamento in Brasile. Altri hanno contestato queste cifre, affermando che esse non tengono conto degli alberi persi nelle aree di vegetazione mista e del degrado della foresta in diretta prossimità delle aree già diboscate. Nel 1993 l’associazione Amici della Terra ha valutato che l’area totale interessata da deforestazione ammonta al 14% del totale, circa 700.000 km², sostenendo inoltre che il rallentamento del tasso di distruzione sia dovuto soltanto a una temporanea crisi dell’economia. Il problema continua a essere oggetto di un intenso dibattito. Vedi anche Deforestazione.