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Impero mongolo
1. Introduzione

Impero mongolo Organismo statale governato dai Gran Khan mongoli nel XIII e nel XIV secolo, il cui territorio si estendeva dall’oceano Pacifico al mar Mediterraneo. Fondato da Gengis Khan all’inizio del XIII secolo, l’impero mongolo raggiunse la sua massima estensione territoriale nel 1276 durante il regno di Kublai Khan..

2. Origini

Situata nelle steppe dell’Asia orientale, la patria d’origine dei mongoli era delimitata dalle catene dell’Altaj e del Tian Shan a ovest, dai monti Khingan a est, dal fiume Shilka e dalle montagne intorno al lago Bajkal a nord, e dalla Grande Muraglia cinese a sud. La regione comprendeva a nord fertili praterie e montagne boscose, e al centro il deserto del Gobi.

Popolazioni nomadi di lingua mongola (vedi Lingue altaiche) svilupparono in quest’area un’economia basata principalmente sull’allevamento di pecore, cavalli e cammelli, e sugli scambi commerciali con la Cina. Abili cacciatori ed eccellenti guerrieri, i mongoli erano suddivisi in tribù, spesso in lotta tra loro; ogni singolo clan, fondato su legami di fedeltà e mutua protezione tra i nuclei familiari affiliati, era governato da un principe (khan) e da una gerarchia aristocratica politico-militare.

3. L’impero di Gengis Khan

I primi tentativi di unificare le varie tribù e stabilire la supremazia dei mongoli furono attuati a partire dal XII secolo dagli antenati di Gengis Khan, ma si dovette attendere l’inizio del XIII secolo e la salita al potere di Temujin per vedere realizzata quell’unificazione che costituì il fondamento dell’impero mongolo. Nel 1206 Temujin, che aveva conquistato gran parte del territorio della Mongolia ed era riuscito a riunire sotto il suo comando molte tribù, fu proclamato Gran Khan dei mongoli con il nome di Gengis Khan. Stabilita a Karakorum la capitale del regno e potenziato l’esercito, egli mosse alla conquista dell’Asia, sottomettendo rapidamente gli stati dell’Asia centrale, frammentati e poco organizzati militarmente, quindi invadendo gran parte dell’impero cinese; conquistò poi i sultanati arabi e turchi del Medio Oriente, costituendo così un vasto impero che andava dal mar della Cina al fiume Dnepr, dal Golfo Persico sin quasi al Mar Glaciale Artico.

Riunita tutta l’Asia continentale, Gengis Khan consolidò il suo ruolo di “re per diritto divino” imponendo a tutti i sudditi il Grande Yasa, un codice di leggi che costituì la base sulla quale venne costruito il solido edificio dell’impero mongolo. Prima della sua morte divise l’impero tra i figli maschi: al primogenito Joci (morto prima del padre) spettarono i territori corrispondenti all’attuale Kazakistan; a Ciagatai quelli a sud-ovest del lago Bajkal fino al Turkestan; a Ogodai spettò il controllo su Mongolia, Manciuria e Tibet e a Tolui furono assegnati i territori di origine dei mongoli. Quindi nominò suo successore Ogodai.

1. I successori di Gengis Khan

Durante il regno di Ogodai, le armate mongole occuparono anche la Corea, la Persia e la Cina settentrionale e arrivarono alle porte dell’Europa con la conquista di Kiev nel 1240. Alla scomparsa di Ogodai nel 1241, scoppiò una violenta guerra tra i clan terminata con l’elezione del figlio Guyuk, proclamato Gran Khan nel 1246, che morì però dopo appena due anni di regno. Seguì la reggenza della vedova e nel 1251 il titolo di Gran Khan fu attribuito a Mangu Khan (Mongka), figlio di Tolui che governò fino al 1259. Durante il suo regno, le armate mongole guidate dai fratelli Hulagu e Kublai arrivarono fino a Baghdad (1258) e si lanciarono a più riprese alla conquista della Cina meridionale.

4. L’impero di Kublai Khan

Succeduto al fratello Mongka nel 1260, Kublai Khan si diresse alla conquista della Cina che riuscì a sottomettere nel 1279 con la sconfitta della dinastia Sung. Stabilita la capitale del regno a Pechino (cui diede il nome di Khanbalik), governò sia con il titolo di imperatore cinese della nuova dinastia Yuan sia con quello di Gran Khan dei mongoli. Kublai adottò il sistema istituzionale e burocratico cinese, cercando tuttavia di preservare l’identità culturale e il potere politico della componente mongola, alla quale furono riservate le più importanti cariche governative.

I suoi successori si adeguarono alle consuetudini di vita della corte cinese, si convertirono al buddhismo lamaista e persero gran parte di quello spirito guerriero che aveva caratterizzato i loro antenati. In un paese provato dalle calamità e dai disastri naturali che si abbatterono sulle varie province alla metà del XIV secolo, la classe dominante mongola (indebolita e divisa al suo interno da feroci scontri di potere) finì per trovarsi incapace di fronteggiare le rivolte nazionaliste che nel 1368 sfociarono nella detronizzazione della dinastia Yuan, sostituita dalla nuova dinastia Ming.

5. Il regno di Ciagatai

Nella divisione dell’impero mongolo seguita alla morte di Gengis Khan (1227), al suo secondo figlio Ciagatai era spettato il khanato del Turkestan, che, comprendendo i laghi Balash e Aral, si estendeva sino ai confini del Tibet e del Kashmir. Importante centro strategico nel sistema di comunicazioni interne dell’impero mongolo, questo territorio fu ambito dai discendenti di Gengis Khan, che si scontrarono ripetutamente per impadronirsene.

Nel 1370 l’autorità dei khan mongoli sulla popolazione musulmana della regione occidentale del khanato venne meno, e questa entrò a far parte dell’impero di Tamerlano, sovrano di origine turco-mongola che non discendeva direttamente da Gengis Khan.

6. La dinastia Ilkhan

Le armate mongole, che nel 1231 avevano conquistato Iran, Mesopotamia, Armenia e Georgia, nel 1258 si impadronirono di Baghdad, capitale del califfato degli Abbasidi e guidate da Hulagu (nipote di Gengis Khan e fratello di Kublai) fondarono il khanato di Persia. Hulagu, la cui politica fu ostile ai musulmani e favorevole ai cristiani d’Oriente, governò con il titolo di ilkhan (che diede la denominazione alla dinastia) il territorio corrispondente agli attuali Iran, Iraq orientale, Afghanistan occidentale e Turkmenistan. I suoi successori adottarono progressivamente cultura e religione islamiche, permisero l’uso del turco, del persiano e dell’arabo accanto alla lingua mongola, fondendo armoniosamente gli elementi caratteristici delle civiltà mongola, persiana e araba. Nel 1295, sotto la guida di Ghazan Khan (1295-1304), il khanato di Persia si rese indipendente dal resto dell’impero; nel paese fu introdotto un nuovo sistema fiscale, venne riorganizzato l’esercito su base nazionale e furono migliorate le vie di comunicazione. La dinastia si estinse nel 1395 con la morte di Abu Said e il khanato si disgregò in una miriade di piccoli regni governati da sovrani persiani.

7. Il khanato dell’Orda d’Oro

Mentre Ogodai e i suoi successori completavano la conquista dell’Asia orientale, le orde dei mongoli guidati da Batu Khan (anch’egli nipote di Gengis Khan) invasero l’Europa. Nel 1237 esse distrussero e saccheggiarono le città della regione di Vladimir-Suzdal: Kiev cadde nelle loro mani nel 1240. Quindi avanzarono fino alla valle del Danubio, conquistando Polonia, Boemia e Ungheria. Imposto il suo dominio su questi territori, Batu Khan fondò il khanato dei kipciak, o dell’Orda d’Oro, spingendosi con le sue armate fino al mar Adriatico (1241). Frammentata e mal organizzata per resistere all’avanzata mongola, l’Europa dovette la sua salvezza solo alla scomparsa del Gran Khan Ogotai, che costrinse Batu Khan a interrompere la campagna di conquista per tornare in patria e partecipare all’elezione del nuovo Gran Khan.

Fino alla fine del XV secolo, il khanato dell’orda d’Oro governò su una regione corrispondente all’odierna Russia meridionale. Tuttavia, già alla fine del XV secolo la sua potenza iniziò a declinare: i russi cercarono più volte di ribellarsi agli occupanti, e nel 1380 il duca moscovita Dmitrij Donskoj riuscì in effetti a intaccare la potenza del khanato, vincendo i mongoli a Kulikovo; da allora l’Orda d’Oro conobbe un rapido declino e non fu in grado di resistere all’invasione di Tamerlano nel 1395. Alla morte di questi, il regno si scisse nei quattro khanati autonomi di Astrahan, Kazan, Crimea e Siberia, progressivamente assorbiti dall’avanzata russa e definitivamente abbattuti nel 1480 dal granduca di Mosca Ivan III il Grande.

8. Forza e debolezza dell’impero mongolo

Grande merito dell’impero mongolo fu l’unificazione dell’intero territorio asiatico continentale, presupposto di un notevole processo di sviluppo. I sovrani mongoli migliorarono le comunicazioni, rendendo più sicure le vie dell’impero e istituendo un sistema di corrieri che percorrevano a cavallo praterie e deserti dell’Asia centrale per raggiungere la capitale del Gran Khan in Cina. L’impero dette un forte impulso ai commerci, favorendo l’arrivo di missionari e viaggiatori stranieri (tra i quali Marco Polo, accolto alla corte di Kublai Khan).

Il controllo di un dominio tanto vasto fu agevolato dagli stretti e frequenti contatti tra Gran Khan e khan locali, e dai loro buoni rapporti mantenuti anche in virtù di una prassi di equa divisione dei bottini di guerra. La presenza di diverse culture e religioni all’interno dell’impero finì tuttavia per minare la stabilità delle strutture e l’adozione delle leggi del codice imperiale non bastò a fondere in una realtà politica omogenea i regni via via annessi, i cui istituti fondamentali sopravvissero al dominio dei mongoli.