Chomsky, Noam
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Chomsky, Noam
2. La teoria chomskiana

Secondo le teorie di Chomsky, che si oppongono alla linguistica strutturalista e funzionalista, il linguaggio è il risultato di una facoltà umana innata basata su una “struttura profonda”; lo scopo della linguistica è quello di descrivere tale struttura, individuando una “grammatica universale” che possa contemplare tutta la gamma delle variazioni linguistiche umanamente possibili. L’analisi di Chomsky prende avvio da frasi semplici, dalle quali è possibile sviluppare, per mezzo di un insieme di regole, centrali o periferiche, una varietà illimitata di combinazioni sintattiche.

L’apporto fondamentale della teoria linguistica chomskiana consiste nell’aver individuato la produzione di enunciati (cioè il fatto di parlare una data lingua) come una serie di processi suscettibili di essere analizzati. Prima di lui, i linguisti si limitavano, nella maggior parte dei casi, ad analizzare questi stessi enunciati sotto i loro diversi aspetti (semantico, sintattico, morfologico o fonologico). L’approccio generativo di Chomsky propone un modello che, partendo da un senso astratto concepito dal locutore (componente semantica), trasforma questo senso in una sequenza di parole (componente lessicale) opportunamente ordinate (componente sintattica) a cui corrisponde infine una pronuncia (componente fonologica). All’interno di ciascuna di queste componenti, ogni elemento subisce delle trasformazioni successive.

Le principali pubblicazioni di Chomsky in materia di linguistica sono: Le strutture della sintassi (1957), Problemi di teoria linguistica (1964), La grammatica generativa trasformazionale (1966), Riflessioni sul linguaggio (1975), La conoscenza del linguaggio (1985), Linguaggio e problemi della conoscenza (1987). In Italia molti dei suoi saggi sono stati tradotti e raccolti nei tre volumi intitolati Saggi linguistici (1969-1970).