| Trova nell'articolo | Svizzera | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Svizzera o Confederazione elvetica (nome ufficiale Confédération suisse, Schweizerische Eidgenossenschaft, Confederaziun helvetica, Confederazione Svizzera), stato dell’Europa centrale; privo di sbocco al mare, confina a nord con la Germania, a est con l’Austria e il Liechtenstein, a sud con l’Italia e a ovest con la Francia. Ha una superficie di 41.285 km²; la capitale è Berna.
| 2. | Territorio |
La Svizzera presenta una morfologia montuosa e molto frammentata, con rilievi incisi da numerose vallate spesso prive di vie di comunicazione a causa dell’asperità del territorio. Questo può essere diviso in tre regioni fisiche: la regione alpina, il Mittelland (o Altopiano svizzero) e la catena del Giura.
I rilievi delle Alpi, caratterizzati da vette frastagliate e gole scoscese, occupano circa il 60% della superficie del paese; l’imponente catena si snoda nel sud del paese e viene tradizionalmente suddivisa in una sezione settentrionale e una meridionale. Alla sezione alpina settentrionale, situata a nord del solco formato dalle valli del Rodano e del Reno, appartengono le Alpi Bernesi, che culminano nella vetta del Finsteraarhorn (4.274 m), le Alpi di Glarona e le Alpi di Uri. Nelle Alpi Bernesi si trova l’Aletsch, il più esteso dei ghiacciai alpini.
La sezione alpina meridionale comprende le Alpi Pennine o Vallesi, dove si elevano le cime più alte della Svizzera, tra cui la Punta Dufour (4.634 m), appartenente al massiccio del Monte Rosa, e il Cervino (4.478 m); le Alpi Pennine sono delimitate a ovest dal passo del Gran San Bernardo e a est dal Passo del Sempione. Sul versante nordorientale delle Alpi Pennine si erge il massiccio del Monte Bianco, una piccola parte del quale è situato in suolo svizzero. Fanno inoltre parte della sezione alpina meridionale le Alpi Lepontine, che dominano il Canton Ticino e includono il valico del San Gottardo. Collegate alle Alpi Lepontine dal Passo dello Spluga sono infine le Alpi Retiche, nel cantone dei Grigioni, culminanti nel massiccio Bernina.
Nella parte centrale del paese, tra le Alpi e il Giura, si estende il Mittelland, successione di solchi vallivi, colline e pianure compresa tra il lago di Ginevra e il lago di Costanza che si è soliti indicare con il nome di Altopiano Svizzero. Quest’area, che si estende per circa 200 km e occupa circa il 30% del territorio del paese, ha un’altezza media di 400 m e si innalza a nord-ovest nella catena del Giura. I monti del Giura, più bassi e meno imponenti rispetto alle Alpi, corrono paralleli alla valle dell’Aare e segnano il confine francese per proseguire poi in Germania. Il Giura franco-svizzero, che occupa all’incirca il 10% del territorio, si estende per circa 300 km e culmina nella vetta del Mont Tendre (1.680 m).
| 1. | Idrografia |
La maggiore rete idrografica svizzera è costituita dal corso del Reno e dai suoi tributari, il cui bacino drena circa il 60% del territorio svizzero. Navigabili solo per brevi tratti sono gli altri maggiori fiumi della Svizzera: il Rodano, il Ticino e l’Inn, che scorre nella valle dell’Engadina. L’unico fiume che scorre interamente in territorio svizzero è l’Aare. Tra le imponenti cascate di corsi d’acqua in territorio svizzero si ricordano quelle di Sciaffusa e Staubbach. Di origine glaciale sono i numerosi laghi che connotano la bellezza paesaggistica del paese: il lago di Ginevra, il lago di Costanza, il lago di Lugano, il Lago Maggiore, il lago di Neuchâtel, di Lucerna, di Zurigo e, infine, i laghi di Brienz e di Thun.
| 2. | Clima |
Nella zona dell’Altopiano e nelle valli, la Svizzera gode di un clima temperato, influenzato nelle diverse regioni dall’azione mitigatrice dei numerosi laghi. Tra i 400 e i 600 m le temperature medie annue si aggirano attorno agli 8 °C. Il Canton Ticino presenta inverni miti ed estati alquanto calde (a Lugano la temperatura media annua è di circa 12 °C). Nelle regioni alpine – umide e fredde le sezioni delle Alpi settentrionali, più calde e soleggiate quelle meridionali – la temperatura media scende a -2 °C (Gran San Bernardo). Per quanto riguarda le precipitazioni, sull’altopiano e nelle valli la media annua è di circa 900 mm; questa aumenta considerevolmente nelle regioni montuose (2.000-3.000 mm annui) dove, nei mesi invernali, si verificano abbondanti nevicate. Caratterizzate dalla presenza di numerosi ghiacciai, le cime dei rilievi al di sopra dei 2.700 m sono ricoperte da nevi perenni. La bise, un vento freddo proveniente da nord-est, tipico dei mesi invernali, si alterna in estate al föhn, caldo e secco, che soffia da sud e causa improvvisi innalzamenti della temperatura.
| 3. | Flora e fauna |
La Svizzera presenta una vegetazione di tipo mediterraneo-alpino: viti e alberi da frutto – castagni, noci, meli, peri, ciliegi – crescono nelle valli più basse e nell’altopiano fino ai 600 m di altezza; fitti boschi coprono circa un terzo del territorio, soprattutto oltre i 600 m di altitudine. Specie decidue quali faggi, aceri e querce costituiscono la vegetazione prevalente fino ai 1300 m, oltre ai quali crescono conifere, specialmente pini e abeti. I pascoli alpini sono presenti oltre i 2.000 m. La presenza di microclimi nei pressi dei laghi rende possibile la presenza di piante e alberi di tipo mediterraneo quali le magnolie e i mandorli. Alle massime altitudini si incontra una flora di tipo alpino con le caratteristiche stelle alpine, anemoni e muschi. Le regioni alpine e i boschi sono popolati dal camoscio, dal cervo, dal capriolo, dalla marmotta, dallo scoiattolo, dal tasso e dalla volpe; presenti numerosissime specie di uccelli, tra cui l’aquila; nei corsi d’acqua e nei torrenti elvetici vivono la trota e il salmone.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
La Svizzera è un paese particolarmente attento alle problematiche legate all’ambiente. La legislazione elvetica da tempo è impegnata nella conservazione del proprio patrimonio boschivo, faunistico e floreale: le prime riserve di caccia vennero istituite nel 1875 e al 1914 risale l’istituzione del Parco nazionale dell’Engadina (o Parco nazionale svizzero), uno dei primi parchi nazionali d’Europa. I problemi ambientali che la Svizzera si trova ad affrontare derivano in gran parte dal continuo deterioramento dei sistemi naturali generati dall’incontrollata espansione urbanistica e dallo sviluppo turistico e industriale. Tra i principali danni all’ambiente vi sono quelli causati alle foreste dalle piogge acide, la distruzione dei sistemi fluviali conseguenti alla costruzione di dighe per gli impianti idroelettrici, l’inquinamento da composti chimici per uso agricolo quali i nitrati e l’inquinamento atmosferico determinato prevalentemente dall’accresciuto traffico automobilistico. Grazie a standard molto severi sulle emissioni degli autoveicoli e al divieto di usare benzina con piombo e CFC (clorofluorocarburi), la qualità dell’aria negli ultimi anni è sensibilmente migliorata. Anche il programma nazionale di trattamento delle acque di scarico è molto efficiente.
Le principali normative svizzere sull’ambiente sono emanate dal governo federale, sebbene le aree protette siano di norma gestite dai singoli cantoni. Organizzazioni non governative, quali la Lega svizzera per la protezione della natura, giocano un ruolo importante nello studio delle politiche ambientali e nella gestione delle aree protette.
Il 30,5% (2005) del territorio svizzero è coperto da foreste. In totale, le aree protette assommano al 28,7% (2004) del paese. Alcuni biomi delle zone umide, quali gli acquitrini, le paludi e le riserve per gli uccelli acquatici migratori, sono oggetto di attente politiche di protezione ambientale. Sono stati designati otto siti nel quadro della Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide e una riserva della biosfera che fa parte del programma UNESCO MAB (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera). Nove siti sono stati dichiarati riserve biogenetiche dal Consiglio d’Europa.
In Svizzera il 54,3% dell’elettricità è generato da centrali idroelettriche; il resto viene prodotto da 5 centrali nucleari. Nei primi anni Novanta del Novecento, grazie a numerose iniziative della società civile svizzera, il governo ha dovuto interrompere lo sviluppo del programma nucleare.
A livello internazionale, la Svizzera ha ratificato il Trattato Antartico e il Trattato per il Legname Tropicale del 1983 oltre ad accordi relativi alla biodiversità, al cambiamento del clima, alle specie in via d’estinzione, alle modificazioni dell’ambiente, ai rifiuti tossici e nocivi, allo scarico dei rifiuti in mare, all’abolizione dei test nucleari, alla protezione dell’ozonosfera, all’inquinamento di origine navale e alla salvaguardia delle balene. A livello locale, la Svizzera partecipa con i paesi vicini ad accordi sulla protezione del delicato ambiente delle Alpi.
| 3. | Popolazione |
La Svizzera ha una popolazione di 7.554.661 abitanti (2007) con una densità media piuttosto elevata: 190 persone per km². Il 68% degli abitanti (2005) risiede in centri urbani, perlopiù di piccole dimensioni. La popolazione rurale ammonta al 32%. Il Mittelland e le fasce prealpine raccolgono la maggior parte della popolazione e delle attività economiche.
Gli abitanti di origine straniera presenti nel territorio svizzero costituiscono circa il 15% della popolazione totale; il consistente flusso migratorio, iniziato nei primi decenni del XX secolo per far fronte al bisogno di manodopera determinato dallo straordinario sviluppo economico del paese, ha coinvolto prevalentemente stranieri provenienti dai paesi dell’Unione Europea. Nettamente predominante è la presenza di immigrati italiani. Di rilievo il numero di lavoratori frontalieri (circa 154.000 nel 1994). La composizione della popolazione, prevalentemente di ceppo germanico, è definita attraverso la lingua parlata dalle diverse comunità: tedesca, francese, italiana e romancia.
| 1. | Lingua e religione |
Le lingue ufficiali della Svizzera sono il tedesco (parlato da circa il 65% della popolazione), il francese (18%) e l’italiano (10%); il romancio, lingua neolatina (vedi Lingue ladine), è parlato solo dall’1% degli abitanti del paese, limitatamente al cantone dei Grigioni, dove è lingua ufficiale. Diffuso è altresì lo Schwyzertutsch, dialetto tedesco parlato in Svizzera che differisce sensibilmente dai dialetti parlati in Germania. Gli abitanti dei cantoni della Svizzera centrale e nordorientale sono prevalentemente germanofoni; in maggioranza francofoni sono gli abitanti dei cantoni occidentali e sudoccidentali; i ticinesi e gli abitanti di alcune valli situate ai confini con l’Italia sono per lo più italofoni. I cantoni di Berna, Friburgo e del Vallese sono bilingue (tedesco e francese), mentre solo il cantone dei Grigioni è trilingue (tedesco, romancio, italiano).
L’eterogeneità linguistica ed etnografica si riflette anche in ambito religioso, dove attualmente prevalgono i cattolici (46% circa), concentrati prevalentemente nel Canton Ticino e nei cantoni francofoni, e i protestanti (40%), in netta prevalenza nella svizzera tedesca; musulmani ed ebrei rappresentano esigue minoranze (rispettivamente il 2,2 e lo 0,3%). In Svizzera, la pratica religiosa è inseparabile dalla storia della Riforma protestante (vedi Huldrych Zwingli e vedi Giovanni Calvino). Il protestantesimo, che nel 1960 era professato dal 52,7% della popolazione, ha registrato negli ultimi decenni un forte calo anche a causa del crescente numero di immigrati provenienti da paesi di religione cattolica (italiani, francesi e portoghesi).
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione primaria è obbligatoria e gratuita a partire dai 6 anni e ha una durata variabile nei diversi cantoni: otto nei cantoni di lingua tedesca, nove in quelli di lingua francese e sette in quelli di lingua italiana. La Costituzione svizzera attribuisce ai cantoni l’insegnamento primario, a cui sono destinati fondi statali, e al governo federale quello secondario; nelle scuole, oltre alla lingua propria del cantone, sono insegnate anche le altre lingue ufficiali dello stato. Nel 1995 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era pari al 99%.
La Svizzera, il cui sistema educativo ha fortemente subito l’impronta di filosofi, pedagogisti e psicologi quali Jean-Jacques Rousseau, Johann Pestalozzi e Jean Piaget, vanta università di prestigio mondiale, alcune delle quali risalenti al Medioevo. Tra i più rinomati istituti universitari della Confederazione elvetica vi sono l’Università di Basilea (fondata nel 1460), l’Università di Ginevra (1599), di Losanna (1537), di Zurigo (1833) e di Friburgo (1889), l’Istituto federale di tecnologia di Zurigo (1855) e quello di Losanna (1853).
Il paese possiede una lunga tradizione teatrale e musicale per le quali sono stati costruiti edifici prestigiosi quali lo Stadttheater di Basilea e di Berna, il Grand Théâtre di Ginevra, il Théâtre de la Comédie, sempre a Ginevra, il Théâtre Municipal di Losanna e l’Opernhaus di Zurigo, teatro lirico molto rinomato. Tra le numerose biblioteche si ricordano la biblioteca di San Gallo e la biblioteca di Berna. I principali istituti museali del paese sono il Museo nazionale svizzero e il Museo Rietberg a Zurigo, il Kunstmuseum di Basilea e il Kunstmuseum di Berna.
Nel paese si sono sviluppate diverse letterature, in relazione alla lingua utilizzata e alla tradizione culturale di riferimento: possiamo dunque parlare di letteratura di lingua tedesca, francese e italiana. Per approfondimenti, vedi Letteratura svizzera e Letteratura tedesca.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
La Svizzera è una confederazione di 23 stati, o cantoni (francese canton, tedesco Kanton), tre dei quali suddivisi in due semicantoni: Appenzell (suddiviso nei semicantoni Appenzello Esterno e Appenzello Interno); Argovia; Basilea (suddiviso nei semicantoni di Basilea Campagna e Basilea Città); Berna; Friburgo; Ginevra; Giura; Glarona; Grigioni; Lucerna; Neuchâtel; San Gallo; Schwyz; Sciaffusa; Solothurn; Ticino; Turgovia; Unterwalden (suddiviso nei semicantoni di Nidwalden e Obwalden); Uri; Vallese; Vaud; Zug e Zurigo.
Oltre a Berna, capitale federale con funzioni politico-amministrative, altri centri urbani importanti sono Zurigo, la città più popolata ma anche la capitale industriale della Confederazione; Basilea, centro commerciale rinomato per i settori chimico e tessile; Ginevra, centro culturale, finanziario e manifatturiero; Losanna, importante polo culturale della svizzera francese. Altri centri maggiori, capitali dei cantoni cui hanno dato nome, sono Friburgo, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Sciaffusa. Bellinzona, Chiasso, Locarno e Lugano sono i principali centri del Canton Ticino. Tra le più rinomate stazioni climatiche e invernali si ricordano Andermatt, Montreux, Davos, Sankt Moritz e Zermatt.
| 5. | Economia |
La Svizzera è un paese altamente industrializzato e presenta uno dei più elevati standard di vita al mondo: nel 2005 il prodotto interno lordo era infatti di 367.029 milioni di dollari USA, pari a 49.351,10 dollari pro capite. Commercio, servizi (inclusi quelli di carattere bancario e finanziario) e turismo rappresentano i settori trainanti dell’economia, che nel 2003 occupavano il 72% della popolazione attiva del paese; seguono l’industria (il 24% della forza lavoro), l’agricoltura e la silvicoltura (il 4%). Nel 2004 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 4,3%.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
Disponendo di un territorio poco favorevole all’agricoltura (le superfici coltivate corrispondono solo al 10,8%), la Svizzera è autosufficiente solo per la produzione di frumento e carne, mentre deve ricorrere a ingenti importazioni per gli altri generi alimentari. I prodotti principali, perlopiù coltivati in appezzamenti agricoli di piccole dimensioni, sono barbabietole da zucchero, grano, orzo, patate, mele e uva. L’allevamento, in particolare di bovini, è un’importante risorsa del paese (prati e pascoli coprono circa il 30% della superficie totale) dove si allevano anche suini, ovini, cavalli e animali da cortile. Rilevanti per l’economia elvetica sono la produzione di latte e formaggi.
| 2. | Risorse forestali, energetiche e minerarie |
Discreta è la produzione di legname (circa 5.044.061 m³ all’anno), utilizzato soprattutto per l’edilizia e la fabbricazione della carta, recentemente diminuita a causa dell’inquinamento che ha danneggiato il 35% del patrimonio forestale del paese. La principale fonte di energia è costituita dai numerosi impianti idroelettrici, che forniscono il 54,3% dell'energia prodotta, e da 5 centrali nucleari. Le risorse minerarie sono di modesta entità: esse comprendono granito, pietra calcarea, sale e, in misura inferiore, ferro e manganese.
| 3. | Industria |
Il settore manifatturiero è dominato dai comparti meccanico e chimico-farmaceutico. Il paese produce macchinari di precisione, parti meccaniche, prodotti farmaceutici, orologi. L’industria orologiera svizzera, sviluppata soprattutto nel Giura e a Ginevra, è celebre nel mondo dal XVIII secolo e registra un’esportazione di circa 28 milioni di orologi all’anno. Rilevanti sono inoltre i comparti tessile (cotonifici e setifici), dell’abbigliamento, chimico, della raffinazione dei metalli, della produzione della carta, alimentare e dolciario (in particolare del cioccolato, la cui fabbricazione raggiunge le 100.000 tonnellate annue). Particolarmente apprezzati sono i prodotti dell’artigianato svizzero come carillon, pizzi, merletti e oggetti di legno intagliato.
| 4. | Commercio e finanza |
L’unità monetaria è il franco svizzero, suddiviso in 100 centesimi, emesso dalla Banca Nazionale Svizzera. La Svizzera è uno dei più importanti centri finanziari a livello internazionale, particolarmente apprezzato per la stabilità economica e politica del paese e per la segretezza con cui sono tradizionalmente trattate le transazioni bancarie (segretezza recentemente soggetta a restrizioni in seguito a fatti che ne hanno messo in evidenza alcune derive, quali il riciclaggio di denaro di dubbia provenienza). Il sistema bancario elvetico è uno dei più sviluppati al mondo; le numerose banche (circa 500, il 20% delle quali di proprietà straniera) costituiscono una delle principali risorse economiche del paese; le due maggiori banche sono il Credito Svizzero e l’Ubs-Sbs. Vedi anche Sistema Bancario Internazionale. Oltre a ospitare numerosi istituti di credito, Zurigo è sede di una delle Borse valori più importanti d’Europa e il maggiore centro per il commercio dell’oro. Anche Ginevra e Basilea sono sede di borse valori.
Nel 2004 il volume delle importazioni svizzere fu di 111.603 milioni di dollari, quello delle esportazioni di 118.527 milioni di dollari. Tra i principali prodotti di importazione vi sono macchinari, petrolio greggio e raffinato, metalli preziosi, prodotti alimentari, ferro, acciaio e prodotti chimici; le esportazioni comprendono soprattutto prodotti farmaceutici, chimici, tessili, orologi e metalli preziosi. Particolarmente attivi sono gli scambi con Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. Il deficit dato dal volume delle importazioni è bilanciato dalle entrate derivanti dai redditi dei capitali svizzeri investiti in tutto il mondo, dal flusso costante di capitali stranieri e dal turismo, che negli ultimi anni ha rappresentato la più importante fonte di valuta straniera e di occupazione (7,23 milioni di arrivi nel 2005).
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
La rete ferroviaria svizzera di estende per circa 5.175 km, in parte amministrati dallo Stato e in parte dai cantoni; la rete stradale è lunga 71.220 km, di cui 1.600 km circa sono autostrade. Tra i tunnel stradali e ferroviari che permettono di superare i valichi alpini, il tunnel del San Gottardo e il tunnel del Sempione, la galleria ferroviaria più lunga d’Europa. Nel 1994 un dibattuto referendum (molto criticato da parte dei governi degli altri stati europei) ha stabilito che a partire dall’anno 2004 sarà vietato l’accesso alla rete stradale svizzera ai mezzi di trasporto pesanti, che dovranno essere caricati su treni appositamente predisposti, al fine di preservare l’ambiente dall’inquinamento atmosferico e acustico.
I voli interni e internazionali sono garantiti dalla Swissair, la compagnia di bandiera gestita in parte dal governo federale e dai cantoni e in parte da azionisti privati. Benché il paese non abbia sbocchi sul mare, la marina mercantile svizzera, creata con decreto del governo federale nel 1941, è dotata di navi e di imbarcazioni che operano da porti stranieri e dal porto di Basilea sul Reno.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Indipendente dagli inizi del XVI secolo, la Svizzera è uno dei più antichi stati europei. La nuova Costituzione adottata nel 1999 ha confermato la struttura federale dello stato.
| 1. | Potere esecutivo |
Il governo svizzero è costituito dai sette membri del Consiglio federale (Bundesrat/Conseil Fédéral), eletti con un mandato di quattro anni dall’Assemblea federale. A capo del Consiglio federale vi è un cancelliere. Il presidente della confederazione rimane in carica per un solo anno.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo compete all’Assemblea federale (Bundesversammlung/Assemblée fédérale), formata da due camere. Il Consiglio nazionale (Nationalrat/Conseil national) è composto da 200 membri eletti con sistema proporzionale per quattro anni; il Consiglio degli stati (Ständerat/Conseil des états) riunisce 46 deputati eletti a suffragio universale (due per cantone), in carica per quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
L’ordinamento giudiziario, influenzato dal diritto consuetudinario, prevede una Corte suprema federale, con sede a Losanna, i cui giudici sono eletti dal Parlamento per sei anni. La pena di morte è stata abolita nel 1942 per i reati ordinari e completamente nel 1992.
| 4. | Istituzioni periferiche |
La Svizzera è una confederazione di 23 stati, o cantoni, tre dei quali suddivisi in due semicantoni; ciascun cantone è dotato di un consiglio legislativo e di un governo propri.
| 5. | Difesa |
Storicamente neutrale, la Svizzera non appartiene a nessuna organizzazione internazionale di difesa; il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contano 4.300 addetti (2004).
| 6. | Forze politiche |
Le maggiori forze politiche del paese sono il Partito socialista; il Partito liberal-radicale; e il Partito democratico-cristiano popolare (Christlich-demokratische Volkspartei der Schweiz, CVP). Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando, fino a diventare il primo partito nel 2007, una forza politica dai tratti xenofobi e antieuropeisti, l’Unione democratica di centro.
| 7. | Storia |
Anticamente popolato dagli elvezi (di origine celtica) a occidente e dai reti (celto-illirici) a oriente, il territorio corrispondente all’attuale Svizzera fu conquistato nel I secolo a.C. da Giulio Cesare e chiamato Elvetia. Dopo la dissoluzione dell’impero romano, si stanziarono nella regione popolazioni di alemanni e burgundi.
| 1. | Il Medioevo |
Nel VI secolo i franchi occuparono l’Elvetia, introducendo la loro cultura e favorendo una capillare diffusione del cristianesimo. In seguito alla disgregazione dell’impero carolingio (metà del IX secolo), gran parte del territorio entrò a far parte del ducato di Alamannia (vedi Svevia), uno dei grandi stati feudali del regno di Germania, mentre la parte sudoccidentale fu incorporata al regno di Borgogna. Nel 1032 le due parti vennero riunificate sotto Corrado II.
| 2. | La lotta per l’indipendenza |
Nel 1291, dopo che Rodolfo I, imperatore della dinastia degli Asburgo, cercò di imporre l’autorità imperiale minacciando le tradizionali libertà di cui godeva il paese, i cosiddetti tre cantoni della foresta, Uri, Schwyz e Unterwalden, situati nei pressi del lago di Lucerna, costituirono una lega per la reciproca difesa. Nel corso del XIV secolo anche i cantoni di Zurigo, Glarona, Berna, Lucerna e Zug si unirono alla lega seguiti, nel XV secolo, da Friburgo e Soletta: nel 1474, la vittoria sugli Asburgo, alleati con i francesi, accrebbe la forza della confederazione svizzera che divenne direttamente dipendente dall’impero.
Nel 1499 fu sconfitto il tentativo di Massimiliano I di restaurare il potere imperiale; con il trattato di Basilea siglato nel settembre del 1499 veniva riconosciuta l’indipendenza della Svizzera. Nel 1513 Appenzello, Sciaffusa e Basilea si unirono alla confederazione. Nel corso delle guerre d’Italia agli inizi del XVI secolo la Svizzera, alleata con il papato contro la Francia, conquistò il Ducato di Milano, ma fu sconfitta dalla Francia nella battaglia di Marignano (1515). Nel 1536 Berna si impossessò di Losanna e di altri territori appartenuti al Ducato di Savoia.
| 3. | La Riforma protestante |
La Riforma protestante iniziò a diffondersi in Svizzera nel 1518, quando il pastore Huldrych Zwingli denunciò pubblicamente la vendita di indulgenze da parte dei ministri della Chiesa cattolica romana. Successivamente, sotto la guida dello stesso Zwingli, la città di Zurigo si ribellò all’autorità cattolica e aderì alla Riforma che, sostenuta dalla classe mercantile, rinforzò il sentimento di indipendenza della città sia dalla Chiesa cattolica sia dall’impero. I principi riformisti si diffusero anche in altre città, come Basilea e Berna, ma incontrarono la resistenza della cattolica Svizzera centrale; il conflitto tra cantoni cattolici e riformisti si risolse con la sconfitta degli ultimi nella battaglia di Kappel (1531), che provocò la divisione della federazione.
Nel 1536 Ginevra, dove si era appena insediato il teologo francese Giovanni Calvino, si ribellò al Ducato di Savoia, rifiutandosi di riconoscere l’autorità del vescovo cattolico, e dal 1541 al 1564 divenne la roccaforte del protestantesimo calvinista. Pur mantenendo una posizione di neutralità durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648), la Svizzera riuscì a ottenere il riconoscimento internazionale di stato indipendente in base alla pace di Vestfalia del 1648.
| 4. | L’unificazione |
Alla fine del XVIII secolo i principi della Rivoluzione francese si diffusero anche in Svizzera, causando vasti sommovimenti rivoluzionari. Nel 1798 la confederazione fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte, che la denominò Repubblica Elvetica e impose una Costituzione scritta che, al pari dell’occupazione, fu profondamente osteggiata dagli svizzeri. Nel 1803, Napoleone ritirò le truppe di occupazione e in base all’Atto di mediazione garantì una nuova Costituzione, approvata dalla stessa popolazione locale, che diede al paese un’effettiva struttura federale.
Il congresso di Vienna, nel 1815, riconobbe la neutralità del paese e il territorio svizzero fu esteso fino a includere 22 cantoni; l’attuale cantone di Neuchâtel rimase possesso del re di Prussia fino al 1857 e da allora i confini del paese sono rimasti immutati. Nel paese, tuttavia, permanevano contrasti tra i sostenitori di una maggiore o minore autonomia cantonale e tra aree cattoliche e protestanti; nel 1847 i cantoni cattolici formarono una lega, il Sonderbund, subito dichiarata contraria alla Costituzione da parte del governo federale; il rifiuto della lega di sciogliersi provocò una breve guerra civile. La sconfitta del Sonderbund portò a una nuova Costituzione (1848) che aumentò il potere del governo federale; sulla base della Costituzione successivamente approvata (1874) la Svizzera divenne uno stato federale.
Verso la fine del XIX secolo iniziò il grande sviluppo economico della federazione. Fedele alla sua politica di neutralità, il paese non partecipò alla prima guerra mondiale; tuttavia il conflitto mise in evidenza la divisione culturale e linguistica del paese, e mentre la popolazione di lingua tedesca sostenne gli imperi centrali, quella di lingua francese e italiana sostenne gli Alleati.
La Svizzera conservò la sua neutralità anche durante la seconda guerra mondiale; in seguito, per tener fede alla sua neutralità, non aderì all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma solo alle sue agenzie specializzate.
| 5. | Una nazione neutrale |
In virtù della tradizionale posizione di neutralità, la Svizzera diventò sede di numerose organizzazioni e incontri internazionali; qui venne fondata nel 1863 la Croce Rossa Internazionale e, al termine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni. Nel 1948 la Svizzera si unì all’Organizzazione europea per la cooperazione economica, fu membro fondatore dell’Associazione europea di libero scambio nel 1959 e nel 1963 aderì al Consiglio d’Europa. Nel 1992 fece richiesta per la partecipazione alla Comunità Europea (ora denominata Unione Europea), in seguito ritirata per conservare la tradizionale posizione di neutralità.
| 6. | Politica interna |
Nel febbraio del 1971 le donne ottennero il diritto di voto per le elezioni federali. Un emendamento sull’eguaglianza dei diritti tra i sessi fu approvato da un referendum nel 1981; un altro referendum (1985) garantì alle donne l’eguaglianza legale nel matrimonio. Nel corso degli anni Ottanta i cittadini svizzeri furono chiamati a esprimersi in materia di servizio militare (1984), aborto e contraccezione (1985), partecipazione alle Nazioni Unite (1986), immigrazione e asilo politico (1987), abolizione dell’esercito (1989). Nel 1989 le numerose manifestazioni per una maggiore sicurezza in materia di energia nucleare, seguite al disastro di Černobyl, portarono alla sospensione della costruzione di un sesto impianto nucleare.
Dopo aver permesso l’accesso agli archivi delle sue banche, al fine di accertare la provenienza del denaro ed eventuali impieghi illeciti, nel 1992 la Svizzera aderì alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale. Gli anni Novanta registrarono comunque una profonda crisi economica alla quale si aggiunse la difficoltà di trovare un nuovo ruolo internazionale dopo la fine della Guerra Fredda.
| 7. | Polemiche internazionali |
A partire dal 1995 il paese si ritrovò inoltre al centro di un imbarazzante e lacerante dibattito sull’effettivo ruolo svolto, durante la seconda guerra mondiale, dal suo potente sistema bancario, accusato di aver sostenuto finanziariamente il regime nazista tedesco e di aver trattenuto ingenti somme appartenute alle vittime del nazismo. In seguito a pressioni internazionali – in particolare quelle del governo statunitense e delle organizzazioni ebraiche che minacciarono il boicottaggio del sistema bancario e finanziario svizzero – il governo elvetico accettò di mettere a disposizione degli studiosi gli archivi necessari a far luce sulle vicende; nel 1998 l’Unione di banche svizzere (UBS) e il Congresso mondiale ebraico raggiunsero un primo accordo sui risarcimenti alle vittime della Shoah titolari di conti bancari in Svizzera. Il dibattito proseguì negli anni seguenti per le nuove accuse giunte dalla commissione di esperti, che individuarono precise responsabilità delle autorità dell’epoca nell’aver favorito la politica di sterminio nazista, limitando l’accoglienza degli ebrei.
Il 1998 si aprì all’insegna del rinnovamento, passo necessario per migliorare l’immagine interna e internazionale: furono approvate nuove norme legislative per facilitare la trasparenza bancaria e venne eletta alla presidenza Ruth Dreifuss, socialista di religione ebraica e prima donna a ricoprire questa carica nella storia della Confederazione. L’anno seguente un referendum approvò la nuova Costituzione che modificava quella del 1884; ma già le elezioni dell’ottobre 1999 mostrarono un’inversione di tendenza con la vittoria dell’Unione democratica di centro (UDC), partito antieuropeista e xenofobo, espressione di una crescente ostilità nei confronti dell’immigrazione e soprattutto del consistente arrivo di profughi provenienti dai paesi balcanici e dalla Turchia.
| 8. | Ingresso nell’ONU e contrasti con l’UE |
Il 2001 vide il fallimento del referendum indetto per favorire l’adesione del paese all’Unione Europea. Il 2002 fu invece l’anno dell’apertura verso l’esterno, con l’adesione della Svizzera alle Nazioni Unite e l’entrata in vigore di accordi bilaterali con alcuni paesi dell’Unione Europea, volti a facilitare la libera circolazione dei cittadini. Nello stesso anno fu votata da oltre il 70% degli svizzeri una legge in favore dell’interruzione volontaria della gravidanza e, nonostante il persistere di una difficile congiuntura economica, iniziò la sua attività la nuova compagnia aerea nazionale, la Swiss, in sostituzione della fallita Swissair. Motivo di orgoglio sportivo fu poi la vittoria della Coppa America, conquistata dal team della barca a vela Alinghi nel marzo del 2003.
Nel 2005, tra la Svizzera e l’Unione Europea sorsero contrasti sui vantaggi fiscali che il paese accordava alle imprese europee, che secondo Bruxelles costituivano veri e propri “aiuti di stato” contravvenendo agli accordi sottoscritti l’anno precedente. In seguito alle forti pressioni europee, il governo svizzero accettò di rivedere il sistema fiscale federale. La questione fu oggetto di una polemica nel 2006, quando i cantoni di Sciaffusa e Obwalden adottarono leggi fiscali ancor più favorevoli alle imprese straniere, che furono tuttavia bocciate da una sentenza della Corte federale nel 2007.
Nel giugno 2005 gli svizzeri approvarono con il 54,6% dei voti la partecipazione del paese agli accordi di Schengen e di Dublino. Forte fu tuttavia il consenso raccolto dall’Unione di centro di Cristoph Blocher, ostile all’approfondimento delle relazioni bilaterali con l’Unione Europea. Il referendum portò nuovamente alla luce la crisi del sistema istituzionale basato sul consenso tra tutte le forze, da molti ritenuto ormai inadatto ad assicurare coerenza e stabilità all’azione politica federale, soprattutto in materia di politica estera ed economica. Blocher ottenne la rivincita nel settembre 2006, quando un referendum approvò le restrizioni in materia d’immigrazione e d’asilo.
| 9. | Sviluppi recenti |
Nelle elezioni di ottobre 2007 trionfa l’Unione di centro di Cristoph Blocher, che si aggiudica il 29% dei voti distaccando di molti punti il Partito socialista, il Partito liberal-radicale e il Partito democratico-cristiano. A dicembre, la mancata conferma di Blocher al ministero della Giustizia provoca un terremoto politico e l’uscita dell’Unione di centro dal Consiglio federale.