| Trova nell'articolo | Tagikistan | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Tagikistan (nome ufficiale Jumhurii Tojikistan, Repubblica del Tagikistan), stato dell’Asia centrale; privo di accesso al mare, confina a nord con il Kirghizistan, a est con la Cina, a sud con l’Afghanistan, a ovest e a nord-ovest con l’Uzbekistan. Ex membro dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), il paese ha partecipato alla fondazione della Comunità degli stati indipendenti (CSI). Lo stato include la provincia autonoma del Gorno-Badahšan, il cui territorio occupa circa il 44,5% della superficie complessiva, che è di 143.100 km². La capitale è Dušanbe.
| 2. | Territorio |
Il territorio del Tagikistan è in prevalenza montuoso; la sezione orientale comprende gran parte del sistema del Pamir, che, con un’altitudine media di 4.000 m, culmina nei 7.495 m del Picco Ismail Samani. I numerosi ghiacciai, di imponenti dimensioni, alimentano molti corsi d’acqua a regime torrentizio sfruttati per la produzione di energia idroelettrica. Le zone pianeggianti sono limitate alla valle di Fergana, attraversata dal fiume Syrdarja e situata nell’estrema sezione settentrionale del paese, e nelle aree sudoccidentali attraversate dagli affluenti del fiume Amudarja, il Kafirnigan, il Vahs e il Pjandz.
| 1. | Clima |
Il clima del paese è di tipo continentale e contraddistinto da escursioni termiche piuttosto accentuate. Le temperature possono raggiungere massime di 48 °C in pianura e minime di -63 °C sugli altipiani. Le temperature medie di luglio si attestano intorno ai 30 °C nelle valli e scendono sotto i 10 °C nelle zone montuose. La temperatura invernale è spesso mitigata da un vento caldo e secco proveniente dalle aree montuose e simile al föhn. Scarsissime le precipitazioni, concentrate soprattutto nel settore occidentale del paese, dove raggiungono una media di 1.600 mm annui.
| 2. | Flora e fauna |
La vegetazione, che varia al mutare dell’altitudine, è di tipo steppico e alpino. Nella steppa di pianura predominano erbe resistenti alla siccità e bassi arbusti; al salire del rilievo appaiono campi di papaveri e tulipani selvatici. I versanti montuosi sono coperti da fitte foreste di conifere, intervallate da praterie; ad altitudini più modeste sono ancora in parte presenti le foreste originarie di castagni.
La fauna è estremamente varia e abbondante. Tra le specie in pericolo d’estinzione il leopardo delle nevi, cacciato per la sua pelliccia, popola l’alta montagna assieme alla pecora e alla capra di montagna. L’aquila reale nidifica ad altitudini elevate. Ad altitudini minori sono invece diffusi l’orso bruno, la lince, il cinghiale e il lupo; tipici della steppa sono il cervo, la volpe e il tasso.
| 3. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Il paese soffre di gravi problemi ambientali quali l’inquinamento industriale, la progressiva salinizzazione del terreno, causata da una eccessiva irrigazione dei campi di cotone, l’inadeguatezza dei servizi igienici e il degrado del suolo per l’uso indiscriminato di pesticidi.
Il governo del Tagikistan ha ratificato accordi internazionali per l’ambiente in materia di biodiversità, cambiamenti climatici, desertificazione, modificazioni ambientali e protezione dell’ozonosfera.
| 3. | Popolazione |
Nel 2008 la popolazione del Tagikistan era di 7.211.884 abitanti, con una densità media di 51 unità per km². I tagiki, che costituiscono circa il 70% della popolazione, sono di origine iraniana e di religione musulmana sunnita. Oltre agli uzbeki – che costituiscono la minoranza più consistente, stanziata prevalentemente nella valle di Fergana – sono presenti minoranze russe, tatare e kirghize. La guerra civile ha allontanato dal paese gruppi consistenti di uzbeki e di russi.
Nel Tagikistan, che è la repubblica meno urbanizzata dell’ex URSS, il 76% della popolazione vive in aree rurali nonostante si sia verificata, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, una discreta crescita urbana favorita dai numerosi immigrati provenienti da altre repubbliche. Oltre alla capitale, Dušanbe, centro di rilievo è Hujand (o Khojand).
| 4. | Economia |
L’economia del paese poggia in prevalenza sull’agricoltura, nonostante solo il 7,6% (2003) del territorio sia coltivabile. Il settore concorre nella misura del 24,8% (2006) alla formazione del PIL e occupa il 46% della popolazione attiva. Oltre al cotone – che, con 159.835 tonnellate prodotte nel 2006, è la coltura principale – si producono frumento, riso, mais, orzo, ortaggi, patate e frutta. Di notevole rilevanza anche il settore dell’allevamento, in special modo di bovini e ovini. Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 2.811 milioni di dollari USA, pari a un PIL di 423,40 dollari USA pro capite.
Il paese vanta notevoli risorse minerarie che, se adeguatamente sfruttate, potrebbero rappresentare una risorsa di grande rilievo. Oltre a giacimenti di carbone, piombo, zinco, petrolio, gas naturale, ferro e antimonio sono presenti riserve d’oro e di argento.
A partire dagli anni Trenta del Novecento il Tagikistan ha assistito a un discreto sviluppo industriale che attualmente include la produzione di acciaio e alluminio nonché di seta e cotone, calzature, fertilizzanti, vino e tabacco. Le possibilità di ottimizzazione del settore idroelettrico sono state ostacolate dalla guerra civile scoppiata nel 1992; il conflitto ha peraltro danneggiato seriamente l’economia locale che ha visto calare la produzione di circa il 35% tra il 1992 e il 1993. In tempi recenti il governo ha introdotto qualche cauta riforma economica di stampo liberista, che ha portato alla liberalizzazione di appena il 5% delle imprese statali. La valuta nazionale è, dal 30 ottobre del 2000, il somoni, che ha sostituito il rublo tagiko.
| 5. | Ordinamento dello stato |
Già repubblica federata dell’Unione Sovietica, il paese è indipendente dal 1991. Nel 1992 scoppiò una guerra civile che si protrasse fino al 1997. In base alla Costituzione del 1994, modificata nel 1999, capo dello stato è il presidente, eletto a suffragio diretto ogni sette anni, che detiene anche il potere esecutivo. Dal 1992 il paese è membro dell’ONU.
Il Parlamento è composto da due camere: l’Assemblea dei rappresentanti (Majlisi Mamoyandogan) di 63 membri, eletti a suffragio universale ogni cinque anni, e l’Assemblea nazionale (Majlisi Milliy) di 33 membri, di cui 25 eletti ogni cinque anni a suffragio universale e 8 nominati dal presidente. Il sistema giudiziario comprende una Corte suprema e una Corte costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente. La pena di morte è stata abolita nel 2005.
| 6. | Storia |
Situata all’incrocio di importanti rotte commerciali, la regione fu a lungo influenzata e dominata dalle potenti civiltà vicine. Abitata prevalentemente da genti del gruppo iranico (il termine “tagiko” non indicava allora, come oggi, un’appartenenza etnica, ma gli arabi in generale e in particolare i mercanti), venne islamizzata nell’VIII secolo e cadde poi sotto il dominio delle dinastie samanidi persiane (IX-X secolo), dei mongoli (XIII secolo), e, nel XVI secolo, del khanato di Buhoro.
| 1. | Il dominio russo |
Passata nel 1868 sotto il controllo russo, la regione venne divisa in due parti: una, quella meridionale, affidata al protettorato di Buhoro, l’altra amministrata direttamente da Mosca. Dopo la rivoluzione bolscevica (1917), il Tagikistan meridionale fu teatro di violente rivolte islamiche, che ne rallentarono l’annessione all’URSS. Centinaia di villaggi e di moschee vennero rasi al suolo dalle truppe bolsceviche, fino a che nel 1921 il Tagikistan divenne parte della Repubblica socialista sovietica autonoma del Turkestan, che comprendeva anche parte degli odierni Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Nel 1924 il paese fu inglobato nella Repubblica socialista sovietica autonoma dell’Uzbekistan, quindi, nel 1929, divenne repubblica costituente dell’URSS.
Negli anni Trenta, la collettivizzazione dell’agricoltura fu contrastata con violente rivolte. Nel dopoguerra la repubblica conobbe l’industrializzazione, incentrata sulla lavorazione dell’alluminio, mentre il territorio agricolo venne destinato, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, pressoché interamente alla coltivazione del cotone. Negli anni Settanta, il centralismo di Mosca suscitò un forte malcontento tra la popolazione islamica e una nuova ondata di rivolte. Verso la metà del decennio, nacque nella clandestinità il Partito della rinascita islamica, diventando il nucleo del nazionalismo tagiko. Nel 1979, nel paese scoppiarono proteste contro l’invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe sovietiche. Più gravi disordini scoppiarono nel 1990, quando nel paese si sparse la voce che a Duanbe sarebbero stati trasferiti profughi armeni.
| 2. | L’indipendenza e la guerra civile |
Nel settembre 1991, in seguito al crollo dell’URSS, il paese si proclamò indipendente, conoscendo un’improvvisa ripresa del fervore religioso islamico, a lungo tenuto a freno, ma anche quella delle divisioni del paese lungo linee tribali. Nel novembre dello stesso, l’elezione alla presidenza del paese di Rakhman Nabiyev, leader del Partito democratico del popolo (l’ex Partito comunista), provocò la reazione delle opposizioni nazionaliste e islamiche; lo scontro culminò nella primavera del 1992 nell’esplosione di una violenta guerra civile. Sostenuta dall’Iran e dalle fazioni tagiche afghane, la guerriglia islamica giunse a prendere il controllo di parti della capitale, ma verso la fine dell’anno venne battuta e costretta a riparare in Afghanistan da una massiccia controffensiva dei filogovernativi appoggiati dalle truppe di Mosca.
Nel novembre del 1994 venne eletto alla presidenza del paese Imamali Rakhmanov, che avviò trattative con le opposizioni sotto l’egida dell’ONU. Nell’aprile 1995 l’opposizione islamica lanciò una grande offensiva militare, respinta anche grazie alle truppe russe; in dicembre i rappresentanti del governo e delle opposizioni armate firmarono un accordo in seguito al quale la guida del paese venne affidata a una commissione di riconciliazione nazionale. L’accordo definitivo, firmato nel giugno del 1997, pose fine alla guerra civile, che aveva causato 30.000 morti e quasi un milione di profughi.
Una parte dell’opposizione non abbandonò tuttavia la guerriglia, continuando a compiere incursioni armate partendo dalle sue basi in Uzbekistan e in Afghanistan. Alla fine del 1997, lo stesso Rakhmanov scampò a un attentato. Alla fine del 1998 i rivoltosi si impadronirono della città di Khojand, nel Nord del paese, che venne liberata poco tempo dopo dalla truppe governative. Per contenere la guerriglia, lungo la frontiera con l’Afghanistan venne schierato un folto contingente di truppe russe. Nelle elezioni presidenziali del novembre 1999 Rakhmanov venne confermato, con il 98% dei voti, alla presidenza del paese. Nelle elezioni legislative del febbraio 2000 il Partito democratico del popolo ottenne una vasta affermazione, ma i risultati vennero contestati dalle opposizioni.
Grazie al sostegno di Mosca, il presidente Rakhmanov poté stabilire uno stretto controllo sulla vita politica del paese. Non riuscì tuttavia a fermare la guerriglia islamista, né a contrastare la diffusione di una criminalità di tipo mafioso, dedita al commercio di armi e di droga, di cui il paese diventò uno dei principali snodi in Asia centrale. Nel 2001 le guerriglia lanciò un’offensiva terroristica nella stessa capitale, uccidendo diversi esponenti politici. Rakhmanov reagì restringendo ulteriormente gli spazi di libertà politica e rafforzando il dispositivo di controllo ai confini con l’Afghanistan; nel contempo, portò il Tagikistan nel cosiddetto “gruppo di Shanghai”, volto a rafforzare la collaborazione militare ed economica in Asia centrale.
Nel 2003 accusato di gravi reati, il leader dell’opposizione islamica legale venne posto agli arresti e in seguito condannato a sedici anni di prigione; nello stesso anno, Rakhmanov ottenne una modifica costituzionale per ricandidarsi per un terzo mandato presidenziale. Nell’ottobre 2004 il governo tagiko rafforzò l’alleanza militare con Mosca, accogliendo nei dintorni della capitale Dušanbe una vera e propria base militare russa.
| 3. | Sviluppi recenti |
Nel dicembre 2004 viene arrestato a Mosca il leader dell’opposizione democratica; rilasciato dalle autorità russe, è rapito e condotto in Tagikistan, dove, nell’ottobre 2005, subisce una condanna a 23 anni di prigione per terrorismo e corruzione. Tra la fine del 2004 e gli inizi del 2005 gli attacchi di Rakhmanov si rivolgono all’interno dello stesso regime; accusati di gravi reati, vengono posti agli arresti il capo della guardia presidenziale e il leader del Partito democratico del popolo. Nel febbraio 2005 il Partito democratico del popolo si aggiudica incontrastato le elezioni legislative (giudicate inadeguate agli standard democratici dagli osservatori internazionali), conquistando 52 dei 63 seggi dell’Assemblea dei rappresentanti. Nel novembre 2006 Rakhmanov si aggiudica le elezioni presidenziali, il cui svolgimento è nuovamente criticato dagli osservatori internazionali.