Mutazione
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Mutazione
3. Mutazioni spontanee e mutazioni indotte

Le mutazioni spontanee possono verificarsi a livello delle cellule somatiche di un organismo (cioè delle cellule che non hanno funzione riproduttiva), e possono risultare anche letali, ma non si trasmettono alla progenie; se invece esse colpiscono le cellule riproduttive (gameti), si possono ripercuotere sui figli degli individui mutati, e risultare determinanti per i meccanismi di selezione naturale. Le mutazioni spontanee non si verificano spesso; la loro frequenza varia da 2 a 60 mutazioni ogni 106 gameti.

Le mutazioni indotte, prodotte da vari fattori esterni all’organismo, possono verificarsi in modo accidentale o essere guidate dall’uomo durante l’esecuzione di particolari esperimenti, in seguito alla necessità di ottenere rapidamente organismi o cellule mutanti su cui eseguire particolari studi di genetica. Per citare un esempio, esistono particolari kit mediante i quali i ricercatori possono ottenere rapidamente in vitro batteri mutanti, ad esempio resistenti a un determinato tipo di antibiotico.

1. Test di mutagenicità

In teoria, ciascun nuovo prodotto di sintesi potrebbe avere effetti mutageni sugli organismi che si trovano esposti a esso per la prima volta: composti chimici come vernici, solventi, sostanze farmaceutiche potrebbero scatenare effetti mutageni anche a lungo termine. Per tale motivo la mutagenicità, ossia la capacità di innescare mutazioni, è una proprietà che va valutata prima che il nuovo prodotto diventi di uso comune.

A tale scopo si effettuano i cosiddetti test di mutagenicità, dai risultati dei quali si stabilisce la concentrazione di quel prodotto che può essere utilizzata senza indurre effetti dannosi. Una pratica diffusa è il test di Ames, che viene eseguito su colture batteriche appartenenti alla specie Salmonella typhimurium. Bisogna comunque tenere conto del fatto che il tipo e la quantità di mutazioni che una sostanza può causare dipendono non solo da questa, ma anche dall’organismo che a essa viene esposto.

Alcune sostanze sembrano avere, al contrario, proprietà antimutagene, cioè la proprietà di impedire che fattori mutageni esercitino sull’organismo i loro effetti negativi. In particolare, recenti studi effettuati sia in vitro, sia in vivo, sembrano confermare che sostanze naturali dotate di proprietà antiossidanti, come il beta-carotene e la vitamina E, possano avere un’azione protettiva nei confronti della fotomutagenesi, ossia dell’azione mutagena di alcune componenti della luce.