Adriano, Publio Elio
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Adriano, Publio Elio
2. La fine dell’espansionismo e la difesa dei confini

Adriano ricevette dal suo predecessore un impero enormemente esteso, la cui difesa, soprattutto per quanto riguardava le aree più periferiche, era militarmente assai difficile ed economicamente troppo dispendiosa. Preferì dunque rinunciare alle fresche conquiste di Traiano in Oriente (Mesopotamia, Siria) e rendere nuovamente l’Armenia un regno vassallo, tornando così alla situazione dei tempi di Nerone. Anche in Britannia in seguito a una sconfitta militare (122), arretrò il confine della provincia romana, fortificandolo con il celebre vallo cosiddetto “di Adriano”; simili forme di consolidamento dei confini avvennero anche lungo il limes renano e quello danubiano.

L’imperatore aveva dunque posto un freno all’espansionismo traianeo, preoccupandosi soprattutto di rendere sicuri i domini romani, ma anche di accrescere il ruolo delle province nell’ambito della vita dell’impero. Infatti Adriano non solo favorì le carriere politiche e amministrative dell’aristocrazia e dei ceti medi provinciali, ma volle egli stesso viaggiare e risiedere in molte località dell’impero, ove fece costruire splendidi monumenti e imponenti opere pubbliche: particolarmente lunghi i suoi soggiorni ad Atene (ove visse per più di due anni, dal 125 al 127) e nelle province orientali.

Considerato principe dall’indole pacifica, seppe tuttavia intervenire con energia in casi di pericolo: sedò infatti con durezza una rivolta di ebrei (132-135) che erano insorti contro le limitazioni religiose loro imposte, e trasformò la Giudea nella provincia di Siria e Palestina.